Arresto Mantovani: dolori lombardi e nazionali per FI e Lega

13/10/2015 di Edoardo O. Canavese

Il vicepresidente lombardo Mantovani finisce in manette. Trema il potere lombardo, nuovamente scosso dall’insano connubio malapolitica-sanità; tremano anche i leader nazionali, Berlusconi e Salvini, spaventati da uno scandalo che può avere ripercussioni nazionali.

Lombardia

Come se a Milano si fosse provata invidia per i dolori romani, oggi le cronache giudiziarie tornano ad occuparsi di Lombardia e dell’arresto del vicepresidente della regione, Mario Mantovani. Uomo potente, Mantovani, numero due di Maroni ma soprattutto ex assessore alla Salute ed ex sottosegretario alle infrastrutture durante il quarto governo Berlusconi. Sindaco del comune natale, Arconate, dal 2001, deve alla nomina di Rosa Berlusconi quale cittadina onoraria l’inizio di una ferrea amicizia con l’ex Cavaliere, che ne fa il suo console nella Lombardia verde Lega di Maroni. Sono sanità ed gru, i pilastri su cui Mantovani ha costruito la propria carriera imprenditoriale, fondando una società di costruzione e gestione di case di riposo per anziani, e quella politica. Pilastri che oggi mostrano crepe tali da far crollare il sistema politico lombardo.

Abuso d’ufficio turbativa d’asta, corruzione, concussione. Questi i reati di cui dovrà rispondere Mantovani davanti alla Procura di Milano, tanto gravi da giustificare l’arresto preventivo. Il vicepresidente lombardo non è stato l’unico a finire sotto la lente d’ingrandimento della magistratura meneghina; tra i tanti compaiono il capo del gabinetto all’assessorato alla Salute Di Capua, arrestato, e l’assessore all’Economia della regione Massimo Garavaglia, due nomi intorno ai quali in caso-Mantovani rischia di avere conseguenze significative sulla giunta Maroni. Perché se da un lato la politica lombarda torna a mostrare il lato oscuro nella gestione della sanità, dall’altro la rete di malaffare intessuta intorno al vicepresidente della regione potrebbe minare la posizione del presidente ed avere eco nazionale alla vigilia delle amministrative della primavera 2016.

I fatti. Garavaglia avrebbe chiesto a Mantovani e al suo gabinetto quando assessore alla Salute di intervenire sull’Asl Milano 1 per annullare la gara, da oltre 11 milioni di euro, per la gestione del trasporto dei malati dializzati, alla quale non avevano potuto partecipare associazioni locali per norme e requisiti stringenti. Di qui la pronta risposta di Mantovani, che metteva a disposizione di Garavaglia il fido Di Capua. Un sistema che sarebbe stato riprodotto in altre occasioni, e che riguarderebbe anche i lavori di ristrutturazione delle scuole comunali ivi comprese quelle di Arconate. Quali vantaggi per il vicepresidente lombardo? Per ora si indaga su ristrutturazioni ad immobili di proprietà di Mantovani e trattamenti di favore riservate a società a lui riconducibili. L’arresto di Mantovani ha ovvie ripercussioni politiche. Azzera il potere berlusconiano in Lombardia e scuote la leadership di Maroni (creando qualche grattacapo a Salvini).

S’è detto di Mantovani che è fedelissimo di Berlusconi. Di più, è vero e proprio uomo di garanzia per l’ex Cavaliere in seno ad una regione balcanizzata dalla Lega Nord dopo le dimissioni di Formigoni. Per questo è stato scelto come coordinatore regionale di Forza Italia e Maroni se l’è visto imposto quale suo vice e capo dell’assessorato più importante. Un impegno quello di Mantovani per l’ex Cavaliere che lo aveva portato all’organizzazione della claque pro Silvio durante il processo Ruby nel 2011. Oggi, nel momento di massima debolezza del leader di FI, non avrà a disposizione la stessa macchina propagandistica da lui stesso ingegnata in passato, e non potrà contare sul sostegno di Maroni. Il quale, forse fiutando l’imminente tempesta, aveva licenziato Mantovani dall’assessorato alla Salute già a settembre, quando questi non votò la riforma della sanità lombarda.

L’arresto di Mantovani significa anche il coinvolgimento di Garavaglia, indagato. In regione viene definito il braccio destro di Maroni, e la sua posizione nella presente inchiesta ha preoccupato abbastanza la Lega da rendere necessario un confronto tra il presidente della regione e Salvini. Al di là di quanto emergerà dalle indagini, l’affaire Mantovani getta ombre sul modello leghista lombardo, quello delle scope, della pulizia promessa da Maroni. Dall’amministrazione Formigoni non pare che l’insano rapporto politica-sanità sia stato risolto, ma anzi il nuovo bubbone esplode in corrispondenza con la caduta di Marino, e una nuova insorgenza antipolitica cavalcata anche da Salvini. Il coinvolgimento di camicie verdi nell’inchiesta appesantisce anche il ruolo della Lega sulle comunali di Milano, rispetto alle quali l’intero centrodestra punta molto: Berlusconi per sopravvivere, Salvini per lanciarsi leader nazionale.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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