E se il vero inganno fosse proprio American Hustle?

08/01/2014 di Jacopo Mercuro

Amy Adams e Christian Bale

L’arte di sopravvivere è un’avventura che non finisce mai- Irving Rosenfeld (Christian Bale)

Il buon giorno si vede dal mattino, o almeno così si dice. Se la saggezza popolare fosse davvero attendibile, allora, il 2014 si prospetterebbe davvero un anno di qualità per quanto riguarda l’universo cinematografico. Il sipario si apre con una delle uscite più attese e promettenti: American Hustle, ultimo lavoro del regista David O. Russell, che inaugura la nuova stagione con un tuffo nei luccicanti anni ’70.

American HustleIrving Rosenfeld (Christian Bale) è un piccolo truffatore finanziario che, fingendo di avere contatti con un’importante banca inglese, promette grandi prestiti in cambio di una “piccola” ricompensa. Ovviamente le somme promesse, dopo avere ricevuto il lauto compenso, non vengono mai elargite. Il gioco finisce quando Irving, insieme alla sua socia in “affari”, nonchè amante Sydney Prosser (Amy Adams), vengono incastrati dall’agente FBI Richie Di Maso (Bradley Cooper). All’agente Di Maso però non interessa arrestare i due Bonnie e Clyde della finanza, dentro di se ha ambizioni più grandi, è per questo che ai due truffatori viene concessa la possibilità di collaborare con gli agenti federali in cambio di un trattamento di favore.

Da questo momento le cose si faranno sempre più complicate, Irving e Sydney si ritrovano invischiati in una grande operazione destinata ad incastrare politici e membri della mafia. Un’operazione ambiziosa che sembra destinata ad andare in porto se non fosse per i rapporti personali che rischiano di mettere in pericolo la vita e la carriera dei protagonisti. L’imprevisto e la pericolosa mina vagante è impersonificato dalla vera moglie di Irving: Rosalyn (Jennifer Lawrence), una donna imprevedibile, sgraziata e depressa, ma allo stesso tempo attraente ed energica. L’ambizione fuori controllo dell’agente Di Maso e l’astuzia del veterano della truffa Irving saranno le componenti principali di una storia caratterizzata dai continui capovolgimenti di fronte, scioccanti ed inaspettati.

Osannato dalla critica e candidato a sette Golden Globe, American Hustle, sembra trovare la propria natura nel sottotitolo italiano: l’apparenza inganna. Nonostante sia stato giudicato da molti il miglior film di David O. Russel, il suo ultimo lavoro è sembrato un gradino inferiore rispetto ai più intensi quanto magnetici “The Fighters” e “Il lato positivo”, trovando la sua più grande fortuna nella realtà mediatica.

Visto il cast e le premesse fatte ci si aspettava qualcosa di diverso, una sceneggiatura interessante, ma a tratti noiosa e surreale, nonostante il film prenda spunto da una storia vera. Il livello è alzato dalla bravura e dall’intensità psicologica dei personaggi tipici di Russel. A brillare come i lustrini degli anni settanta sono proprio quest’ultimi, già al servizio del regista in lavori precedenti, forniscono un’interpretazione fuori dal comune: Bale, Amy Adams, Lowrence e Bradley Cooper, come se ce ne fosse bisogno, confermano tutta la loro bravura e versatilità.

L’attenzione dello spettatore è rapita nei momenti in cui i protagonisti affrontano i propri drammi psichici, dando l’impressione di dover implodere o esplodere da un momento all’atro. La resa visiva è esaltata dagli ormai conosciuti primi piani di Russel che strizzano l’occhio al pubblico. L’intera trama è una continua scatola cinese nella quale ci si rischia di perdere. Lo stesso vale per gli attori, uomini con buone intenzioni sopraffatti dalle proprie debolezze, fino a perdere, ma cercando continuamente la loro vera identità.

American Hustle trova l’ispirazione della propria sceneggiatura dalla vera operazione dell’FBI chiamata Abscam, della quale, per motivi narrativi, ne abbandona quasi ogni realismo storico. Una storia difficile e contorta, come lo stesso giudizio del film che brilla per alcune scelte – musiche e costumi – ma sembra mancare in altre. Di livello minore rispetto alle precedenti pellicole, l’ultima fatica di Russell è un’avventura nella giungla della vita. Tra situazioni comiche e momenti drammatici i protagonisti si perdono nelle loro debolezze e nelle loro ambizioni, dove, il vero inganno, sta nelle scorciatoie intraprese per raggiungere con facilità il sogno americano che sembra trovarsi continuamente dietro l’angolo, ma che in realtà non c’è.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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