L’Angelo del Bizzarro. Il Romanticismo nero da Goya a Max Ernst

18/03/2013 di Simone Di Dato

Si ispira ad Edgar Allan Poe e al suo ironico“Angel of the Odd”, del 1844, il nome della nuova esposizione del Musèe d’Orsay che racconta artisti e correnti secondarie dell’Ottocento più oscuro. Dopo l’apertura allo Städel Museum di Francoforte, giunge infatti a Parigi L’ange du bizarre. Le romantisme noir de Goya à Max Ernst, con l’intento di mostrare al pubblico le molteplici declinazioni del Romanticismo nero e le radici del mondo del “dark fantasy”.

A utilizzare per primo l’espressione fu, nel 1930,  il critico letterario e storico dell’arte Mario Praz, definendo così quell’ampia parte di letteratura e  produzione artistica che dal 1760 in poi, si ispira agli elementi irrazionali, al grottesco, ai concetti di mistero, paura, vizio, lussuria, di fatto celati dietro i lumi della Ragione.

Questo universo prende forma in Inghilterra a partire dai romanzi gotici, successi editoriali che renderanno il  mistero e il macabro un piacere intrigante, per poi contagiare le arti visive e plastiche. “Credete ai fantasmi? – No, ma mi fanno paura” dirà Madame Du Deffand a Horace Walpole, autore di quello che sarà riconosciuto come il primo romanzo gotico della storia e che riassume alla perfezione lo spirito di queste correnti borderline.

L'angelo del bizzarro e il romanticismo nero
Carlos Schwabe – “La Morte e il becchino”

Curata da Felix Kramer e Côme Fabre, la mostra (visitabile fino al 19 giugno) prevede circa 200 opere tra dipinti, stampe, disegni, fotografie, sculture e rappresentazioni cinematografiche dal tardo XVIII al XX secolo. Protagonisti lo spagnolo Francisco Goya (1746-1828) e il francese Théodore Géricault (1791-1824), che mettono lo spettatore davanti alle assurde atrocità  delle guerre e dei naugragi materializzando le superstizioni dei loro tempi. Ma vi saranno anche le illustrazioni del “Faust”, frutto della selvaggia immaginazione di Eugène Delacroix che darà forma agli spettri, alle streghe e ai demoni di Milton e Shakespeare; i dipinti cupi e malinconici di Friedrich e il celebre “Incubo” (1781) di Johann Heinrich Fussli, che unisce il tema della morte a quello della sensualità, dell’erotismo, rappresentando una giovane donna riversa in un letto, con un demone dalle sembianze di scimmia accanto. E ancora William Bouguereau con l’audace “Dante e Virgilio” spettatori di una grottesca zuffa di anime dannate, e infine Edvard Munch, anche autore di meduse, sfingi e vampiri.

E se alla fine del XIX secolo si rivolgono all’occulto e ai miti per porre l’uomo davanti alle sue paure e contraddizioni, subito dopo la Prima guerra mondiale gli artisti lasceranno trionfare l’immaginazione a discapito del principio di realtà, ponendo il sogno, l’ebbrezza e l’incosciente alle basi del processo creativo.
Ecco perché ora il percorso espositivo si fa più ricco e avanti nel tempo. “Il romanticismo nero lascia spazio a tutto ciò che sfugge al controllo della ragione. Non si può confinare in uno stile o in un periodo”spiega Côme Fabre, motivando la presenza del surrealismo e di opere  di Salvador Dalì, Renè Magritte e Max Ernst. Sarà proprio Dalì a ritrarre la moglie-musa Gala, nuda e in preda a un sogno popolato da tigri ed elefanti.  Anche il cinema, per riflesso, darà vita alle perllicole dell’orrore del primo dopoguerra, come Nosferatu di Murnau e si impossesserà di Frankenstein e Faust creature nonché capolavori saldi nell’immaginario collettivo.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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