Arlecchino con specchio. Pablo Picasso e Napoli

03/10/2016 di Simone Di Dato

Napoli ha ospitato, negli scorsi mesi, uno dei dipinti più amati e popolari del pittore spagnolo, appartenente alla serie dei grandi "Arlecchini seduti" del 1923. Un rapporto, quello tra il pittore spagnolo e la città partenopea, molto profondo.

Arlecchino con specchio

Dopo una breve permanenza presso le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale e culturale di Intesa Sanpaolo a Napoli, lo splendido “Arlecchino con specchio” (Arlequin au miroir), capolavoro di Pablo Picasso (1881-1973) ha fatto ritorno a casa, tra le sale del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. Per tre mesi la tela è stata protagonista del secondo appuntamento de L’Ospite Illustre, la rassegna inaugurata dal Ritratto d’uomo di Antonello da Messina, che si propone di presentare al pubblico delle Gallerie d’Italia frequenti esposizioni di opere di grande rilievo, attraverso scambi e collaborazioni tra collezioni prestigiose, musei o chiese. Presenze, quella di Antonello e Picasso, che hanno rivelato il privilegiato legame con la città, la sua storia artistica e culturale.

Picasso, Arlecchino
Picasso, Arlecchino con specchio, 1923.

Per l’occasione Napoli ha ospitato uno dei dipinti più amati e popolari del pittore spagnolo, appartenente alla serie dei grandi “Arlecchini seduti” del 1923, periodo in cui Picasso afferma un rinnovato interesse per la figura e la tradizione classica cara al movimento del “ritorno all’ordine”. Dopo un viaggio in Italia nel 1917, l’artista ritorna a interessarsi all’universo della Commedia dell’Arte, a saltimbanchi e girovaghi, quei personaggi del circo che avevano caratterizzato gli inizi della sua carriera, durante gli anni della celebre “fase blu e rosa”. Vicino ai temi cari alla pittura dell’Ottocento francese, tra Gerome, Meissonier, Manet, Cezanne, Toulouse-Lautrec e i pagliacci tristi di Daumier, Picasso dipinge l’Arlecchino pensoso, oggi al Metropolitan Museum di New York, I Giocolieri della National Gallery di Washington e l’Arlecchino al caffè della collezione Payson, soggetti tormentati ed emarginati come simbolo tanto della natura dell’artista quanto del disagio esistenziale dell’uomo moderno.

Arlecchino seduto
Picasso, Arlecchino seduto, 1923.

Ma a differenza di questi, l’Arlecchino con specchio emerge per scelte artistiche piuttosto originali. Se fino ad allora i soggetti della serie hanno le sembianze del pittore spagnolo Jacinto Salvadó e portano costumi a scacchi tipici della popolare maschera, questa volta Picasso, scartando l’idea di un autoritratto, porta in scena una particolare contaminazione iconografica. Nelle vicinanze di una finestra che affaccia su un cielo azzurro dove appare presumibilmente una tenda bianca, l’arlecchino è ritratto in primo piano, seduto, nell’atto di sistemarsi il cappello con la mano sinistra. Nella destra uno specchio per guardarsi, gli occhi teneri e malinconici. Di fatto a ricordare il personaggio è solo il cappello, mentre l’abito, senza le tipiche losanghe colorate di Arlecchino, è il classico costume con calzamaglia di un acrobata, a tinta unita con ricami bianchi. Il volto invece richiama senza dubbi al cerone di Pierrot, nel suo sguardo triste e malinconico, altra maschera molto cara a Picasso.

Picasso, Arlecchino pensoso, 1901.
Picasso, Arlecchino pensoso, 1901.

La presenza a Napoli di quest’opera non è stata casuale. La bellezza di quest’immagine, come metafora della vita stessa, è il prodotto del confronto di Picasso con le antiche pitture romane di Pompei, ma anche con la tradizione iconografica della figura di Pulcinella, tema condiviso con altri importanti interpreti della Commedia dell’Arte, quali Gino Severini e André Derain. Era il 1920 infatti, quando l’artista andaluso si occupò delle scene e dei costumi per il balletto Pulcinella di Igor Stravinskij. Stampe della maschera e delle collezioni relative al teatro napoletano, saranno la più importante ispirazione, per costumi e scenografia, dell’artista spagnolo.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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