Art Nouveau: l’arte di Alphonse Mucha in mostra a Roma

11/04/2016 di Simone Di Dato

"Occorre che l'arte penetri dappertutto, che porti nel più umile oggetto il suo marchio e il suo fascino, orni tutte le forme materiali dell'esistenza... Occorre che... dalle cornici di un quadro a un braccialetto, dalla sedia al tappeto ogni cosa porti un'impronta e un sorriso d'arte"

Occorre che l’arte penetri dappertutto, che porti nel più umile oggetto il suo marchio e il suo fascino, orni tutte le forme materiali dell’esistenza… Occorre che… dalle cornici di un quadro a un braccialetto, dalla sedia al tappeto ogni cosa porti un’impronta e un sorriso d’arte“. Bastano queste righe, scritte sulla rivista “Arte Decorativa e Moderna” nel 1902, per sintetizzare l’essenza e lo spirito dei nuovi concetti estetici dell’Art Nouveau, quel movimento artistico che investe l’architettura, le arti figurative, e le arti applicate all’industria in tutta Europa e oltreoceano dall’ultimo decennio dell’Ottocento. Quello che di primo acchito potrebbe sembrare un unico grande mantello dai caratteri unificanti, è in realtà il termine attribuito per estensione a strade e modalità diverse tra loro, concetti estetici profondamente radicati in situazioni piuttosto complesse, un momento corale che assume denominazioni e particolarità locali. E’ Free Style (stile libero) in Gran Bretagna e Stati Uniti, Sezession (separazione) in Austria-Ungheria, Jugendstil (stile giovane) in Germania, Style Jòven in Spagna, Liberty o Stile Floreale in Italia: “modernismi” locali che trovano nella volontà di rottura col passato e nuovi propositi di sperimentazione, il comune denominatore.

Mucha-Sarah-Bernhardt
Alphonse Mucha, Sarah Bernhardt – La princesse lointaine, 1896.

Oltre che con i risultati di estrema originalità in campo architettonico e con quelli nella libera creazione dell’artigianato, l'”arte nuova” si afferma, complice l’avanzata della civiltà industriale del corso del XIX secolo, nello sviluppo dell’arte del manifesto, che riesce a raggiungere una sua precisa maturità linguistica e una certa autonomia. “Il cartellone illustrato – cita “Emporium” nel 1896 – è un’umile forma d’arte, che anche nella sua gloria effimera, poiché il sole lo scolora, la pioggia lo inzuppa e lo macula, il vento lo lacera, corrisponde mirabilmente all’intensità febbrile dell’esistenza vorticosa delle nostre grandi città, alla mutabilità assidua ed all’instancabile sete di nuovo delle anime nostre“. Toulouse-Lautrec, Aubrey Beardsley,  Thomas Theodore Heine e Marcello Dudovich sono solo alcune delle personalità che si dedicheranno a quest’arte “popolare e brillante”, ma chi per primo riuscirà a sviluppare una vera e propria tipologia ornamentale, uno stile unico e riconoscibile, adattabile a una grande varietà di contesti, sarà Alphonse Mucha.

Alla sua copiosa produzione e alla sua inconfondibile firma il Complesso del Vittoriano dedicherà un’importante retrospettiva, che ripercorre l’intero percorso creativo dell’artista, riconosciuto ancora oggi come uno dei maggiori esponenti dell’Art Nouveau. Curata da Tomoko Sato, la mostra proporrà 200 opere tra dipinti, manifesti, disegni, opere decorative, gioielli e arredi. Attraverso le sei sezioni del percorso (Un boemo a Parigi; Lartefice dello Stile Mucha; Un cosmopolita; Il mistico; Il patriota e Lartista-filosofo) sarà possibile ammirare la maniera estremamente raffinata di Mucha nel rappresentare le nitide linee delle sue figure, quasi sempre femminili. Pose seducenti, abiti dal taglio neoclassico, motivi floreali che formano cornici geometriche: sono i dettagli delle più belle composizioni e  delle disposizioni tipografiche più innovative.

Presenti in mostra dipinti come Self-portrait del 1899 e France Embraces Bohemia del 1918, importanti manifesti quali Poster for Gismonda del 1894 e Sarah Bernhardt as La Princesse Lointaine del 1896 e disegni (tra cui gli studi per By force towards freedom, with love towards unity! del 1910-1911 e per The Age of Wisdom del 1936-1938). L’esposizione, sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano e con il patrocinio della Regione Lazio, è organizzata e prodotta da Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Mucha e sarà visitabile fino all’11 settembre.

Info:
Alphonse Mucha
15 aprile – 11 settembre
Roma, Complesso del Vittoriano – Ala Brasini
Info e prenotazioni
T. +39 06 8715111

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus