Tutti pazzi per Razzi, cronaca di una Nazione inesistente

20/02/2015 di Andrea Viscardi

Tutti in delirio per “li cazzi” di Razzi. Per molti un genio, per pochi, purtroppo, una vergogna. Lui è solo il simbolo della normalità italiana più assoluta. Un prodotto di uno Stato distrutto non dai missili dell’ISIS, ma da una mancanza di responsabilità e consapevolezza civica diffusa e disarmante, in primis dei cittadini ma anche della stampa stessa

Antonio Razzi, Famme Cantà

Tra ilarità e sconcerto, ieri Antonio Razzi ha pubblicato il suo primo video musicale – “Famme Cantà” che, nell’arco di mezza giornata, è diventato un tormentone del web. Tutti sono impazziti per “li cazzi” di Razzi e le grandi testate, concentrate nel fare click e visite, hanno pubblicato lo scempio senza esitazione. Il web si divide, tra chi la prende in goliardia, chi definisce il politico un genio e chi, purtroppo in percentuale minore, esprime il proprio sdegno.

Francamente di divertente, di ironico, nell’operazione di un personaggio che sta facendo contorcere nella tomba Senatori del calibro di Ivanoe Bonomi o di Giovanni Spadolini, non c’è proprio nulla. Il Senatore Razzi, davanti a 60 milioni di persone di cui – notizia di ieri – un quarto è a rischio povertà, canta con il sorriso stampato in faccia frasi quali “Sono stato eletto senatore, anche perché, di fame si muore”. Un soggetto del genere può essere definito solo con una parola: indegno. Ci sarebbero altri termini, ma preferiamo evitare querele e non lasciarci andare a sostantivi da borgata.

Il problema, sia chiaro, non sono le liste bloccate – Razzi prese migliaia di preferenze nella circoscrizione estero – ma è molto più profondo. È insito in un popolo inadeguato, incapace di rendersi conto che dall’essere cittadino derivino precise responsabilità. Perché una nazione che ride e scherza innanzi ad atti di questo tipo, non può essere definita tale. La degna complice di un tale scempio. L’Italia, a oltre 150 anni dalla sua nascita, è solo un’etichetta, un contenitore privo di contenuto. Perchè l’italiano medio, è Razzi. È quello che urla contro il Parlamento, salvo andare a votare senza conoscere neanche i candidati. È quello che attacca lo Stato, ma poi evade, corrompe. Quello che occupa dei ruoli da cui derivano responsabilità, senza farsene carico in alcun modo. È quello, appunto, che condivide “Famme Cantà” definendo Razzi “idolo” o “genio”.

In un’Italia distrutta dalla criminalità organizzata, dalla corruzione e dall’evasione, può divenire simbolo un personaggio di tal portata. Un Senatore che, rilanciato da una stampa complice, può fare i suoi interessi calpestando la dignità di uno Stato, e cantando “Caro amico, io penso alli cazzi miei […] Chiedo solo il rimborso spese, per arrivare alla fine del mese”.

Un Paese civile avrebbe risposto in modo compatto, sdegnato. Il suo partito lo avrebbe espulso nell’arco di qualche minuto. Tutto il Parlamento avrebbe condannato, senza pensarci un attimo, tale vergognoso personaggio a cui, invece, è stata affidata la carica di Segretario della Commissione Affari esteri e emigrazione. In un paese civile, i media, piuttosto che rilanciare il tormentone, avrebbero duramente attaccato un uomo che non è degno in alcun modo di essere appellato come Senatore, o si sarebbero chiusi in uno sdegnato silenzio, per non dargli visibilità.

In Italia, invece, tutto è permesso. Ma Antonio Razzi è solo il simbolo della normalità più assoluta. Un prodotto. La conseguenza di uno Stato distrutto non dai missili dell’ISIS, ma da una mancanza di responsabilità e consapevolezza civica disarmante. I primi responsabili, però, sono gli italiani stessi. Quelli che oggi hanno un nuovo mito: Antonio Razzi. 60 milioni di individui di cui, una buona fetta, forse farebbe veramente meglio ad emigrare. Allora, forse, tornerebbe un briciolo di speranza per il futuro.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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