Armi nucleari: amministrazione Obama, dal New START al CTBT?

05/05/2013 di Lorenzo Vermigli

 Il discorso di Praga – Il 5 aprile 2009, in piazza Hradcany, Praga, il Presidente Obama parlava della sua volontà di ridurre gli tutti gli arsenali nucleari in un futuro non troppo lontano. Conscio delle difficoltà di tale obiettivo, diceva anche che probabilmente lui non avrebbe mai visto un mondo senza armi nucleari. Intanto, però, in quel di Praga, un anno più tardi, firmava il New START, un accordo di riduzioni di armi nucleari strategiche.

Obama, tra New Start e CTBTIl New START – Il trattato firmato dagli USA e dalla Federazione Russa prevede che nessuna delle due potenze possa avere più di 1550 testate nucleari strategiche (da non confondere con quelle tattiche, che, invece, non fanno parte del trattato) montate su ICBMs (Intercontinental Ballistic Missiles) e SLBMs (Submarine-launched Ballistic Missiles); ogni heavy bomber (bombardiere pesante) poi conta come una testata. Inoltre, né Russia né gli USA possono superare gli 800 ICBMs, SLBMs e heavy bombers. Ultimo limite: di questi 800, soltanto fino a un massimo di 700 possono essere contemporaneamente operativi.

Le imperfezioni del New START – Sono alcune, a mio avviso, le imperfezioni del New START. Una su tutte è il bizzarro modo di calcolare le 1550 testate. Infatti, ogni testata montata su un ICBM o SLBM vale uno (e fin qui tutto normale), mentre il contare un heavy bomber come una singola testata suona alquanto contraddittorio, dato che gli heavy bombers americani (il B-52H per esempio) possono portare fino a 20 ALCMs (Air-launched cruise missiles). Questo significa che se gli USA o la Russia vogliono eccedere le 1550 testate, possono benissimo farlo: basta armare fino ai denti i bombardieri pesanti. La seconda falla del trattato riguarda la mancata attenzione verso le testate nucleari non-strategiche (o tattiche); a differenza delle strategiche, le tattiche sono di più corto raggio d’azione e vengono impiegate in battaglia verso obiettivi sensibili (le strategiche invece mirano a tagliare qualsiasi capacità avversaria anche di rispondere; quelle di Hiroshima e Nagasaki erano strategiche, per capirsi). Ci sarebbe poi anche un ulteriore “problema” nel New START: le testate non-deployed. Il trattato prende in considerazione soltanto le testate “già montate”, deployed, già pronte all’uso, mentre trascura completamente quelle non-deployed, ovvero quelle conservate nei silos o in luoghi segreti.

Dall’LTBT al CTBT – Già negli anni ’60 ci si era accorti dei pericoli che poteva creare fare nuovi test di armi nucleari, sperimentare nuove testate. Così, nel 1963 fu firmato il LTBT (Limited Test Ban Treaty). Questo trattato dimostrava già nel suo titolo ufficiale i suoi limiti: “Treaty banning nuclear weapon tests in the atmosphere, in outer space and under water”. Magari negli anni ’60 non volevano privarsi di questa opzione, ma il limite era (ed è) nei test nel sottosuolo. Tecnicamente, questi test non sono vietati dal LTBT ed infatti ne sono stati condotti molti dal primo (nel 1951, in Nevada). Nel 1996, però, la comunità internazionale ha fatto un passo in avanti per quanto riguarda il divieto dei nuclear tests: è stato firmato il CTBT (Comprehensive Test Ban Treaty). Con il CTBT si vietano tutti i test nucleari, sia per scopi militari che civili. USA, Israele, Cina, Iran ed Egitto hanno firmato ma non ancora ratificato (sono passati ben 17 anni!), mentre Corea del Nord, Pakistan e India non hanno mai firmato. Obama pare intenzionato a ratificare il CTBT prima che finisca il suo mandato, ma non sarà certo un’impresa facile dato che il Senato si espresse già nel 1999 con esito negativo (serve una maggioranza di 67 senatori su 100). Una seconda sconfitta in Senato potrebbe davvero distruggere ogni possibilità di futura adesione al trattato.

I pericoli del “Nuclear zero” Ridurre gli arsenali nucleari e sventare sempre più la minaccia di un attacco (o peggio ancora, guerra) nucleare è un obiettivo facilmente condivisibile, ma dobbiamo fare attenzione. Il percorso verso il “Nuclear zero” (assenza totale di armamenti nucleari) può essere molto pericoloso. Il motivo è intuitivo: mentre è semplice “scovare” installazioni nucleari, non è altrettato semplice sapere se uno Stato è in possesso di materiale fissile come l’Uranio-235 o il Plutonio-239. Questo implica che se gli USA dovessero abbandonare il loro intero arsenale (così come le altre potenze), non avremmo mai la certezza che un rogue State non stia sviluppando un’arma nucleare, magari non tecnologicamente avanzatissima, ma in grado di imporsi militarmente su tutti (dato che nessuno avrebbe più la deterrence capability e la retaliatory response).

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Lorenzo Vermigli

Nato a Massa Marittima (GR) il 13/02/1989, ma cresciuto nella ridente Follonica (GR). Ha frequentato il Liceo Linguistico Sperimentazione Brocca di Follonica e ha conseguito la maturità con 100/100. Ha studiato Scienze Politiche alla LUISS di Roma e si è laureato con una tesi sul fondamentalismo islamico (110 e lode). E' attualmente iscritto al secondo anno del corso di Laurea Magistrale in International Relations alla LUISS. Ha studiato all'Institut d'études politiques di Parigi e alla University of Pennsylvania di Philadelphia. Ha frequentato un corso di Security Studies presso l'Institute of Global Studies di Roma. Appassionato di calcio, storia e viaggi.
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