L’ Arabia Saudita e l’emancipazione dal petrolio

10/05/2016 di Alessandro Mauri

L'Arabia Saudita rilancia l'ambizioso piano per ridurre la propria dipendenza dal petrolio con un massiccio rimpasto di governo

Il cambio al vertice del ministero dell’Energia in Arabia Saudita non sembra lasciar presagire grandi rivoluzioni sulla produzione e sul prezzo del petrolio. Tuttavia sul medio termine la politica economica di Riad potrebbe cambiare.

Rimpasto di governo – Negli ultimi giorni l’Arabia Saudita è stata protagonista di un profondo riassetto del governo, con cambi ai vertici di molti dicasteri chiave da un punto di vista economico: Acqua, Trasporti, Commercio, Affari Sociali, Salute e Pellegrinaggio. Ma il cambiamento più rilevante riguarda il ministero dell’Energia, dell’Industria e delle Risorse minerarie, che regola di fatto la politica energetica e la politica di estrazione del petrolio, principale fonte di introiti per il Paese. Proprio il calo continuo del prezzo del petrolio che ha caratterizzato gli ultimi mesi ha messo a dura prova l’economia Saudita, ed è probabile che il rimpasto di governo abbia come obiettivo quello di cambiare strategia sia sulla produzione che sul sistema economico nel suo complesso, riducendo la dipendenza dal petrolio.

La politica non cambia – Non è ancora dato pienamente sapere come reagiranno i mercati e gli altri produttori di petrolio al cambio della guardia al ministero dell’energia, con il ministro Ali al-Naimi, in carica dal 1995, che è stato rimpiazzato da Khaled al-Faleh, Presidente dell’importante società petrolifera Aramco. L’esperienza di Al-Naimi era tenuta in grandissima considerazione dai mercati e dai produttori, tanto che era in grado di influenzare il prezzo e la produzione del petrolio in maniera estremamente significativa. Il suo successore garantisce che la politica energetica e di gestione delle estrazioni di petrolio non cambierà, ma i dubbi sulla sostenibilità di un prezzo delle materie prime così basso per l’Arabia Saudita si moltiplicano, e non è escluso che, prima o poi, ci si decida a ridurre la produzione per far risalire i prezzi.

Nuova politica economica – Riad si starebbe attrezzando per ridurre la sua dipendenza dal petrolio, considerando che il 70% delle entrate nel bilancio è costituito proprio dai proventi petroliferi, che hanno permesso negli anni di accumulare riserve fiscali con cui finanziare un generoso sistema di welfare e occupazione pubblica. Questo sistema è stato tuttavia messo a dura prova dal calo dei prezzi del petrolio, tanto che negli ultimi due anni l’Arabia Saudita ha chiuso con un rosso complessivo di oltre 160 miliardi di euro. Per questo motivo l’ambizione è quella di diversificare le fonti di introiti e modificare profondamente il sistema economico, a partire dalla costituzione di un fondo sovrano di circa 2.000 miliardi di dollari e dalla cessione di una quota nella stessa Aramco. Per un Paese che ha vissuto sempre grazie al petrolio si tratterebbe di un notevole passo in avanti, emancipandosi dalle fluttuazioni del prezzo dell’oro nero, solamente in parte controllabili.

Il futuro del petrolio – Nel breve periodo pare che non ci saranno cambiamenti radicali nella produzione, e quindi nei prezzi, del petrolio: il fallimento del vertice di Doha indica che le posizioni dei Paesi produttori sono ancora molto distanti, specialmente dopo la fine delle sanzioni nei confronti dell’Iran. Nonostante i produttori americani di Shale Oil siano ormai in ginocchio per via dei prezzi troppo bassi rispetto ai loro costi, una riduzione della produzione, specialmente se non generalizzata, potrebbe comportare uno stravolgimento nelle quote di mercato, e nessuno pare disposto a cedere di un passo, specialmente l’Arabia Saudita.

Nonostante questo, il mercato sembra prevedere un rialzo delle quotazioni entro la fine dell’anno, dal momento che molti dei produttori non possono permettersi, per mantenere un certo equilibrio di bilancio e per sostenere economie che si basano, spesso, quasi esclusivamente sul petrolio. Questo scenario, sebbene comporterebbe un aumento dei prezzi per i consumatori, potrebbe garantire una maggiore stabilità sui mercati, come dimostra la correlazione tra volatilità del prezzo del petrolio e delle borse che si sta manifestando da diversi mesi a questa parte.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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