Anton Pavlovič Čechov, correre senza voltarsi indietro

21/08/2015 di Nicolò Di Girolamo

Oggi proponiamo una lettura rapidissima e divertente, un breve monologo teatrale di Anton Pavlovič Čechov, dal titolo: Sul danno del tabacco

Anton Pavlovič Čechov

Siamo oramai alla fine di agosto, le spiagge sono ancora affollate, trafitte da un incredibile numero di ombrelloni. È piuttosto consueto vedere molti – anche se perlopiù sono madri e zie -leggere grossi volumi nell’attesa di abbrustolirsi al punto giusto. Ai più,comunque, il costume di leggere lunghi romanzi al riparo di un ombrellone non appartiene, preferendo giustamente il mare e i suoi giochi briosi alla spiagge sonnolente e stanche.

Per questi motivi le letture estive dovrebbero essere leggere, sia per quanto riguarda le dimensioni che per i contenuti. D’altronde in un momento di svago non è forse più logico leggere gli svaghi letterari di un grande autore piuttosto che intensi e complessi capolavori di cui è difficile apprezzare la profondità con la mente cotta dal sole? Oggi proponiamo una lettura rapidissima e divertente, un breve monologo teatrale di Anton Pavlovič Čechov, dal titolo: Sul danno del tabacco.

Il monologo è pronunciato da Ivan Ivanovic Nyuchin, definito, dall’autore stesso, marito della propria moglie, direttrice di una scuola di musica e di un collegio femminile. Ivan Ivanovic si presenta in scena accarezzandosi i lunghi favoriti e aggiustando un frac vecchio e liso mentre cerca di tenere a bada un violento tic all’occhio destro. Inizia a parlare disinvoltamente e con un certo brio, ma non riesce a concentrarsi sull’argomento della conferenza che sta tenendo al pubblico sui danni dell’uso del tabacco. La sua scarsa attenzione deriva dal fatto che, in fondo, l’argomento non lo interessa affatto e al contrario ha tanto bisogno di confessare a qualcuno le proprie tragicomiche vicende familiari che lo hanno portato ad un soffio da un esaurimento nervoso.

Difatti sua moglie, il suo forte carattere e il suo ingente matrimonio prevaricano lo spiantato e sottomesso Ivan che non fa che ripetere che vorrebbe solo ‘correre, lasciar perdere tutto, e correre senza voltarsi indietro’ e ancora ‘correre via da questa sciocca, misera, cattiva, cattiva, cattiva spilorcia, da mia moglie, che per trentatré anni mi ha tormentato… e fermarsi da qualche parte lontano lontano, in un campo e starsene immobile come un albero, come un palo, come uno spaventapasseri, sotto il cielo aperto e tutta notte guardare la luna che se ne sta quieta e splendente sopra di te e dimenticare, dimenticare…’

Alla fine, per la maggior parte, è proprio a questo che servono le vacanze, diffidate da chi vi dice che non hanno scopo, quando si sente che i propri problemi cominciano ad assumere proporzioni enormi nella nostra mente e magari che i nervi cominciano a tendersi, tendersi e a stridere, allora è il momento di andare su una spiaggia, magari rincorrere qualche granchio, come da bambini, sentendosi dei fieri Nettuno. Non serve di più per ritemprarsi, riportare nella giusta ottica i propri crucci e trovare nuovamente il coraggio necessario ad affrontare le piccole croci del quotidiano. Con le parole di Ivan, dixi et animam levavi.

The following two tabs change content below.

Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
blog comments powered by Disqus