Anno nuovo, Quantitative Easing nuovo

26/11/2015 di Alessandro Mauri

Il potenziamento del Quantitative Easing, dato ormai per certo dagli analisti, potrebbe non essere così necessario

La scarsa risposta dell’inflazione al primo Quantitative Easing, unita alla crescita mai ritenuta realmente solida, dovrebbe spingere la Banca Centrale Europea a modificare e potenziare la politica monetaria espansiva già in atto.

Pausa natalizia – Come già avvenuto questa estate, la BCE ridurrà gli acquisti di titoli nel periodo natalizio, caratterizzato da livelli di transazioni più limitati rispetto a periodi di normale funzionamento dei mercati, per evitare di creare distorsioni del mercato. Il quantitative easing sarà sospeso tra il 22 dicembre e il 4 gennaio, mentre nel mese precedente gli acquisti saranno superiori alla media, per compensare la mancata attività nel periodo natalizio. Questo permetterà anche di sfruttare le buone condizioni dei mercati che sono presenti attualmente a livello europeo, nonostante le difficoltà legate alla situazioni politica mondiale. Già nella riunione di inizio dicembre tuttavia la BCE potrebbe decidere di modificare il Quantitative Easing e di potenziarlo già a partire dal prossimo gennaio.

Riunione importante – Gli analisti si aspettano infatti che il Quantitative Easing venga modificato nella riunione di dicembre, in quanto gli obiettivi che ci si poneva all’inizio dell’operazione non sono ancora stati raggiunti: l’inflazione, tolto anche l’effetto del calo dei prezzi delle materie prime, è ben al di sotto del valore di medio periodo del 2% (obiettivo statutario della BCE), e la ripresa in Europa, pur se presente, è ancora incerta e minacciata da shock esterni. Dunque il programma di acquisto di titoli non solo deve continuare, ma deve essere potenziato.

Le possibili mosse – Le possibili opzioni a disposizione della BCE sono differenti: innanzitutto potrebbe rivedere ulteriormente al ribasso i tassi di interesse (attualmente allo 0,05%) e il tasso sui depositi, che è già negativo, ma che potrebbe essere modulato per disincentivare le banche che depositano ancora grosse somme presso la BCE. Un abbassamento dei tassi di interesse consentirebbe inoltre alla BCE di acquistare, sempre all’interno del programma di Quantitative Easing, un maggior numero di titoli: al momento infatti non può acquistare titoli con rendimenti inferiori al tasso sui depositi (-0,2%), ma molti titoli di Stato sono molto vicini a questa soglia. In secondo luogo la BCE potrebbe potenziare il Quantitative Easing sia allungandone la durata oltre il settembre 2016 e aumentandone il valore (oggi si parla di 60 miliardi di euro al mese), sia includendo altre tipologie di titoli, specialmente quelli cosiddetti “high yield” (ad alto rischio). Non si escludono operazioni ancora più drastiche, come l’inclusione di azioni, prestiti bancari o emissione di moneta, ma sembra molto difficile che il Presidente Mario Draghi si spinga così in avanti, anche considerando la certa opposizione di molti governatori di banche centrali.

La situazione – Tra le opzioni al vaglio della BCE, la più efficace potrebbe essere proprio la più semplice: l’abbassamento dei tassi di interesse. Innanzitutto perché, come dimostra il caso giapponese, un utilizzo troppo disinvolto della politica monetaria non porta necessariamente ad una maggiore crescita, ma può anzi creare distorsioni molto pericolose in un ottica di medio-lungo periodo. In secondo luogo la situazione sui mercati e all’interno dell’economia è diversa da quella presente al momento del lancio del primo Quantitative Easing: l’abbondanza di liquidità presente sui mercati non si trasferisce all’economia reale fintanto che la politica economica e industriale dei Paesi non sia attraente per gli investitori. In questo momento la situazione è leggermente migliore che in passato, e anche il settore bancario non ha più grossi problemi di liquidità o di capacità di finanziare famiglie e imprese (salvo il peso ancora elevato delle sofferenze). Dunque anche un potenziamento quantitativo e qualitativo del Quantitative Easing potrebbe portare vantaggi solo marginali rispetto ai suoi costi, mentre un intervento tradizionale, come il taglio dei tassi di interesse, sarebbe meno costoso e altrettanto efficace, anche in termini di fiducia: si dimostrerebbe che la situazione, pur se complicata, è tornata ad essere “normale” e richiede interventi “convenzionali”.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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