Arrestato Graziano Mesina, il re del sequestro di persona

12/06/2013 di Luca Tritto

L’ex primula rossa del banditismo sardo torna in carcere

Graziano Mesina

Alla fine sembra esserci ricascato. Graziano Mesina, alias “Gratzianeddu”,  il Re del Supramonte, vero simbolo del banditismo sardo, è stato arrestato dai Carabinieri ad Orgosolo, nel suo regno, la Barbagia. Insieme a lui sono coinvolte altre 25 persone, accusate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsioni, furti e altro. Progettavano anche un sequestro di persona, la vera specialità di Mesina.

Tra sequestri ed evasioni – Per chi non lo conoscesse, Gratzianeddu è una vera icona della criminalità sarda, magari meno famosa delle altre organizzazioni criminali italiane, ma sicuramente molto pericolosa. Una criminalità agro-pastorale, nata con il furto delle pecore, fin quando non si capì quanto fosse più redditizio sequestrare le persone. Mesina nasce e vive nella Barbagia, una terra bellissima ma altrettanto difficile, chiusa nelle sue tradizioni e nella sua cultura. “Male non fare, paura non avere”, recita una norma del codice barbaricino. La storia del bandito nasce alla fine degli anni 50, quando inizia una faida contro una famiglia di pastori per sgarbi legati al loro lavoro. Arrestato numerose volte, riesce spesso ad evadere dai carceri in cui è rinchiuso. In tutto, tenterà 22 evasioni, di cui 10 riuscite. Datosi alla macchia, Mesina negli anni 60 diventa il re del Supramonte, dedicandosi ai sequestri di persona, la vera attività di punta del banditismo sardo. Insieme all’ex legionario Miguel Atienza, infiammò quegli anni con le sue imprese. Un criminale da copertina, capace di far innamorare numerose donne.

Il sequestro Kassam e la grazia – Dopo uno scontro a fuoco con i Baschi Blu, inviati in Sardegna per reprimere il banditismo, costato la vita ad Atienza, Mesina fu catturato nel 1968 dalla polizia. Incarcerato, riuscì ad evadere e a ritornare alla vecchia vita. Arrestato di nuovo a Vigevano, in compagnia di una ragazza, nel 1984, rimase in carcere fino al 1992, anno in cui ottenne la libertà condizionale, trasferendosi ad Asti. Nel frattempo, in Sardegna viene sequestrato il piccolo Farouk Kassam. Un sequestro molto seguito dai media. Mesina, usufruendo di un permesso speciale, fu incaricato di mediare la liberazione, effettivamente avvenuta. Tuttavia, il ruolo svolto a Mesina fu oggetto di imbarazzo, fin quando l’ex bandito non dichiarò che la Polizia aveva pagato il riscatto. Successivamente furono ritrovate armi da guerra nella sua casa ad Asti, motivo per il quale gli fu revocata la libertà. Gratzianeddu ha sempre visto questo episodio come una ritorsione dei Servizi Segreti, a seguito del suo coinvolgimento nel sequestro del giovane ismaelita. Nel 2003 inoltra la richiesta di grazia all’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il quale la concesse nel 2004, a condizione di non ricevere condanne nei successivi 10 anni.

Il ritorno a casa e il nuovo arresto – Nella natìa Orgosolo, l’ormai 62enne Mesina lavorò come guida turistica nei luoghi delle sue imprese, la Barbagia e il Supramonte. Sembrava una persona diversa. Sembrava, appunto. Perché l’ordinanza dei Carabinieri per la quale ora è in galera, è frutto di un’indagine durata 5 anni. In combutta con una ‘ndrina calabrese, il bandito aveva messo su una banda dedita al traffico di eroina, cocaina e marijuana, alle estorsioni e ai furti, per non parlare del progetto di un sequestro di persona, non ascrivile, comunque, come reato. Una evoluzione criminale, si direbbe. Del resto, secondo gli analisti, i soldi dei sequestri di persona del banditismo sardo furono in parte investiti in questi traffici, sebbene la criminalità sarda non ha mai avuto strutture permanenti o organizzate. Ora, per Mesina, la situazione è gravissima. In caso di condanna entro il 2014, secondo i termini di concessione della grazia, ne perderebbe il beneficio, tornando ad essere ergastolano per le precedenti condanne accumulate in 50 anni di crimini. A 71 anni magari ci si può chiedere cosa possa spingere un uomo a commettere tali reati. Per capire, bisognerebbe conoscere il personaggio Graziano Mesina.

Oltre la storia personale, ciò che emerge dalle indagini è l’esistenza di connessioni tra organizzazioni criminali diverse, una assoluta novità per la Sardegna. Grazie al proprio spessore criminale, Mesina ha potuto avviare i rapporti con i calabresi per l’acquisto di stupefacenti. Inoltre, in questi mesi la Regione ha protestato per la volontà del governo di inviare i boss mafiosi ergastolani nei carceri isolani, per paura di eventuale contatti con la criminalità locale, o di attività di riciclaggio nel settore turistico, il fiore all’occhiello dell’economia regionale. Una veduta d’insieme, potrebbe dimostrare come in Sardegna, sebbene la stagione del banditismo sia finita, l’emergenza criminalità non va assolutamente sottovalutata.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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