L’ Argentina volta pagina anche sul default

11/02/2016 di Alessandro Mauri

La questione del default tecnico dell’ Argentina sembra essersi risolta positivamente per molti investitori, con l’accordo che garantisce il pagamento dei detentori dei cosiddetti tango-bond. Una svolta fortemente voluta dal nuovo governo Macri.

Argentina

Il default tecnico – La vicenda era scoppiata nell’estate del 2014, quando il giudice americano Thomas Griesa aveva bloccato il pagamento di oltre 500 milioni di dollari agli obbligazionisti che avevano accettato la ristrutturazione del debito. Secondo la discussa sentenza infatti, l’ Argentina avrebbe dovuto pagare in via prioritaria quegli investitori (tra cui numerosi hedge funds) che non avevano accettato la ristrutturazione, e a cui quindi sarebbe spettato il rimborso integrale. Questa ordinanza aveva di fatto posto l’ Argentina in default tecnico, dal momento che non aveva pagato parte dei suoi debiti, e aveva scatenato una guerra tra i fondi speculativi e il governo argentino, allora guidato da Cristina Kirchner.

Tuttavia, la svolta politica che ha vissuto l’ Argentina, con la vittoria alle recenti elezioni del Presidente Macri, ha avuto conseguenze positive anche sulla vicenda dei cosiddetti “Tango bond”. Già in campagna elettorale infatti il neo Presidente si era impegnato a risolvere la controversia, che pesavo enormemente sulla credibilità internazionale dell’ Argentina, e che inoltre rischiava di uscirne sconfitta, con la prospettiva di dover pagare decine di miliardi di dollari agli investitori americani: una spesa difficilmente sostenibile per il governo di Buenos Aires.

La proposta di accordo – L’ Argentina ha proposto una soluzione che pare assolutamente ragionevole, accettando di pagare 6,5 miliardi di dollari per chiudere il contenzioso legale con i fondi speculativi americani. Due su sei hanno già accettato l’offerta, che rappresenta comunque un haircut del 25% sui quasi 10 miliardi di euro chiesti originariamente dagli investitori. mette sul tavolo 6,5 miliardi di dollari per chiudere la battaglia legale con gli hedge fund americani. Se anche i restanti fondi accetteranno, prospettiva tutt’altro che improbabile, l’ Argentina potrà inoltre tornare ad approvvigionarsi sui mercati finanziari, che potrebbe essere un punto di svolta per rilanciare un’economia mai completamente ripresasi dai due fallimenti di inizio millennio.

I risparmiatori italiani – La notizia della proposta di accordo con i fondi americani segue di qualche giorno l’accordo raggiunto con i rappresentanti dei risparmiatori italiani, che vedranno quindi restituirsi i propri risparmi. Secondo quanto riferito infatti, coloro che hanno investito in bond argentini prima del 2001 (anno del primo fallimento), saranno rimborsati con il 150% del capitale investito, che corrisponde ad un rendimento superiore al 2,5% per il periodo di contenzioso, tra il 2001 e il 2015. Si tratta dei 50 mila investitori italiani che non avevano accettato il concambio avvenuto proprio nel 2001, e che invece era stato accettato, a fronte di una netta perdita di capitale, da altri 450 mila investitori italiani. L’accordo dovrà essere ora approvato dal parlamento dell’ Argentina, ma non sembrano esserci grandi ostacoli all’orizzonte.

L’accordo raggiunto tra l’ Argentina e i suoi creditori rappresenta una svolta importante nei rapporti tra il paese sudamericano e il resto del mondo, con particolare riferimento all’affidabilità percepita dai mercati finanziari. E’ inoltre la dimostrazione che la risoluzione di problemi economici, anche molto importanti, può essere gestita da una politica seria e accorta. L’inutile scontro ideologico portato avanti dalla Kirchner, unito alle scellerate politiche economiche del suo governo, avevano portato ad un pericoloso isolamento dell’ Argentina, in un momento in cui le condizioni del Paese non lo consigliavano. L’ascesa di Mauricio Macri, grazie alla sua pragmaticità sulla questione, potrebbe permettere all’ Argentina di riguadagnare un posto di rilievo nei giochi economici del Continente Sudamericano, a patto anche di intraprendere un cammino di riforme a tutto campo.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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