Annunziata a Ballarò, simbolo della Rai (senza tetto sugli stipendi) più grottesca

10/04/2014 di Andrea Viscardi

Rai, Annunziata, Tetto stipendi manager

A prima vista quello dell’Annunziata, ieri sera, a Ballarò deve essere sembrato, a qualcuno, un intervento sensato. Durante la trasmissione, infatti, la direttrice dell’Huffington Post ribatte alla Guidi invitandola a sottolineare come il tetto dei manager non valga, ad esempio, per l’erede di Scaroni (ENI è una partecipata, quotata, dello Stato, ci mancherebbe altro). Un intervento accompagnato da un motto quasi grillino: voglio che il pubblico sappia.

Solo i manager pubblici? La cara Lucia Annunziata, però, dovrebbe, quando parla di tagli dei costi eccessivi dello Stato – giusto perché il pubblico sappia -, paragonare la situazione di alcuni manager pubblici a certi dipendenti e dirigenti della RAI. La televisione di Stato non è una partecipata ma non sembrerebbe, al momento, debba essere colpita da chissà quale provvedimento capace di fissare certi limiti agli sprechi. Il tutto accompagnato dal silenzio dell’Annunziata o dal serrarsi sugli scudi di Fazio innanzi a un Brunetta che, per quanto irritante, qualche mese fa accusava il conduttore per la sua busta paga e la Rai di non pubblicare – esiste una legge – l’ammontare esatto degli stipendi elargiti. Oggi, invece, sembra che il nuovo problema italiano siano i manager pubblici, ma sarà veramente così?

Lucia Annunziata, Rai e stipendi pubbliciQualche numero. Facciamo un esempio: Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. 873 mila euro all’anno, per 71191 dipendenti. Antonella Clerici, conduttrice Rai,  circa quattromila euro al giorno, per 1,5 milioni di euro di stipendio annuo. Pietro Ciucci, amministratore unico Anas, 6611 dipendenti, 750 mila euro all’anno. Carlo Conti, conduttore televisivo Rai, un milione e quattrocentomila euro all’anno. Lo stesso Floris, conduttore di Ballarò, percepirebbe oltre mezzo milione di euro all’anno. Per non parlare delle centinaia di dirigenti Rai (600) con stipendi capaci di raggiungere il mezzo milione di euro all’anno, riciclati in cariche a dir poco discutibili. Esempio su tutti l’epopea di Carmen Lasorella, piazzata (o meglio imposta), con uno stipendio faraonico, pagato al 50 per cento da viale Mazzini, a dirigere la televisione di San Marino sino ad un anno fa. Insomma, non sono ex dirigenti Rai a poter fare la morale, almeno parlando meramente di cifre e di responsabilità dei ruoli.

Manager capaci. Certo, andrebbero fatte ulteriori considerazioni: i manager pubblici sono un’infinità. Inoltre, se si valutano le competenze, parte della classe manageriale italiana non spicca certo per brillantezza. Qui, però, emerge un problema distaccato, quello della scelta, delle nomine, che appartiene ad un’altra dimensione. Sarebbe folle, allora, pensare di pagare un manager delle FS anche un milione di euro, qualora questo fosse capace di amministrare al meglio quella che è una delle più grandi aziende italiane?  Il suo lavoro varrebbe veramente meno di quello di una Clerici? Il problema, piuttosto che nella remunerazione, allora, è nella selezione delle capacità.

Annunziata. Ritornando al discorso stipendi, la stessa Annunziata, a inizio duemila, percepiva dalla Rai circa seicentomila euro all’anno. Inoltre sono note le questioni riguardanti la sua liquidazione bloccata, nel 2004, dal Tesoro e dei contentini che sarebbero stati dati alla giornalista come conseguenza (leggasi “In mezz’ora”, dove l’Annunziata incassava, de facto, due stipendi). Tutto questo la dice lunga di quanto, alcune persone, parlino senza averne, in realtà, il diritto. Senza considerare, poi, come fa notare Dagospia, il fatto che – volendo riferirsi direttamente all’azienda di Scaroni – Eni versò, tra il 2007 e il 2012, 990 mila euro alla giornalista, per occupare la carica di direttore di Oil. Non certo del New York Times.

I veri sprechi, quindi, sono quelli dei manager pubblici? Ci verrebbe da chiedere quanto sia rappresentante del buonsenso pensare che un amministratore delegato, responsabile di oltre settantamila posti di lavoro, possa vedere il suo stipendio colpito da una crociata da parte dei benpensanti italiani, quando, a chi va davanti ad una telecamera due ore al giorno (a dir tanto), lo Stato versa due o tre volte tanto, o quando un carrozzone come la Rai paga sino a 500 mila euro all’anno l’impressionante numero di oltre 500  dirigenti (fate voi i calcoli). Quello dei risparmi sul tetto agli stipendi è soprattutto un segnale che si vuole dare al Paese, piuttosto che un risparmio significativo. Un segnale, però, che se non accompagnato da altri provvedimenti, farebbe pensare che in Italia lo Stato ti paga di più se fai aprire dei pacchi in televisione, piuttosto che quando gestisci un’azienda che mantiene una popolazione pari a quella di Varese. Alla faccia della responsabilità.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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