Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese

10/02/2014 di Simone Di Dato

La mostra dedicata, al Chiostro del Bramante

Sottovoce, in regime di nostalgica malinconia e nella cornice misteriosa e onirica dell’Aesthetic Movement, il Chiostro del Bramante mette a segno una mostra interamente dedicata alla bellezza decadente dei capolavori di Sir Lawrence Alma-Tadema, accompagnato per l’occasione dai pittori dell’800 inglese, nonché le personalità più audaci che con una pittura lussuriosa, tecnicamente perfetta e sempre colta, hanno sovvertito il gusto borghese dell’età vittoriana, saldamente sposato al Positivismo. Edward Burne-Jones, John William Godward, Arthur Hughes, Albert Moore, John Everett Millais, Dante Gabriel Rossetti insieme al genio di Alma- Tadema giungeranno il prossimo 15 febbraio direttamente dal Museo Jacquemart-Andrè di Parigi alla conquista della capitale fino al 5 giugno. Vanno così in scena le figure più eleganti e raffinate, immerse negli episodi mitologici del mondo classico, leggende celtiche, visioni preraffaellite, tra fiabe, magia e scenari letterari abitati da romantica indolenza.

Frederic Leighton, Antigone, 1882.
Frederic Leighton, Antigone, 1882.

Il progetto di Culturespaces realizzato in collaborazione con i musei Jacquemar-Andrè e Thyssen-Bornemisza, prodotto e organizzato da Dart, Chiostro del Bramante e Arthemisia Group, descrive con maestria quel mondo parallelo che i padri dell’estetismo riuscirono a creare con indiscutibile talento, rifiutando la fede nel progresso scientifico chiaramente trainata dalle rivoluzioni industriali. Reinventando il senso dell’arte per l’antico, Alma-Tadema e compagni, accomunati da tendenze simili ma ognuno col proprio stile, preferirono guardare ad un passato nostalgico, a scorci e paesaggi dell’antica Grecia, della Roma imperiale, scene interpretate da donne languide e affascianati, più vicine all’immagine di una dea o una ninfa.  “Un contesto non immaginato – puntualizza la curatrice Vèronique Gerard-Powell – né studiato sui classici, perché i pittori viaggiano in Italia, in Grecia e in Oriente, e si impegnano a restituire con precisione l’architettura dei templi egiziani, dei paesaggi greci e dei bassorilievi persiani, per farne la cornice di episodi storici celebri, in un ambiente di vita quotidiana reinventato”.

La mostra prevede oltre 50 capolavori, tutte opere provenienti dalla collezione di Pèrez Simòn, il mecenate messicano che per decenni riuscì ad accumulare tanta bellezza, riuscendo a coglierne il valore espressivo e formale, grande estimatore di quei preraffaelliti e pittori decadenti così disprezzati e denigrati dai contemporanei, gli stessi che ignorarono temi e stili inconsueti. “Pochi periodi hanno altrettanto sofferto dei diktat del gusto – spiega ancora la curatrice – tanto che dopo un primo momento felice per il collezionismo, la produzione di questi artisti è stata tacciata di decadentismo e kitsch. Al contrario, ora che studi recenti hanno rivalutato questa produzione tanto disprezzata ne emerge la straordinaria ricchezza di temi e linguaggi”.

John William Waterhouse, La sfera di cristallo, 1902.
John William Waterhouse, La sfera di cristallo, 1902.

Ad elevarsi a simbolo dell’Aesthetic Movement  è la tela del 1888 di Alma-Tadema “Le rose di Eliogabalo”, un dipinto di straordinaria bellezza con la sua perfezione formale, i suoi personaggi sensuali e lussuriosi, avvolti dal motivo floreale, vero protagonista della scena. Opera colossale esposta alla Royal Academy e ispirata dalla Historia Augusta, sconvolse generazioni di scrittori tra cui Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio e Marcel Proust. Non mancano, continuando il percorso espositivo, i quadri di enigmatico fascino come “Una nube passa” di Arthur Hughes o la “Crenaia” la ninfa di Leighton, passando per “La sfera di cristallo” firmata da  John William Waterhous, col suo stile preraffaellita e impressionista insieme, fino alla magnifica “Antigone”, sintesi di mitologia e profonda introspezione.  Ancora una volta il tema principale sembra essere la donna, nella sua rappresentazione di femme fatale, eroina d’amore, dea, principessa, una figura angelica capace di mutarsi in demone inquietante, quasi ad evocare una salvezza che può diventare tentazione. Una donna voluttuosa immersa in una cornice di nostalgia, marmo antico e una manciata di spleen

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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