Amore e Psiche, la favola dell’anima a Mantova

09/07/2013 di Simone Di Dato

Amore e psiche, Canova

E’ il simbolo dell’amore per eccellenza, della bellezza neoclassica capace di trascendere le passioni per elevarsi all’armonia di un atto sublime. Amore e Psiche, emblematica opera di Canova esposta al Louvre, è una delle sculture più amate e ammirate di sempre. Ispirata alla leggenda raccontata da Apuleio ne Le metamorfosi, la statua mostra in una perfetta sintesi di equilibrio e “senso della carne”  il dio Amore nell’atto di contemplare il volto della fanciulla amata: un’intensa purezza che ha trovato nel pubblico di ogni generazione una particolare terreno di successo, tra sottile erotismo e  raffinata dolcezza. E’ in un contesto di divinità onnipotenti e oracoli di sorta che si consuma la storia che tutti conosciamo. Psiche, mortale dalla bellezza simile a quella di Venere sposa Eros, senza mai poterne vedere il viso, se non nell’oscurità della notte. Istigata dalle invidiose sorelle, la bella Psiche scopre l’identità dell’amante e solo dopo una serie di dure prove, otterrà l’anelata immortalità, per poi ricongiungersi all’adorato Eros. Da un lato quindi un capolavoro che rispetta formalmente e idealmente i canoni dell’estetica di Winckelmann, dall’altro la “bella fabella” che continua ad affascinare.

A indagare sugli universi inesplorati dell’anima attraverso questo mito sarà la prossima mostra che vedrà protagonista la città di Mantova. Curata da Elena Fontanella, organizzata dalla Fondazione DNArt e promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali, “Amore e Psiche, la favola dell’anima” si baserà sulle interpretazioni che fecero del mito durante l’Umanesimo e in chiave platonica, con l’obiettivo di snodare il percorso di lettura iconografica attraverso l’analisi delle diverse interpretazioni. Il percorso espositivo però non partirà dalla celebre opera di Canova, bensì con l’affresco di Giulio Romano, conservato nella residenza gonzaghesca, nella bellissima sala di Palazzo Te. Il massimo esponente del Neoclassicismo sarà comunque presente con alcuni dei suoi incredibili capolavori.
“Siamo felici della collaborazione con la Fondazione DNArt perché ci dà l’occasione di realizzare a Mantova una mostra unica. Con l’esposizione di Palazzo Te, infatti, il percorso di Amore e Psiche si arricchisce di un’opera straordinaria e inamovibile: l’affresco della Camera di Amore e Psiche, con i suoi ventidue passi affrescati da Giulio Romano, grande rivale di Raffaello.” Ha affermato Marco Tonelli, Assessore alle Politiche Culturali e alla Promozione Turistica del Comune di Mantova.

Accoglieranno gli spettatori una serie di statue e dipinti classici, diversi reperti archeologici della Magna Grecia e dell’età imperiale romana del IV e V secolo a.C. provenienti dai Musei Capitolini di Roma e dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Sarà poi il turno dei capolavori di Tintoretto, August Rodin, Salvador Dalì, Tamara de Lempicka e molti altri che porteranno cronologicamente ad ammirare le istallazioni di arte contemporanea di Fabrizio Plessi, l’autore di “Passi” un’opera costituita da una vasta superficie specchiante che riflette il soffitto della Camera di Amore e Psiche, al cui centro  sarà posta la Venere italica di Canova. Il tutto reso inaspettamente dinamico grazie alla divisione del percorso in due momenti ben precisi: la parte archeologica situata nel tempio di San Sebastiano e le diverse fasi del racconto di Apuleio (dalla Passione e i sensi, L’illuminazione, passando per Le prove, L’Amore, fino a giungere all’Immortalità e la Testimonianza) ospitate invece da Palazzo Te.

Un evento imperdibile (visitabile dal 13 Luglio al 3 Novembre) che sfrutterà lo spazio delle immagini artistiche ispirate a questa favola nei millenni della storia, per fare luce sulla dimensione più intima e celata dell’uomo, il cui spirito è riassunto  alla perfezione dalla curatrice: “La vita attuale nega spesso all’uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dall’esistenza, siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori, fatte di vuoti e silenzi, che la vita ci mette davanti. Grazie all’aiuto di una delle favole più belle sull’amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell’anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia.”

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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