Antonio Ingroia e il trasformismo interistituzionale del terzo millennio

16/06/2013 di Andrea Viscardi

Sembra arrivata a termine la telenovela di Antonio Ingroia: si dedicherà alla politica a tempo pieno. Le perplessità, però, sono molte.

Antonio Ingroia e poliica

L’Italia è un Paese strano. Una nazione in cui i confini tra i vari poteri dello stato spesso sono più flebili di quanto non dovrebbero essere, un Paese caratterizzato da  personaggi di primo piano capaci di smentire se stessi di dichiarazione in dichiarazione. Uno stato in cui chi è politico vorrebbe fare il magistrato, e chi è magistrato pensa, qualche volta, di voler fare il politico. 

Poi c’è chi, quasi a stabilire un record, racchiude un po’ tutte queste dimensioni. Un magistrato capace di affermare, nel Luglio del 2011, quanto fosse inopportuno candidarsi come sindaco proprio nel medesimo comune ove si è esercitata fino a quel momento una funzione giudiziaria”,salvo, poco più di un anno dopo, candidarsi nel collegio di Palermo. Un pm capace di affermare come, per chi si candidasse in politica, vi fosse il problema del rientro in magistratura, sostenendo quanto le soluzioni possibili fossero due – “c’è chi si dimette totalmente come ha fatto il ministro Palma, oppure c’è chi si impegna a non tornare in ruoli e in funzioni calde, come ha fatto Giuseppe Ayala – ma che, dopo aver fondato un movimento politico, aver richiesto l’aspettativa al Csm e aver conseguito un risultato elettorale scarso, è stato capace di ricorrere al Tar perché non riassegnato ad uffici caldi, come alla Direzione Nazionale Antimafia.

Questo personaggio risponde al nome di Antonio Ingroia. Un riassunto dei paradossi e delle stranezze nostrane. L’ultimo mattone della sua storia è stato posto Venerdì: “Non ci sono più le condizioni perché tenga ancora indosso la toga e ci sono invece delle gravi ragioni per le quali è venuto il momento di dedicarsi a tempo pieno all’attività politica” . Attenzione, però, infatti la sua decisione di rientrare in politica è stata obbligata. Come dichiara, sarebbe tornato molto volentieri nella magistratura abbandonata l’avventura politica – qualora vi fossero state le condizioni – perché non crede nei politici di professione. In ogni caso – non esistendo le condizioni – meglio diventare un politico di professione.

Un insieme di contraddizioni, quelle di Antonio Ingroia. Il problema, quello serio, è la sua incapacità di rendersi conto di alcuni elementi oggettivi. Il suo ultimo anno è stato impiegato nella fondazione di un Partito, mica briciole. Il magistrato in aspettativa è divenuto uno dei personaggi politici più in vista dello stato. Ha espresso duramente le sue idee – condivisibili o meno – verso alcuni avversari politici e si è esposto molto più di quanto non possa fare un ministro o un parlamentare di secondo piano. Quindi, dopo aver fallito il suo obiettivo, pretendeva di rientrare nell’atrio della magistratura dalla porta secondaria, come se nulla fosse. Non come pm di Palermo, certo, ma con un ruolo di primo piano nella lotta contro le mafie. Magari venendo coinvolto in indagini riguardanti rapporti tra politica e criminalità organizzata. Guai a pensare che, dopo i suoi discorsi in campagna elettorale, alla sua imparzialità non potesse credere neanche la moglie. Insomma, la sua era una strategia win win. Irrealistica, però, in un’Italia in cui la tensione tra magistratura e politica è sempre più alta, e inizia a essere percepita anche nelle idee dei cittadini. Anzi, ci si chiede perchè il governo Letta non pensi a istituire una sorta di revolving door anche in Italia, fondamentale, in una situazione come questa, per far riacquistare credibilità alla giustizia, ma anche per proteggerla da facili attacchi e accuse.

Antonio Ingroia ha deciso: politica a tempo pienoQuindi, ora, Antonio Ingroia opta per l’ennesima attraversata del fiume. Un doppio viaggio andata – ritorno e l’impressione che si ributti in politica perché, altrimenti, non saprebbe dove sbattere la testa e lui, ad Aosta, non ha mai avuto intenzione di stare. Il tutto sbraitando verso quel Csm che, comunque, aveva autorizzato la sua messa in aspettativa per permettergli la discesa in campo politico.  Una cosa è sicura, se Ingroia vorrà superare lo sbarramento alle politiche europee – primo appuntamento per la sua nuova “Azione Civile” – dovrà riconquistare quella credibilità perduta saltando da una parta all’altra del confine. Pretendendo tutto e non accettando nulla. Un uomo di Stato il cui senso di responsabilità, forse, è stato un po’ perso di vista. In fondo poteva andare peggio,  gran parte degli italiani, oltre a sentirsi magistrati e politici, si sentono anche allenatori di calcio.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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