Ardito Desio, l’audacia italiana in Libia

23/02/2013 di Matteo Anastasi

La ricerca di petrolio in Libia risale alla prima metà degli anni Trenta ed è in buona parte merito della tenacia di un caparbio viaggiatore ed esploratore, il cui nome – Ardito – ben ne rappresenta l’audacia.

Nato a Palmanova nel 1897, aveva fatto la Grande guerra nel corpo degli alpini, studiato scienze naturali a Firenze e fondato l’Istituto di Geologia dell’Università di Milano. Avrebbe potuto accontentarsi di una luminosa carriera accademica con qualche interessante ricerca sul campo. Ma era totalmente incapace di star fermo. Piccolo, magro, con un viso ovale dominato da un importante naso aquilino, diceva agli amici di esser nato per viaggiare, navigare, scoprire. Organizzò una quindicina di spedizioni scientifiche e fu il primo a metter piede sulla cima del K2, la seconda vetta del mondo. Decenni dopo, nel 1920, fece erigere una piramide d’acciaio, alluminio e vetro, la riempì di strumentazioni scientifiche e la collocò sotto la cima dell’Everest, a quota 5050 metri. Quando il Rotary di Milano lo festeggiò al Circolo della Stampa verso la metà degli anni Novanta, era ancora assolutamente capace di raccontare le sue avventure con passione e fantasia. Perì nel dicembre del 2001, alla veneranda età di 104 anni.

Il suo primo viaggio nella Libia italiana giunse nel 1926. Fece i rilevamenti necessari per la pubblicazione di una grande carta geologica del Paese, scovò importanti riserve di acciaio e, nel 1932, scoprì giacimenti di potassio nell’oasi di Marada. Fu quella la circostanza in cui constatò la presenza del petrolio. Ne informò Mussolini, che gli commissionò ulteriori ricerche per conto dell’Agip. Preparò un programma triennale di scavi che fruttarono qualche modesto campione di petrolio. Il sopraggiungere della guerra interruppe le operazioni.

Dopo la fine del conflitto, l’Italia sperò di conservare almeno una parte delle terre libiche, ma gli Alleati si accordarono per la creazione di un regno che sorse nel dicembre 1951 sotto la guida di Muhammad Idris al-Mahdi, leader dei Senussi. In un recente studio storico su Enrico Mattei, Giovanni Buccianti sostiene che la politica libica della Gran Bretagna, dopo la fine della guerra, fu largamente ispirata da considerazioni petrolifere. Non è da escludere, anzi. Ma occorre ricordare che il petrolio trovato da Desio era al di sotto dei duemila metri e, con i mezzi di allora, difficilmente utilizzabile. La situazione mutò solo quando la grande industria petrolifera a stelle e strisce perfezionò tecniche di perforazione che consentivano di scendere a maggiori profondità. Il greggio libico divenne una risorsa per il Paese africano, quindi, soltanto nel giugno 1959, quando l’americana Esso confermò la presenza di importanti giacimenti a Zeltan, in Cirenaica, regione dove Desio aveva fatto le sue prime scoperte. La produzione cominciò nei mesi seguenti, sulla base di contratti fifty-fity che assicuravano al governo di Tripoli il 50 per cento dei profitti, e crebbe rapidamente ed esponenzialmente: 900.000 tonnellate nel 1961, 40,9 milioni nel 1964, 58,5 nel 1965, 72,3 nel 1966. L’Italia attualmente ne compra parecchio – circa 500.000 barili al giorno – perché presenta, soprattutto per noi, almeno due notevoli vantaggi, uno ecologico, uno logistico: ha un basso tenore di zolfo ed è vicino alle nostre coste. Sarebbe stato utile, specialmente per Mussolini, disporne quando eravamo ancora in Libia. Ma le condizioni per l’estrazione allora non esistevano, e ogni rimpianto sarebbe quindi fuori luogo. All’indomito Desio rimasero, insieme all’onore della prima scoperta, due bottiglie di liquido oleoso che conservò a lungo, gelosamente, nel suo studio.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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