La lotta all’antibiotico-resistenza? Ci pensa tazmania!

24/10/2016 di Pasquale Cacciatore

L’ultima frontiera della lotta all’antibiotico-resistenza potrebbe arrivare dal diavolo della Tasmania: un recentissimo articolo dell’Università di Sidney avrebbe individuato nel latte di questo marsupiale alcune componenti utili per combattere batteri resistenti

Diavolo della Tasmania

La scoperta degli antibiotici è da molti considerata una delle pietre miliari della storia umana sulla Terra, al pari dell’invenzione del fuoco, della ruota e delle fognature. Dalle prime indagini di Fleming sulla penicillina la ricerca medica in tale ambito ha fatto passi da gigante, permettendo di trattare (se non debellare) patologie fino a quel momento estremamente letali.

Oggi, gli antibiotici sono una delle armi più potenti di cui il mondo medico dispone; eppure il trend degli ultimi anni si caratterizza per una lotta sempre più complessa al fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Insomma, a causa delle naturali mutazioni genetiche che permettono ai batteri di selezionare i ceppi più resistenti e – purtroppo – per colpa dell’utilizzo improprio degli antimicrobici, molti organismi un tempo sensibili a comune medicazioni sono oggi diventati pericolosi aggressori, perché capaci di resistere ad una terapia antibiotica. Più che creare nuovi farmaci, dunque, la ricerca medica del ventunesimo secolo sembra più dover orientarsi ad arginare l’antibiotico-resistenza, per non perdere il vantaggio terapeutico di armi così potenti.

Una ricerca che spazia dagli angoli dei laboratori alla natura circostante; d’altronde, la stessa penicillina (il primo, autentico “antibiotico”) altro non è che muffa. Ed è così che l’ultima frontiera della lotta all’antibiotico-resistenza potrebbe arrivare dal diavolo della Tasmania: un recentissimo articolo dell’Università di Sidney avrebbe individuato nel latte di questo marsupiale alcune componenti utili per combattere batteri resistenti, tra cui il temibile MRSA (Stafilococco Aureus meticillino-resistente).

Le catelicidine contenute nel latte di questi animali, infatti, sarebbero dei prodotti dell’evoluzione sviluppati dal mammifero per permettere alla progenie di crescere più forte; il team di ricerca ha individuato sei peptidi rilevanti, giungendo alla conclusione che prodotti simili potrebbero essere trovati anche in altri marsupiali.

Ciò che rende il diavolo della Tasmania particolarmente interessante per lo studio dell’antibiotico-resistenza è il comportamento di questo animale: il periodo gestazionale è molto breve ed i cuccioli sono sin da subito esposti alla sporcizia circostante. I ricercatori sono riusciti a riprodurre in laboratorio alcuni dei peptidi individuati, tra cui una catelicidina che sembrerebbe efficace nei confronti del superbatterio MRSAQuesto aggressivo stafilococco è di norma ospite innocuo di faringe e naso di molte persone, ma in casi determinati (immunodepressioni, colonizzazione di ferite e così via) può diventare un aggressore davvero difficile da debellare. Oggi le terapie mirate all’eradicazione dello MRSA sono poche e spesso difficili da combinare, perché devono essere ricamate sul singolo paziente e sul ceppo particolare di batterio che ha proliferato. I peptidi individuati nel diavolo della Tasmania sarebbero efficaci anche nei confronti di alcuni tipi aggressivi di Candida (fungo) e dell’enterococco vancomicina-resistente.

La lotta all’antibiotico-resistenza, insomma, sembra passare anche dai nostri parenti marsupiali. Una lotta fondamentale, frutto di quella rivoluzione globale nel mondo degli antibiotici che deve guidare un’azione comune, pena il ritorno ai periodi oscuri in cui banali infezioni mietevano migliaia di vittime. I prossimi anni diranno se l’industria farmaceutica ed il mondo medico riusciranno a contenere l’epidemia di resistenza; in caso contrario, il mondo medico dovrà affrontare una situazione davvero cupa. I dati, infatti, parlano chiaro: se il trend non verrà invertito, nel 2050 dieci milioni di persone l’anno moriranno di infezioni resistenti agli antibiotici (facendo i conti, una persona ogni tre secondi).

The following two tabs change content below.

Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
blog comments powered by Disqus