Arcipelago del mondo antico. Mimmo Jodice in mostra a Modena

15/09/2014 di Simone Di Dato

La mostra alla Fondazione Fotografica di Modena punta sulle magiche visioni, gli squilibri e le suggestive rovine del fotografo napoletano

Mimmo Jodice, Arcipelago del Mondo Antico
Mimmo Jodice
Peplophoros – Cuma, 1991

Nessuno meglio di Mimmo Jodice conosce i dettagli antropici più in contrasto con la contemporaneità. Il primo è quel tempo sospeso e immutabile che nasce dalla ricerca di radici profonde e quasi sempre legate ai temi del mare e dell’antico. Quel mare immobile e intenso che si unisce alla memoria di una classicità eroica e mai sbiadita. Ed è infatti nella sua Napoli “profondamente triste e dolente”, che Jodice ricompone la forza antropologica di una città in cui l’archeologia si fa paesaggio antico per eccellenza, il teatro ideale per guardare ad un passato silenzioso ma pur sempre vivo. Sì, perché i lavori del fotografo partenopeo trovano nello sguardo uno degli elementi essenziali per riscoprire inquietudine, stupore e ricerca del bello.

Mimmo Jodice
Amazzone Ferita, 1992

Per il prossimo autunno Fondazione Fotografia Modena punta sulle magiche visioni, gli squilibri e le suggestive rovine di Mimmo Jodice, presentando una nuova personale in cui l’autore propone la sua originale interpretazione della storia antica, frutto di quell’indagine decennale, costruita giorno dopo giorno, fotografia dopo fotografia. Attraverso un percorso di cinquanta opere fotografiche, di cui molte inedite, la mostra offre al pubblico un’iconografia intima, struggente e totale della civiltà del mare nostrum. Quello modenese presso il Foto Boario sarà un vero e proprio viaggio attraverso statue, templi, antichi miti e audaci eroi di un passato che è ancora capace di dialogare misteriosamente e con senso estatico col presente .

Instancabile protagonista del dibattito culturale tra le avanguardie della fine degli anni sessanta, Jodice è diventato uno dei più grandi nomi della fotografia contemporanea, grazie ad una formazione segnata dall’incontro di artisti come Warhol, Beuys, De Dominicis, Lewitt e Kounellis solo per citarne alcuni, e ad una costante apertura verso nuove idee e sperimentazioni. Ma soprattutto grazie al sodalizio con la moglie Angela, vera chiave del lavoro del fotografo e di una poetica mai casuale. “La fotografia – non a caso sostiene Jodice – nasce dalla mente, altro che essere al posto giusto nel momento giusto! Ogni vera fotografia parte da un’idea, sedimenta nella testa, si nutre di pensiero, di domande, di ansia creativa. Essere fotografo è una dimensione della mente.”

Mimmo Jodice
Guerriero da Cartagine, 1994

Il risultato è un universo fatto di paesaggi interiori, densi di poesia metafisica, purezza dello sguardo e sentimento. L’impronta di una mente sognante e visionaria, che non trascura le tensioni e le angosce che legano la natura alle vicende umane.

Con le fotografie di questa personale, Jodice respinge l’idea romantica di nostalgia, per lasciare spazio ad un messaggio più pratico e ben preciso: ristabilire un contatto con il mondo antico, per avvicinarsi ai nobili frammenti della memoria e non perdere le tracce delle linee del tempo.

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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