Anche la Bce abbandona la nave dell’austerity?

12/07/2016 di Alessandro Mauri

L'ultimo bollettino Bce presenta uno studio che mette in discussione l'austerità europea. Una posizione condivisibile, ma solo in parte

Uno studio pubblicato nell’ultimo bollettino Bce pone in discussione, seppur non troppo direttamente, le politiche di austerità portate avanti in Europa a partire dallo scoppio della crisi finanziaria prima e di quella dei debiti sovrani poi. Un cambio di rotta che coinvolgerà anche le altre istituzioni europee?

Lo studio – Lo studio, condotto dai due economisti interni all’Istituto di Francoforte, Marek Jarocinski e Michele Lenza, porta il titolo “How large is the output gap in the euro area” e cerca di comprendere quanto l’Unione Europea potrebbe crescere se non ci fosse una congiuntura economica negativa. Si tratta, appunto, della crescita potenziale, il cui margine con la crescita reale dovrebbe mettere in evidenza le difficoltà di una economia. In particolare, se la crescita potenziale si mantiene costante o in leggero aumento, significa che è necessario implementare politiche di stimolo, in quanto il gap è dovuto esclusivamente alle avverse condizioni macroeconomiche. Se invece la crescita potenziale diminuisce, allora sono necessarie riforme strutturali per rimettere in moto l’economia. Secondo la politica economica fin qui condotta dall’Unione Europea, e il continuo richiamo ad adottare riforme strutturali, sembrerebbe che il vecchio continente abbia imboccato la seconda strada, mentre dallo studio Bce emergerebbe il contrario. Il gap nei soli ultimi due anni corrisponderebbe infatti a circa il 6% del Pil, una mancata crescita notevole, che obbliga l’Ue a rinviare per diversi anni il recupero verso i livelli pre-crisi.

Stop all’austerità – Se quindi la crescita potenziale non è calata nel corso della crisi, il gap con la crescita reale è dovuto esclusivamente alla crisi, e potrebbe essere colmato da politiche economiche e monetarie espansive. Un modo per giustificare il Quantitative easing (Qe) della Bce, ma che al tempo stesso smonta anni di politiche di austerità portate avanti con convinzione soprattutto dalla Germania, ma anche dalla stessa Bce, la quale ufficialmente non cambia posizione, ma potrebbe anche avvicinarsi a quanto sostenuto dal Fondo monetario internazionale (Fmi), spesso critico con le politiche Ue, specialmente per il trattamento riservato alla Grecia nelle trattative per il suo salvataggio. Lo stimolo all’economia richiederebbe infatti di allentare le politiche di bilancio, sostenendo la domanda con stimoli fiscali.

Ma le riforme servono – Se da un lato gli scarsi risultati delle politiche europee, a differenza di quanto accaduto negli Stati Uniti (dove le politiche economiche sono state maggiormente espansive), giustificano l’adozione di nuove strategie, dall’altro riformare sistemi economici oggettivamente datati e inefficienti non può che essere auspicabile. Il rischio che allentare i cordoni della borsa induca i governi a trascurare le riforme è molto elevato, e potrebbe vanificare gli effetti positivi delle politiche espansive. Resta inoltre da chiarire dove alcuni Paesi, compresa l’Italia, possano reperire le risorse per finanziare stimoli fiscali o opere pubbliche: il peso già elevatissimo del debito e la scarsa fiducia dei mercati non permettono ampi spazi di manovra.

Come può dunque risolversi questa apparente incompatibilità tra esigenze di bilancio e necessità di rilanciare l’economia? L’unica risposta credibile, e che sia sostenibile anche nel medio – lungo periodo, è che l’Unione europea aumenti l’integrazione economica e, sperabilmente, inizi a valutare seriamente l’ipotesi di un debito comune. Solo in questo modo le risorse a disposizione sarebbero tali da generare un incremento significativo del Pil e, più in generale, del benessere europeo.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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