Catturato Miguel Angel Trevino Morales, capo dei Los Zetas

18/07/2013 di Luca Tritto

Alle origini del cartello della droga più violento del Messico

Los Zetas, arrestato Miguel Angel Trevino Morales

Quando le autorità degli Stati Uniti d’America mettono una taglia di 5 milioni di dollari su un criminale, significa che si parla di un soggetto estremamente pericoloso. E Miguel Angel Trevino Morales lo è di sicuro, senza bisogno di presentazioni. Meglio noto come Z-40, il superboss del Cartello dei Los Zetas è stato catturato dalle forze speciali messicane nel cuore del suo territorio, a Nueva Laredo, al confine con il Texas. A bordo della sua auto sono stati ritrovati 2 milioni di dollari in contanti, oltre a otto pistole. È un grande colpo per l’amministrazione del Presidente Enrique Pena Nieto, il quale aveva promesso una lotta più decisa contro lo strapotere dei narcotrafficanti. Ma chi è il comandante Trevino Morales? Chi sono questi famigerati Los Zetas? Andiamo alle origini, per capire il presente.

Miguel Angel Trevino Morales
Miguel Angel Trevino Morales, leader dei Los Zetas

Dall’unione… – Il primo vero re del narcotraffico messicano è sicuramente  Miguel Angel Felix Gallardo, alias “El Padrino”, ex membro delle Forze dell’Ordine passato dall’altra sponda. Con i suoi contatti e la sua esperienza, fondò il Cartello del Golfo, una maxi organizzazione criminale dedita al traffico di eroina, marijuana e cocaina. Sono i ruggenti anni 80, gli anni della Miami in stile Scarface. Gli anni dei potenti Cartelli colombiani, di Pablo Escobar. E proprio con loro El Padrino stringe accordi per il trasporto della coca attraverso il confine con gli USA. Dopo qualche tempo, i rapporti di forza cambiano. I colombiani accusano l’offensiva dello Stato. Gallardo decide così di non farsi più pagare in contanti, ma di ricevere come pagamento una parte della droga, organizzando lo spaccio nel suo territorio ed espandendosi autonomamente negli States. Diventa potentissimo. Talmente potente da comandare a bacchetta polizia e politici, da essere appoggiato dai Servizi Segreti messicani e, a quanto pare, dalla CIA. Come mai? Perché il suo cartello appoggiava materialmente i guerriglieri dei Contras, i controrivoluzionari in Nicaragua in opposizione al regime Sandinista al potere, tanto inviso agli americani. Nel frattempo, però, la Drug Enforcement Administration aveva infiltrato un suo agente, Enrique Camarena, il quale divenne uomo di fiducia del Padrino. Scoperto, fu torturato e ucciso. Nel 1989, finalmente, le autorità mettono le mani su Gallardo, ponendo fine alla sua carriera criminale.

…alla guerra – Prima di essere arrestato, Gallardo sancì una divisione dei territori e dei mercati, in modo tale da permettere ai narcos messicani di sopravvivere alla sua cattura. I suoi nipoti si misero a capo del Cartello di Tijuana, la nipote andò nel Cartello di Sinaloa capeggiato da Joaquin Gùzman, Sonora e Ciudad Juarez divennero indipendenti. Guadalajara rimase sotto il suo dominio. Purtroppo, quando ci sono troppi capi alla pari, prima o poi qualcuno vuole primeggiare sugli altri. È l’inizio di una guerra. Una guerra estremamente violenta, sadica, contro i nemici e contro lo Stato. I cartelli di Sinaloa e Ciudad Juarez entrano in conflitto. Nel primo emerge la figura di Gùzman, detto “El Chapo”. Sparatorie, sequestri, torture, teste mozzate diventano un marchio di fabbrica. Lo Stato resta a guardare mentre Ciudad Juarez, nel 2009, viene ribattezzata “Murder City”, con la sua media di 9 morti al giorno. Le fosse comuni raccoglieranno migliaia di cadaveri decapitati. Intere zone vengono poste sotto il controllo assoluto dei cartelli. Alla lunga, il Cartello di Sinaloa ha “conquistato” Ciudad Juarez, aumentando la sua influenza in altre guerre, soprattutto contro gli Zetas.

Los Zetas – La peculiarità di questo gruppo è che non nasce come cartello della droga, bensì come braccio armato di quello del Golfo. Composto inizialmente da ex soldati del Grupo Aeromòvil de Fuerzas Especiales, può contare su una esperienza tattica e militare senza eguali, oltre ad una spietatezza aberrante. Il fondatore, Arturo Guzmàn Decena, diede un’impronta paramilitare all’organizzazione, distinguendosi nella protezione e nelle guerre a favore del Cartello del Golfo. Il suo successore, Heriberto “Lazca” Lazcano, fu ucciso in un conflitto a fuoco con l’esercito nel 2012. Il suo cadavere venne rubato dall’obitorio e non si sa che fine abbia fatto. Infine, arriva Z-40, Trevino Morales. Nel frattempo, gli Zetas decidono di rendersi autonomi e dedicarsi al traffico di cocaina. Lo scontro con quelli del Golfo diventa una carneficina. Contro di loro si mettono anche quelli di Sinaloa. L’escalation di violenza non ha paragoni. Gli Zetas lasciano i cadaveri mutilati ai bordi delle strade come monito, o impiccano gli avversari sotto i ponti, in modo da mostrare a tutti che fine fa chi va contro di loro. Uccidono tutti, senza pietà. Politici e poliziotti o si comprano o si eliminano. Trevino Morales, in questo, è un campione di crudeltà. Ha inventato la tecnica del barbecue. Le persone vengono infilate in bidoni di benzina e bruciati. Nessuno ha il coraggio di parlare. Una coppia di giornalisti ha visto i propri figli sequestrati e uccisi. I morti si contano a migliaia.

La controffensiva dello Stato – Il precedente Capo di Stato messicano, Felipe Calderón Hinojosa, aveva deciso di impiegare l’esercito per combattere i narcos. In questo modo, si è avuta una recrudescenza degli scontri come in una vera e propria guerra civile. Messa sul piano militare ed in mano all’esercito, la lotta si è evoluta in carneficine e sparatorie. Invece, l’attuale Presidente Pena Nieto ha deciso di cambiare tattica. Ha incaricato il Ministero dell’Interno di occuparsi dei narcos attraverso il lavoro di indagine al fine di riaffermare la giustizia anche nei tribunali. Un cambio di rotta che spiazza i cartelli. Se prima dovevano guardarsi solo dalle pattuglie in assetto di guerra, ora devono stare attenti anche alle attività investigative pure.

Questo arresto ha sicuramente colpito al cuore il gruppo degli Zetas. Tuttavia, la forza e il controllo del territorio non vengono intaccati. Al massimo, si avrà un avvicendamento ai vertici. Resta da vedere se sarà pacifico o no, anche se la struttura militare e la gerarchia, vera caratteristica del gruppo, potrebbe aver ragione delle spinte autoritarie. E neanche il potere nelle relazioni sembra subire danni. Gli Zetas, infatti, sono gli interlocutori privilegiati dell’organizzazione che detiene il monopolio mondiale del traffico di cocaina: la ‘Ndrangheta calabrese. I Coluccio e gli Aquino di Gioiosa Jonica, i clan sanlucoti e della locride hanno rapporti strettissimi con i messicani. Sono i fornitori di materia prima, la quale arriverà in Europa e in Canada e Nordamerica attraverso le ‘ndrine. A quei livelli, spesso, la forza non è l’unico mezzo di contrasto. Tuttavia, il colpo ha fatto male, privando il Cartello di una guida ferma e sicura. Bisognerà vedere cosa accadrà nei prossimi mesi, soprattutto se qualcuno vorrà approfittare del vuoto di potere.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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