Anche le banche centrali sanno sorprendere

20/09/2013 di Giovanni Caccavello

Ben Bernanke non diminuisce il Quantitative Easing stupendo tutti gli addetti ai lavori e le borse festeggiano

Ben Bernanke Quantitative Easing

Washington – Mercoledì alle 2.00 di notte (ora Italiana) Ben Bernanke, Chairman della Federal Reserve Americana, contro ogni pronostico, ha annunciato che la Banca Centrale Statunitense non ridurrà il Quantitative Easing (QE) nel corso del mese di Settembre e, presumibilmente, continuerà a “stampare moneta” per circa 85 miliardi di Dollari al mese ancora per un po’ di tempo. L’idea, ventilata proprio dallo stesso Bernanke circa tre mesi, di incominciare a ridurre gradualmente gli stimoli per porre fine alle politiche monetarie non convenzionali utilizzate dalla FED per avviare la ripresa degli Stati Uniti è stata quindi abbandonata sotto gli occhi stupiti di tutti gli addetti ai lavori che, al contrario, si aspettavano una riduzione del QE di almeno 10 miliardi di dollari.

Borse, Stati Uniti, FedLe Borse… – La reazione delle borse è stata immediata e nella giornata di ieri i mercati erano in festa. Dopo alcune sedute caratterizzate da qualche vendita e pochi acquisti, tutte le principali “Piazze” hanno fatto registrare un segno ampiamente positivo a fine giornata. Tokio, una delle poche borse asiatiche aperte questa settimana (Taiwan, Sud Corea e Cina Continentale hanno temporaneamente gli uffici chiusi fino a lunedì 23 Settembre) ha fatto registrare un buon +1,8% mentre le borse europee hanno chiuso attorno o sopra l’1% (Milano +1,43%, Francoforte +0,67%, Parigi 0,85%, Madrid 1,01% e Londra +1,01%), facendo schizzare l’indice “Euro Stoxx”, che fotografa l’andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente ai massimi da 5 anni (stesso livello del 15 settembre 2008 prima del Crack Lehman Brothers. Le uniche “piazze” in territorio contrastato nel corso della giornata di ieri sono state il Nasdaq e il Dow-Jones che hanno chiuso vicino alla parità pagando le incertezze della politica americana riguardo il deficit. Da non dimenticare infine la forte boccata di ossigeno che le borse dei mercati emergenti hanno ricevuto dopo le parole di Bernanke. Tali borse, infatti, nel corso di queste prime sedute “post-FED Decision” risultano essere molto positive.

…ed i tassi – Al tempo stesso tutti i tassi di interesse delle economie emergenti (Brasile, Indonesia, Turchia, Sud Africa, Russia, India) sono in netto ribasso dopo che, negli scorsi mesi, i governi di tali paesi, preoccupati dalla possibilità della FED di ridurre gli stimoli, avevano incominciato ad alzare i loro tassi in concomitanza del deprezzamento delle loro valute nei confronti con il dollaro. Situazione simile sta avvenendo in Europa, continente che nonostante gli immensi sforzi fatti dalla BCE nel corso di questi ultimi anni, continua a mostrare debolezze strutturali poco confortanti. I tassi di interesse italiani e spagnoli si sono infatti abbassati, raggiungendo una valore attorno al 4.30%. Ciò, però, non è sufficiente per festeggiare “la morte del demone” spread, vista le prospettive politiche poco chiare soprattutto nel “Bel Paese”.

La FED – Nel corso del suo discorso alla stampa, Ben Bernanke ha dato ampie spiegazioni riguardo alla scelta di non iniziare il così detto “Tapering” da parte della FED. Il Federal Open Market Committee (FOMC), principale organo della FED in materia di operazioni di mercato, ha ritenuto, vista la graduale ed ancora lenta ripresa americana, di non ridurre l’acquisto di titoli di stato americani e di continuare con un “iniezione di moneta” mensile di circa 85 miliardi di dollari. Da ricordare che il Federal Open Market Committee è composto da 12 membri: tutti i 7 membri del Board of Governors (nominati direttamente dal Presidente degli Stati Uniti, dal presidente della Federal Reserve Bank di New York e, a rotazione, da 4 dei rimanenti 11 presidenti delle altre Reserve Bank federali.

Dati Macro USA – Il mercato immobiliare e quello azionario sono ancora relativamente instabili e, oltre a ciò, la Federal Reserve ha significativamente tagliato le stime sul Pil degli Stati Uniti, che nel 2013 é visto in crescita tra il 2% e il 2,3% (contro il 2,3% – 2,6% calcolato lo scorso giugno) e nel 2014 in espansione tra il 2,9% e il 3,1% (contro la forbice tra il 3% e il 3,5% calcolata lo scorso giugno). Migliorano, in compenso, le previsioni sul tasso di disoccupazione, stimato tra il 7,1% e il 7,3% nel 2013 (tra il 7,2% e il 7,3% secondo le previsioni di giugno) e tra il 6,4% e il 6,8% nel 2014 (tra il 6,5% e il 6,8% a giugno). Tali previsioni rimangono però ancora lontane dal’obiettivo fissato dalla FED di ridurre la disoccupazione al 6,5% e sono, molto probabilmente, una delle cause principali della decisione,

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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