Anche il Bangladesh colpito dallo Stato Islamico

21/11/2015 di Michele Pentorieri

Gli uomini di al-Baghdadi si attribuiscono la responsabilità dell'attacco avvenuto mercoledì a Piero Parolari, ma il Governo bengalese non è convinto. In ogni caso, il pericolo dell’estremismo islamico nel paese è forte.

Bangladesh

Lo scorso Mercoledì , sacerdote e medico italiano, è stato attaccato in Bangladesh da tre uomini armati a 400 kilometri dalla capitale Dhaka. Si stava recando presso il villaggio della sua parrocchia quando è stato raggiunto dagli spari dei tre uomini, che gli hanno provocato ferite al collo e alla testa. Poco dopo la diffusione della notizia, il sedicente Stato Islamico ha rivendicato l’accaduto, dichiarando: “Il crociato italiano Pietro Parolari che opera da anni in una campagna missionaria nel distretto di Dinajpur è stato attaccato con diversi colpi sparati da una pistola con silenziatore che gli hanno provocato gravi lesioni”. L’attacco arriva a meno di 2 mesi dall’uccisione di un cooperante italiano nel quartiere diplomatico della capitale. Anche in quel caso, gli uomini di al-Baghdadi non esitarono ad attribuirsi il “merito” dell’omicidio. In quel caso, dichiararono che “una cellula di sicurezza appartenente ai soldati del Califfato nel Bengala ha assassinato un crociato italiano di nome Cesare Tavella in una strada di Gulshan nella città di Dacca. Questo atto nobile ha sconvolto i tiranni del Paese e anche i crociati che vivono lì, avendo avuto luogo in una zona che dovrebbe essere la più sicura area residenziale del Paese”. Infine, pochi giorni dopo l’uccisione di Tavella, la stessa sorte toccò a Hoshi Koinyo, cooperante giapponese. La posizione del Governo bengalese è ben chiara. Si afferma che qualsiasi attentato o episodio violento in genere sia un complotto per destabilizzare l’ambiente politico.

Il Bangladesh, di tradizione laica o comunque di un islamismo moderato, ha vissuto un vero e proprio punto di svolta a partire dai primi anni ’80. Il dittatore Ziaur Rahman, succeduto nel 1975 al fondatore del Paese Sheikh Mujibur Rahman, decise di fare dell’islamismo radicale un supporto per il proprio regime. Uno dei provvedimenti più importanti fu quello di ridare voce a Jamaat-e-Islami, partito che propugna visioni radicali dell’Islam ed era addirittura contrario all’indipendenza del Paese dal Pakistan. Il successore di Ziaur, Abdus Sattar, dichiarò l’Islam religione di Stato. Da allora, si sono moltiplicati gli attentati di matrice islamica ai danni degli “apostati”. Infine, Khaleda Zia (Primo Ministro dal 1991 al 1996 e di nuovo dal 2001 al 2006 e attuale leader del Bangladesh National Party), ha continuato l’alleanza elettorale con Jaamat-e-Islami, accogliendo durante il suo secondo mandato alcuni criminali di guerra nel Governo.

Oltre a ciò, bisogna tenere conto delle già citate elezioni del 2014, che hanno visto l’Awami League, di ispirazione moderata e socialista, uscire vincitrice. Il Bangladesh National Party aveva richiesto un periodo di transizione prima del voto, ma invano. Per questo motivo, gli estremisti islamici hanno minacciato pesantemente la popolazione, intimandole di boicottare le elezioni. Come risultato di ciò, solo il 20% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne. Nel suo primo anno di Governo, Sheikh Hasina ha varato una serie di provvedimenti contro Jaamat-e-Islami, incarcerandone i principali leader. I sostenitori del partito estremista hanno quindi preso di mira gli intellettuali laici e soprattutto i blogger impegnati contro il fanatismo religioso. Ad aggravare il clima di ostilità e diffidenza, sul Daily Star è apparsa la notizia che Khaleda Zia potrebbe avere qualche legame con l’uccisione di Tavella.

In questo contesto vanno inserite le rivendicazioni dello Stato Islamico che, mai come in questo caso, dovrebbero essere verificate in maniera molto accurata prima di dare giudizi affrettati e dichiarare frettolosamente che il Bangladesh sta scivolando nelle mani degli uomini di al-Baghdadi. Si sta facendo sempre più strada, infatti, la pista che vede gli attentati come una ritorsione per le misure restrittive applicate dal nuovo Governo nei confronti di Jaamat-e-Islami. Tuttavia, anche qualora l’ipotesi califfato fosse smentita definitivamente, sarebbe comunque bene tenere conto di quello che sta accadendo in un posto a migliaia di chilometri dall’Europa. Il pericolo estremismo è infatti molto forte e allo stesso tempo gravido di conseguenze. Sotto il primo aspetto, c’è da tenere conto di una sottocultura estremista che si sta sempre più incuneando all’interno della tradizione moderata bengalese. Ciò soprattutto a causa di giovani formati all’interno delle madrasse (scuole islamiche) di vedute non molto tolleranti. Infine, il Bangladesh costituisce un modello democratico in un Paese a maggioranza islamica (intorno al 90% della popolazione). Consegnarlo al radicalismo significherebbe frustrare le ambizioni democratiche del Paese e dare adito alla teoria che vuole l’Islam incompatibile con la democrazia.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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