Caso Ligresti: la Cancellieri rischia la credibilità

01/11/2013 di Giacomo Bandini

Anna Maria Cancellieri, intercettezioni e Giulia Maria Ligresti

Un duro mestiere – Se ti chiami Annamaria Cancellieri e fai il Ministro della Giustizia in un Paese come l’Italia, il minimo che ti può capitare è di essere intercettato dai tuoi principali collaboratori: la Guardia di Finanza. Non è sufficiente infatti occupare una poltrona per nulla agevole nel disastro dell’amministrazione giudiziaria nostrana: processi pendenti da lustri, una magistratura fortemente ingerente nell’arena politica e per nulla meritocratica, le strutture carcerarie inadeguate, riforme mai attuate. No, queste difficoltà non sono sufficienti a rendere la tua vita un inferno. Ci sono anche le intercettazioni. E se ti beccano a parlare con i membri della famiglia Ligresti di questi tempi caschi proprio male.

Mali di famiglia – Le vicende dei Ligresti sono salite alla ribalta delle cronache lo scorso luglio quando quattro membri della famiglia vengono arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla compagnia assicurativa Fondiaria Sai. A Salvatore Ligresti, patriarca ottantenne, vengono concessi i domiciliari, mentre i tre figli, Jonella, Giulia Maria e Paolo Gioacchino non si salvano dalla condanna alla gattabuia. Paolo riesce comunque ad evitare lo sconto della pena: è cittadino svizzero e rimane in terra elvetica. La disperata situazione occupa giorno e notte la mente della compagna di Ligresti, Gabriella Fragni. Chi non piangerebbe i figli in cella? Ma la Fragni si lamenta per una situazione in particolare: Giulia Maria Ligresti ha sofferto di anoressia e il carcere potrebbe aggravare le sue condizioni. Si rivolge all’amica Cancellieri, tramite il cognato Antonino. A fine agosto Giulia Maria torna a casa. Visto l’altro rischio per le sue condizioni di salute le sono stati assegnati i domiciliari.

Anna Maria Cancellieri, il caso Giulia Maria LigrestiUna piccola spintarella – Le intercettazioni, come al solito in Italia, emergono due mesi dopo. Fra il 30 e il 31 ottobre. Il ministro Cancellieri non nega, dopo aver ricevuto l’appello dell’amica, di aver sensibilizzato i vertici dell’amministrazione carceraria sulle situazioni di quei carcerati a rischio salute psico-fisica negli istituti penitenziari. Il ministro parla però con formula generale, non specifica. La sensibilizzazione riguarda, a sue parole, tutte le situazioni assimilabili a quella di Giulia Maria Ligresti. Ma i sospetti di un trattamento speciale rimangono. Soprattutto per le coincidenze fra il giorno della telefonata e le pressioni esercitate poco tempo dopo, anche se rivolte alle condizioni generali dei detenuti. Il mondo della politica si attiva subito. M5S, Sel e Lega chiedono le dimissioni. Il Pd chiede chiarezza, mentre il Pdl con Cicchitto si schiera subito in difesa del rappresentante della giustizia per la prima e unica volta. In ogni caso il ministro si dichiara pronta ad affrontare la prova dell’Aula e a spiegare le sue posizioni in merito.

La prudenza è fondamentale – In Italia di questi tempi vige una regola per chi occupa certe cariche e vuole continuare a godere del consenso popolare. Non si può sgarrare di una virgola. E se la furbizia non è sufficiente a far comprendere che tenere certe conversazioni telefoniche, con una famiglia probabilmente tra le più intercettate, è assai pernicioso per la propria salute politica. Le conseguenze sul piano della credibilità si pagano, eccome. Lo testimonia l’ondata d’indignazione da parte dei partiti all’opposizione che odora molto di consensi facili e populismo, ma le regole del gioco sono queste. E se si vuole rimanere in sella bisogna accettarle.

Umano no, ministro sì – Annamaria Cancellieri si è presentata nel panorama politico come una figura super partes, molto più concreta e credibile della media degli attuali ministri, sobria e dal basso profilo. Tanto da essere riconosciuta come una dei personaggi più puliti nei palazzi del potere. Oggi paga lo scotto di una classe politica di cui lei non faceva parte fino a poco tempo fa. Una classe che ha dimostrato solo il suo lato peggiore, tanto da avvelenare e corrompere ogni giudizio la riguardi. Se il ministro da un lato ha mostrato una parte di sé più umana, aiutando un’amica, deve ricordarsi bene che, ben pochi, tra i detenuti nelle condizioni della Ligresti, si possono permettere di ottenere favori ministeriali, rimanendo in carcere nonostante le difficoltà. I gesti di amicizia collegati ai ruoli dei Ministri non sono più concessi, specialmente se ledono la dignità degli altri cittadini.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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