Antonio Gentile, se la censura porta al Governo

01/03/2014 di Luca Tritto

Accusato di aver impedito la stampa de L’Ora della Calabria, il senatore è stato nominato Sottosegretario ai Trasporti del Governo Renzi

L'Ora della Calabria e la Nomina di Antonio Gentile

Antonio Gentile, in Calabria, è un uomo politico di peso. Non solo è coordinatore regionale di NCD, ma può vantare una rete di potere tanto vasta quanto fedele, dato che il fratello Giuseppe è assessore della giunta regionale guidata da Peppe Scopelliti, e la nipote Katia è stata vice-sindaco di Cosenza. In questi giorni, tuttavia, il suo nome è al centro di una vicenda tanto intricata quanto sconcertante.

Antonio Gentile, Umberto De Rose e L'Ora della CalabriaQuale libertà di stampa? – Il caso scoppia lo scorso 19 Febbraio, quando il quotidiano L’ora della Calabria non pubblica l’edizione giornaliera. Il motivo? In prima pagina veniva data la notizia che il figlio del Senatore, Andrea Gentile, è indagato per abuso d’ufficio, falso ideologico, truffa ed associazione a delinquere insieme a due noti avvocati locali, nell’ambito della maxi-inchiesta sulla gestione dell’Azienda Sanitaria Provinciale, dove spuntano forti legami oscuri con i Gentile e nomine pilotate per l’assegnazione di ricche consulenze. Durante la notte, l’editore del giornale, Alfredo Citrigno, chiama il direttore Luciano Regolo, chiedendogli di togliere la notizia dall’edizione per evitare noie con la famiglia Gentile, a quanto pare a conoscenza del fatto che Antonio avrebbe ottenuto un posto di governo. Nello stesso tempo, Citrigno viene contattato dallo stampatore Umberto De Rose, che è anche presidente di Fincalabria, una società finanziaria a capitale pubblico. Nella telefonata, De Rose intima a Citrigno di fermare il direttore, per evitare spiacevoli conseguenze ed assicurando che, della notizia, al momento non gliene importa a nessuno, ricordando che non è opportuno farsi nemici i Gentile, dato che ‹‹il cinghiale, quando è ferito, ammazza a tutti››. Una bella metafora, non c’è che dire, espressa in dialetto, che connota tutta la telefonata dando un tono di arroganza, ignoranza e menefreghismo verso uno dei fondamentali diritti riconosciuti dall’articolo 21 della nostra Costituzione: la libertà di stampa e di manifestazione del pensiero. Il direttore Regolo non vuole sentire ragioni, minacciando persino le proprie dimissioni di fronte a questa grave forma di intimidazione e lesione dei diritti. Allora come risolvere la situazione? Molto semplice: De Rose richiama nella notte dicendo che l’edizione non può andare in vendita a causa di un guasto delle rotatorie di stampa.

Le reazioni – Quindi, di fronte al rifiuto di negare ai cittadini il diritto all’informazione, ecco che lo stampatore blocca la stampa, anche se continua a negare l’episodio sia direttamente collegato. L’effetto è del tutto contrario a quanto si voleva: la notizia della vicenda rimbalza su tutti i quotidiani locali e nazionali, provocando indignazione e proteste. Intanto, Gentile, smentiva ogni coinvolgimento, e di aver “usato” De Rose per portare pressioni all’editore. Stranamente, però, il PD calabrese, guidato dal renziano Magorno, inizialmente tace, per poi condannare pubblicamente i responsabili della vicenda.  Come mai?

La nomina – Il perché è dato dalla nomina di Antonio Gentile a Sottosegretario del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, nell’ottica del patto di governo tra Renzi e Alfano, di cui Gentile è il referente diretto in Calabria. Verrebbe da dire, adesso, come abbia fatto il premier, il quale ha così incentrato tutto il suo messaggio politico sulla rottamazione e sul cambio di rotta, a permettere una cosa del genere essendo a conoscenza della vicenda che ha interessato il senatore. Non solo si tratta di una nomina prettamente politica che esula dalle competenze, ma comporta una sorta di sottovalutazione del gesto commesso da Gentile e da chi ne ha fatto le veci. Un gesto assurdo, costituzionalmente gravissimo, che non ha tenuto conto della volontà e dei diritti dei cittadini, dei quali invece si dovrebbe fare i bene. Ma, a quanto pare, dei cittadini calabresi nessuno se ne importa, e questa vicenda ne è l’esempio più recente di una lunga storia di menefreghismo.

 

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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