Antonio Iovine collabora: camorra, politica e imprenditori tremano

23/05/2014 di Luca Tritto

Antonio Iovine pentito

Da qualche giorno è ufficiale: Antonio Iovine, uno dei capi storici della federazione camorristica dei Casalesi, ha deciso di collaborare con la giustizia. È il primo pentito di alto livello, capace di svelare gli assetti criminali, i legami con la politica e con l’imprenditoria che hanno avvelenato per anni il territorio e le istituzioni del casertano.

‘O ninno – Il bambino. È questo il soprannome di Antonio Iovine, classe 1964, figura di vertice del famigerato Clan dei Casalesi. La storia di questa organizzazione criminale è ormai nota a tutti. Iovine divenne figura i spicco a seguito degli arresti di Francesco Schiavone, detto Sandokan, e Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”, i capi supremi del cartello, subentrati con la violenza al fondatore del clan, Antonio Bardellino, egemone nell’agro aversano negli anni ’80. È toccato a lui e a Michele Zagaria prendere in mano le redini di un’organizzazione capace di presentare un modello organizzativo differente da quello del sistema camorristico e molto più vicino a quello calabrese o siciliano. Una federazione di clan attiva in traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, usura, infiltrazione negli appalti pubblici e nel movimento terra, traffico di rifiuti tossici.

Antonio Iovine collaboratore di giustiziaO ninno che parla – Catturato il 17 novembre 2010, dopo 14 anni di latitanza e una condanna all’ergastolo scaturita dal processo Spartacus, Antonio Iovine, a suo dire sofferente di claustrofobia tanto da non rifugiarsi in un bunker, a quanto pare non ha retto il regime carcerario previsto dal 41-bis. Già nel 2010, a un mese dall’arresto, ricevette nel carcere di Badu ‘e Carros la visita dell’allora Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, il quale voleva conferire con lui in un colloquio riservatissimo. Invece, di riservato sembra che rimase poco: a poche ore dal termine dell’incontro, rimbalzarono voci su un presunto pentimento del boss casertano, subito smentite dallo stesso Grasso, soprattutto per il timore di ritorsioni immediate sui parenti del detenuto. I primi veri sentori di una collaborazione si ebbero nel 2011 quando, interrogato su una storia di usura, Iovine fece le prime, ristrettissime dichiarazioni. Qualche mese fa, invece, è arrivato il segnale da sempre preludio delle collaborazioni: il boss ha revocato i suoi legali di fiducia. La notizia ufficiale della collaborazione, arrivata due giorni fa, ha fatto scattare il programma di protezione dei testimoni e dei parenti prossimi, indicati dallo stesso Iovine e allontanati dal casertano per condurli in una località segreta.

Quali scenari futuri? – La collaborazione con la giustizia di un criminale di così alto livello, soprattutto se a capo di un cartello come quello casalese, rischia di diventare una vera e propria bomba, capace di distruggere ciò che resta di un sistema delinquenziale estremamente forte, potente, variegato e diversificato. Innanzitutto, bisognerà trovare i giusti riscontri alle dichiarazioni che verranno rilasciate dal collaborante. Nella storia del pentitismo italiano, non sono pochi i casi in cui falsi pentiti cercano di sviare le indagini o fornire elementi distorti al fine di “aggiustare” situazioni già compromesse. A quanto pare, tuttavia, non sembra questo il caso, o almeno ce lo auguriamo. Uno come Iovine ha diretto operazioni criminali nei più svariati ambiti. Se dicesse tutto, gli inquirenti sarebbero in grado di ricostruire l’organigramma del cartello, alla luce degli arresti e dei processi di questi anni che lo hanno destabilizzato. Ancora, potrebbero venire alla luce i rapporti con il potere politico, come già successo per Nicola Cosentino, svelando le connivenze, le protezioni e, su tutto, gli affari. Sono questi ultimi a portarci all’ultimo ambito, il più assurdo, una pagina di vergogna tra le tante del nostro Paese: il traffico di rifiuti tossici, di cui è simbolo la Terra dei Fuochi. Se venisse fuori tutto, a tremare sarebbe un’intera classe imprenditoriale, se così la si vuol chiamare, che per anni ha sotterrato in una terra meravigliosa gli scarti chimici degli impianti industriali, con l’aiuto della camorra e della politica collusa. Se le parole di Carmine Schiavone, altro storico pentito, le cui dichiarazioni sui rifiuti sotterrati furono vergognosamente secretate mentre la popolazione si ammalava di tumore, non fossero bastate, speriamo che ‘O ninno potrà aprire un nuovo squarcio sulle vergogne di questo angolo di Sud.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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