Andy Warhol. L’immagine e il mito

03/06/2013 di Simone Di Dato

Il Palazzo Blu organizza una mostra dedicata al genio della Pop art

Andy Warhol. l’immagine e il mito

Quando una grave malattia infantile lo costringe a letto per mesi, il piccolo Andy Warhol si distrae osservando e disegnando le icone votive appese dalla madre ai muri della sua stanza, avendo così la sua prima esperienza con il kitsch religioso. Nel corso della sua formazione avrà modo di confrontarsi con il mondo della grafica, della pubblicità, fino a giungere a opere da distratti sbaffi esagerati di colore che fanno quasi eco allo stile dell’espressionismo astratto. Quando poi sarà in bilico tra differenti tecniche pittoriche, rinnegherà il tradizionale “tocco dell’artista”, dedicandosi alla serigrafia e alla manipolazione delle immagini: i  “disastri” “celebrità” e “prodotti di consumo” saranno le sue più grandi passioni. “Tutti si rassomigliano e agiscono allo stesso modo. Penso che tutti dovrebbero essere macchine. Tutti dovrebbero amarsi. La pop art è un modo di amare le cose”. Paradossalmente per Warhol amare vuol dire essere macchine, e lui desidera essere a tutti i costi una macchina. Il suo modo quasi ossessivo di dipingere e i soggetti utilizzati comunicano il desiderio di conferire classicità all’oggetto di consumo e che, azzardando,  gli conferiscono l’idea di  un moderno Raffaello della società di massa americana.

Proprio a Andy Warhol, l più significativo esponente della Pop Art, sarà dedicata la mostra invernale del Palazzo Blu di Pisa, che aprirà le sue sale dall’11 ottobre fino al 1° febbraio. Sostenuta dalla Fondazione Pisa, “Andy Warhol. L’immagine e il mito, vanta la collaborazione della Gamm (Giunti Arte Mostre Musei) e presenterà al pubblico circa 150 opere, tra cui 20 fotografie Polaroid che focalizzano l’attenzione  sul percorso artistico del rivoluzionario protagonista. La mostra è resa possibile grazie alla collaborazione con il museo che custodisce una grande parte della sua produzione: “I prestiti per l’esposizione provengono dal Museo Andy Warhol di Pittsburgh, dall’Albertina e dal Mumok di Vienna e da molte altre importanti raccolte americane ed europee” ha specificato Walter Guadagnini, curatore della mostra insieme a Claudia Beltramo Ceppi.

Il percorso avrà l’intento di portare alla luce un artista del quale si crede di sapere tutto, ma che in realtà è considerato alla luce di numerosi luoghi comuni e inesattezze, ma che è stato in grado di spostare il nucleo dell’arte dall’Europa all’America. Si individueranno i temi che rendono il maestro del contemporaneo il più rappresentativo testimone del mutamento storico ma soprattutto culturale della seconda metà del Novecento. Tra le opere ci saranno i Brillo Box, le Campbell Soup per mostrare l’effimero della società dei consumi; le grandi tele dedicate ai Most Wanted Men e alle Electric Chair a sottolineare il tema della violenza (basti pensare all’immagine della sedia elettrica o la foto segnaletica dei criminali più ricercati); e infine una serie di rari “ritratti celebri”: da Marylin Monroe a Liz Taylor, ma anche Mao e Richard Nixon a dimostrare la misteriosa capacità di Warhol di scegliere immagini ben precise, immagini chiave del suo tempo e rese eterne, accomunando e mettendo sullo stesso piano catastrofi, sogni di gloria e successo. Saranno presenti anche tele di grande formato e dalla tecnica quasi monumentale, come Miths, Dollar, Skull,  alcune serigrafie che mostreranno la sua evoluzione stilistica, il suo linguaggio raffinato e intrigante, ma anche il famoso “Knives”, divenuto ancora più noto come simbolo di Gomorra, libro di Roberto Saviano, poiché scelto come immagine di copertina.

Dopo le esposizioni dedicate a Chagall, Mirò, Picasso e Kandinsky, la Fondazione Palazzo Blu mette a segno un’altra grande retrospettiva, portando avanti il progetto d’indagine sui grandi maestri del Novecento e lo fa, meritatamente, con un grande genio, mai attuale quanto oggi.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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