Animali, la sottovalutata coscienza

10/02/2016 di Ginevra Montanari

Cosa pensano gli animali? Chi sono veramente? Ci sono aspetti della mente umana, alcune capacità particolari, che riteniamo appartengano solo alla nostra specie. Ed è per questo che trattiamo le altre specie con molta sufficienza. Ma è davvero così?

Polipo

Una delle cose forse più importanti da ricordare, è che il nostro cervello non è uscito fuori dal nulla. L’abbiamo ereditato. Da chi? Dalle meduse. Proprio così: i primi neuroni provengono dalle meduse, che hanno dato origine ai primi cordati, che a seguire hanno dato origine ai primi vertebrati. Poi i vertebrati sono usciti dal mare, dando il via ad un’evoluzione a catena che ci ha portati dove siamo ora. Non bisogna dimenticare il fatto che un neurone ha lo stesso aspetto in un cane, in un cavallo, in una medusa e in noi. Troppo spesso si cade nello “Specismo”, corrente di pensiero filosofica che pone l’umanità al centro del mondo solo perché intelligente.

I polipi sanno usare gli strumenti allo stesso livello di molti primati e sanno riconoscere i volti umani. Se una cernia insegue un pesce in una fenditura nel corallo, a volte va dove sa che sta dormendo una murena e indica alla murena di seguirla, e la murena capisce quel segnale. La murena va nella fenditura e cattura il pesce, ma se il pesce scappa lo può catturare la cernia. Questa è un’antica collaborazione scoperta recentemente. Le lontre di mare sanno usare gli strumenti e interrompono le loro attività per far vedere ai loro cuccioli come fare: si chiama ‘insegnare’. Gli scimpanzé non insegnano, ad esempio. Le orche invece sì: insegnano e condividono il cibo. Se si guarda il cervello umano paragonato a quello dello scimpanzé, quello che si vede in laboratorio non è altro che un grosso cervello di scimpanzé. Ma cos’hanno a che fare i cervelli con le menti?

Gli animali ci osservano da molto prima di noi. Ci conoscono meglio di quanto noi conosciamo loro. Condividiamo gli stessi doveri: prenderci cura dei nostri piccoli, trovare cibo, lottare per sopravvivere. Siamo essenzialmente uguali. Siamo imparentati sotto la pelle. Il polipo e la lontra hanno il nostro stesso scheletro. Vediamo che si aiutano tra loro; si osserva che i cuccioli sono più curiosi; si osservano i delicati legami familiari, l’affetto, i rituali di corteggiamento. E poi il mondo si chiedere “Ma saranno coscienti?”

Quando, per una qualunque ragione, perdiamo conoscenza, non abbiamo alcuna sensazione. La coscienza è semplicemente ciò che ci fa percepire. Se vedi, ascolti, percepisci, se sei consapevole di qualsiasi cosa, sei cosciente, e loro sono coscienti. Alcuni dicono che ci sono alcuni aspetti che rendono umani gli umani, e uno di quelli è l’empatia. L’empatia è l’abilità della mente di provare quello che prova l’altro. È molto utile. Se i tuoi compagni iniziano a muoversi velocemente, Senti di dover accelerare. La forma più antica di empatia è la paura contagiosa. Se i tuoi compagni si spaventano di colpo e volano via, ti unisci a loro senza troppe domande. L’empatia è antica, ma come ogni cosa nella vita, si presenta su una scala e viene elaborata diversamente. C’è l’empatia di base: tu sei triste e ciò mi rende triste. Ti vedo felice, ciò mi rende felice. Poi c’è quella sorte di partecipazione emotiva più distaccata, come quando si comunica il dispiacere per il lutto di un tuo amico. Non puoi provare quello che l’altro prova, ma lo capisci e gli sei vicino.

Spesso gli esperti d’animali fanno presente che non bisogna mai attribuire pensieri ed emozioni umane alle altre specie. Ma se i loro cervelli sono essenzialmente uguali ai nostri, non è più semplice attribuire le nostre emozioni e i nostri pensieri alle altre specie per capire meglio come si sentono e perché si comportano in quel modo? La struttura è identica, e hanno gli stessi ormoni che creano l’umore. Non è scientifico dire che sono affamati quando cacciano e che sono stanchi quando hanno la lingua di fuori, e poi dire, quando stanno giocando con i loro piccoli, che non sappiamo cosa provino.

Un branco di animali, di lupi, per esempio, è come una famiglia. Come mai delle orche sono tornate da alcuni ricercatori persi nella nebbia e li hanno condotti per miglia finché la nebbia non si è diradata, e la casa dei ricercatori era proprio lì sulla costa? È successo più di una volta. Alle Bahamas, c’è una donna di nome Denise Herzing, studia le stenelle maculate e loro la conoscono. Lei le conosce molto bene. Sa chi è ognuna di loro. Loro riconoscono la barca. Quando si presenta, è una grande rimpatriata. Una volta, però, si sono rifiutate di avvicinarsi alla barca, una cosa molto strana. Non si riusciva a capire cosa stesse succedendo finché qualcuno è uscito sul ponte e ha annunciato che una delle persone a bordo era morta durante un pisolino nella cuccetta. Come facevano i delfini a sapere che uno dei cuori umani si era appena fermato? Perché preoccuparsi? Perché si erano spaventati? Questi misteri ci danno solo un vago indizio di ciò che accade nelle menti che sono con noi sulla Terra a cui non pensiamo quasi mai. In un acquario in Sud Africa c’era un cucciolo di delfino tursiope di nome Dolly. Un giorno stava prendendo il latte quando un guardiano fece una pausa. Dal vetro guardò nella vasca dei delfini, fumando una sigaretta. Dolly si avvicinò e lo guardò, tornò dalla madre, prese il latte per ancora un minuto o due, tornò alla parete di vetro e rilasciò una nuvola di latte che le avvolse la testa come fosse fumo. In qualche modo, questo cucciolo di delfino tursiope aveva avuto l’idea di usare il latte per rappresentare il fumo. Quando gli umani usano una cosa per rappresentarne un’altra, la chiamiamo arte. Un recente studio ha evidenziato come i cavalli riescano a riconoscere le emozioni guardando il volto dei soggetti. Riconoscono anche solo da una foto se una persona è arrabbiata e felice: viene evidenziato dal battito cardiaco che accelera, e dall’occhio sinistro, associato alle sensazioni negative.

Ciò che ci rende umani è il fatto che, per quanto riguarda ciò che abbiamo in comune, noi siamo i più estremi. L’animale più compassionevole, più violento, più creativo e più distruttivo della Terra, e siamo tutte queste cose messe insieme. Belle e brutte. Ma l’amore non è ciò che ci rende umani. Non caratterizza esclusivamente la nostra specie, semplicemente perché non siamo gli unici a curarci dei nostri compagni o delle nostre famiglie. Dovremmo avere un rapporto molto diverso col mondo che ci circonda. Noi, che ci siamo dati un nome per la nostra elevata intelligenza, per distinguerci, non pensiamo mai alle conseguenze. Quando accogliamo un cucciolo d’uomo, dipingiamo animali sui muri, mostriamo cartoni animati e libri sulla vita naturale, sui legami e sull’umanizzazione fumettistica del mondo animale. Non si emozionano con computer o cellulari. Si emozionano perché capiscono di non essere soli, perché ci sono così tante creature nel mondo, così diverse eppure così simili. Dovremmo rivoluzionare completamente il nostro modo di gestire l’ecosistema: dall’inquinamento all’alimentazione, dallo sfruttamento alla superficialità. Se non ora, quando?

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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