American Chronicles: l’arte di Norman Rockwell in mostra a Roma

15/12/2014 di Simone Di Dato

“Il segreto per cui tanti artisti vivono così a lungo è che ogni dipinto è una nuova avventura. Quindi, come puoi vedere, loro cercano sempre qualcosa di nuovo ed eccitante. Il segreto è non guardarsi indietro.”

Roma, American Chronicles: the art of Norman Rockwell

La spina dorsale dell’arte di Norman Rockwell (1894-1978), pittore e illustratore statunitense del XX secolo, è il racconto della verità. Per trovare in ogni occasione il volto giusto da ritrarre, l’artista newyorkese ha utilizzato negli anni modelli professionisti, arruolato amici, familiari e numerosissimi vicini, collezionato abiti e costumi di ogni specie, ma più di ogni altra cosa ha sempre ricercato l’autenticità di ambientazioni e soggetti. Insieme regista e interprete, Rockwell ha fatto della sua visione del mondo e della cura dei particolari il motore del suo processo creativo, partendo da un’ indagine fotografica mai fine a se stessa e sempre lontana dall’essere semplice documentazione.

Con la sua perspicacia ha affrontato temi sociali complessi, ha rievocato il ricco patrimonio umano e letterario, ma ha soprattutto immortalato personaggi comuni in atmosfere rassicuranti, fiduciose e familiari, diventando uno degli illustratori più rappresentativi del ventesimo secolo. A caratterizzare i suoi lavori è senza dubbio un realismo minuzioso e al contempo lieve, colori vivi ma mai dissonanti, la capacità di descrivere una realtà che si fa pittura e storia, la storia di un sogno, quello americano, che sa superare i suoi stessi confini.

Roma, Mostra Norman Rockwell
Norman Rockwell, The Problem We All Live With, 1963. Olio su tela

Per celebrare la sua lunga carriera, Fondazione Roma Museo-Palazzo Sciarra dedica a Norman Rockwell una retrospettiva curata dal Chief Curator del Norman Rockwell Museum, Stephanie Plunkett, insieme a Danilo Eccher, direttore della GAM di Torino. Organizzata dall’istituzione che custodisce a Stockbridge, la più grande collezione al mondo dell’illustratore in collaborazione con la Fondazione NY, American Chronicles: the art of Norman Rockwell propone un viaggio inedito alla scoperta di più di cento opere tra dipinti, documenti e fotografie accuratamente divise in cinque sezioni. La mostra è un’ambiziosa prima volta per “l’artista della gente” che col suo realismo romantico ha descritto per più di cinquant’anni, e in un modo del tutto inedito, i momenti più intimi e felici delle famiglie americane, tematiche civili come il dramma dell’apartheid, e l’affascinante storia del suo tempo. “E’ stato uno dei più grandi illustratori americani – ha spiegato il curatore della mostra – ma soprattutto colui che ha iniziato un nuovo approccio all’idea di raccontare la realtà attraverso le immagini. Questo ha permesso alla società americana di riconoscersi attraverso tutto il ‘900 in un’epoca in cui non essendoci la televisione, l’illustrazione attraverso i magazine era il modo di entrare nelle case degli americani, era il modo di raccontare la società e la vita americana alle famiglie nelle case della gente.”

Norman Rockwell in mostra a Roma
Norman Rockwell, The Runaway, 1958. Olio su tela;

La mostra cerca di mettere in evidenza anche il piano artistico, la qualità e la resa che queste illustrazioni hanno nella pittura ad olio, facendo luce sul grande talento pittorico e quella grande tradizione che Rockwell ottiene attraverso lo studio e la relazione con la pittura europea dell’800. Il percorso propone una parte dedicata alle origini degli Stati Uniti, con “Un albero genealogico” opera che mette in evidenza una discendenza americana senza restrizioni di casta né di etnia e che lega passato e futuro; una sezione dedicata all’America delle difficoltà con pezzi come “The problem we all live with” del 1963 contro il razzismo nell’immagine di una bambina nera scortata dagli agenti mentre va a scuola, e “Murder in Mississippi” del 1965, che denuncia la brutalità dell’assassinio di tre attivisti per i diritti civili. Ma è nelle 323 copertine originali realizzate per il magazine statunitense “The Saturday Evening Post” che ci si addentra nel cuore dell’esposizione: si tratta del magazine che più di ogni altro raccontava la realtà della società americana che entrava nelle case della gente per raccontare il mondo e ricostruire i diversi aspetti dell’American Way of Life. Spaccati di vita che illustrano l’idealismo e l’audacia di una nazione che guardava al futuro, che raccontano la storia attraverso le immagini, giacchè “tutto inizia con la storia e con la storia finisce”.

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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