Anni ’70. Arte a Roma

14/01/2014 di Simone Di Dato

Anni '70. Arte a Roma

Anni ’70. Arte a Roma. Non solo un decennio di lotte politiche, proteste e terrorismo, ma anche tempi di condivisione, progresso a tutti i costi, sperimentazioni. Gli anni ’70 furono tanto controversi sul fronte politico e sociale quanto sorprendenti per l’arte, a tal punto da segnare uno spartiacque tra le conquiste precedenti e quelle successive della Transavanguardia. Teatro di una grande varietà di linguaggi e intrepida officina di talentuosi artisti non poteva che essere Roma,  specchio di ciò che accadeva nel mondo, città sensibile alle correnti emergenti e alla sfrenata creatività dell’ultima grande stagione cosmopolita. A celebrare quest’esplosione di arte, non senza una precisa attitudine alla ricerca e allo studio,  sono le sale del Palazzo delle Esposizioni con una mostra che porta in auge lo stato d’eccezione degli anni ’70 per inserirsi nella serie di iniziative dedicate alla Città eterna.

Alighiero Boetti, Mappa, 1972
Alighiero Boetti, Mappa, 1972

Anni ’70. Arte a Roma presenta 200 opere di 100 autori italiani e internazionali raccontano, fino al 2 marzo 2014, quell’audace carica artistica, dall’Arte Povera a quella Concettuale, dalla Narrative Art  fino all’arte intesa come militanza politica e partecipazione collettiva, dalla Pittura analitica alla Transavanguardia, in un alternarsi di voci, coraggiosi esperimenti e riuscitissimi capolavori. Protagonisti indiscussi sono i numerosi artisti che hanno fatto la differenza, ma la singolarità del periodo non può certo prescindere dalla capitale, la quale grazie all’attività di gallerie e associazioni culturali come l’Attico di Fabio Sargentini o la Tartaruga di Plinio De Martiis, solo per citarne alcuni, insieme a quelli autogestiti (basti pensare a La Stanza, Gap, S.Agata de’ Goti, Jartrakor) è diventata il fulcro di innumerevoli espressioni a confronto. “Credo che siano stati degli anni straordinari – ha affermato a tal proposito Daniela Lancione, curatrice della mostra – C’erano moltissimi artisti e moltissime istituzioni che rendevano la città una vera capitale dell’arte contemporanea. Roma era un luogo carico di storia e di arte, che attirava i giovani artisti da altre parti d’Italia.

Giulio Paolini, Mimesi, 1975
Giulio Paolini, Mimesi, 1975

Il percorso espositivo vanta prestiti da collezioni private e dalle collezioni degli artisti stessi, e volendo trascurare consciamente un preciso tema , propone piuttosto una viva e dinamica comunicazione tra più esperienze visive, con opere lontane tra loro per tecnica e sensibilità:  ecco dunque Burri, Kounellis, De Chirico, Paolini, Mauri, Alighiero Boetti, Gino de Dominicis, Luigi Ontani, Vettor Pisani, confrontarsi con artisti come Clemente, Penone, Merz, Richard Long, Francesca Woodman, Cy Twombly e Sol LeWitt, protagonisti dai più svariati background, accomunati dall’inedito modo di esprimersi. Ad inaugurare la mostra è quell’artista di grande intelligenza che è Gino de Dominicis con l’opera “Il tempo, lo sbaglio, lo spazio”, uno scheletro umano adagiato sul pavimento con un piccolo scheletro canino al guinzaglio. Tutto intorno una serie di fotografie di Claudio Abate, Ugo Mulas, e altri autori che evocano quattro delle mostre più significative realizzate a Roma proprio in quel decennio.

Proseguendo lo spettatore potrà continuare il suo itinerario incontrando varie sezioni, tutte affidate ad una disciplina, un’attitudine, una parola chiave, un pensiero suggerito da critici o dalle opere stesse. Da “La carne e l’immaginario”, al “Doppio”, passando per “Politica” e “Racconto”, “Linguaggio” e “Sistema”, l’allestimento rivela chiaramente l’essenza di ogni pezzo, completando il senso e le intenzioni dell’opera con “suggerimenti”, ma soprattutto guardando all’arte come libera espressione, esperienza individuale e intima, volta ugualmente alla riflessione sulla realtà circostante. Il filo conduttore sembra essere quindi il dialogo, l’interscambio necessario tra immagine, fotografia, teatro, scienze sociali e antropologiche, politica e mass media, a testimonianza di quanto Roma non fosse dissonante, ma caleidoscopica e policroma.

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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