Siamo alle porte di una crisi della democrazia?

18/05/2014 di Luca Andrea Palmieri

In questo periodo di elezioni europee impazza una campagna elettorale un po’ sotto tono, almeno dal punto di vista dei contenuti. E a ben donde, visto che sono si parla di Europa, un’entità percepita lontana e “matrigna”, e che i nostri partiti, nessuno escluso, sanno benissimo che il consenso non viene dall’elencazione delle due o tre cose che si faranno nel Parlamento Europeo (cose che vengono anche elencate: quei due, massimo cinque minuti durante ogni comizio elettorale), ma sulla critica, o la difesa, dell’operato del governo, del rapporto con gli altri Stati dell’Unione e sulle prospettive in vista delle prossime elezioni. Che queste siano tra un mese o tra tre anni.

Niente di nuovo sotto il sole, per carità: da anni – praticamente dall’esordio delle elezioni europee nel 1979 – i ragionamenti sono di questo genere. Però oggi il discorso sembra più calzante che mai. Un po’ perché la tripartizione sostanziale dell’agone politico italiano ha radicalizzato ancora di più il discorso, rendendo lo scontro elettorale un “tutti contro tutti”. Un po’ perché nel resto d’Europa si respira un’aria di scontro tra visioni opposte che fino ad oggi, da quel fatidico 1979, non si era mai percepita. Parliamo del consenso, accennato nel 2009 ma che si avvia ad esplodere il 25 maggio, delle forze antieuropeiste: in paesi come il Regno Unito e la Francia, tra i più importanti per storia, economia e Parlamentari eletti, c’è la seria possibilità che UKIP e Front National arrivino primi a queste europee.

Quel che abbiamo detto finora non sembra avere molto a che fare con il titolo, anzi. È assolutamente legittimo, nonché democratico, l’avanzamento di forze contrarie all’andamento politico degli ultimi anni: tra l’altro è prevedibile, visto gli effetti devastanti che la crisi economica (venuta da fuori) ha avuto sui paesi di un’Unione lenta dal punto di vista decisionale, percepita distante dai cittadini e spesso impopolare nelle sue misure più radicali. Il problema non sta infatti nell’avanzamento delle cosiddette forze “anti-sistema”, quanto nella conseguenze che uno scontro sempre più radicale su visioni opposte può avere sul sistema democratico.

crisi-votoQua non si tratta di temere future guerre civili, ovviamente ad oggi piuttosto remote (si spera): la crisi della democrazia nascerebbe da un  sostanziale blocco dei sistemi. E il punto non è neanche tanto l’Europa, che nonostante la sua crescente influenza rimane un centro decisionale relativo rispetto ai singoli Stati. Si tratta proprio di quest’ultimi, gli stessi Stati in cui inizia a prospettarsi uno spettro che sembrava antico, quello dell’instabilità.

Pensiamo alle tripartizioni politiche, come nel nostro paese: un sistema dove tre forze politiche (o tre alleanze) si spartiscono circa il 30% dell’elettorato ciascuna, è un sistema costretto a fare grandi alleanze per andare avanti. Ma se il contrasto tra queste forze è tale da impedire accordi anche sulle norme più basilari, il sistema finirà per bloccarsi. Questo è un problema che potrebbe non riguardare solo noi, quantomeno nel momento in cui il radicalismo delle opposizioni in molti paesi aumenti.

La questione non va sottovalutata, data la sua natura culturale: molti dei problemi stanno nel fatto che le visioni culturali diverse si incrociano con gli interessi propri dei singoli gruppi di cittadini che poi si scontrano con l’interesse del paese. Ma alla fine è proprio quest’ultimo a risultare perdente, laddove visioni troppo diverse portino a un sostanziale disfacimento di ogni idea dello schieramento opposto (con buona pace della costruttività). È un problema che colpirebbe anche sistemi di democrazia più diretta, che rischierebbero di portare avanti, sulla base di tendenze del periodo, posizioni incompatibili tra di loro laddove le diverse visioni si fanno troppo distanti.

Il problema si può risolvere da sé? La possibilità c’è, ed alcune forze politiche fanno questo genere di ragionamento: due forze costrette ad allearsi controvoglia e condannate ad una difficile e poco fruttuosa alleanza finiscono per logorarsi a vicenda. La terza può approfittare di questa situazione ed allargare la sua fascia di consenso. Fino ad arrivare alla maggioranza assoluta? Tutt’altro che facile (oggi in Europa sono pochi i partiti che arrivano ad un effettivo 50% più uno, e molto dipende dai sistemi politici stessi), ma non impossibile. Il problema però non sta tanto nel risultato, quanto nel percorso: quanti danni subiscono i cittadini da un sistema sostanzialmente bloccato da contrapposizioni che partono dall’elettorato stesso? Il finale proposto non è poi certo scontato: nel percorso di logoramento generale del sistema sociale i rischi sono molti e variegati, alcuni visibili altri invisibili a un occhio meno attento e con meno mezzi. E’ la stessa storia che ce lo insegna, anche in casa nostra.

Si tratta di discorsi ovviamente ipotetici. Non vanno sottovalutati, ma non bisogna neanche fasciarsi troppo presto la testa: i sistemi democratici, dopo i molti fallimenti del XX secolo, hanno formato anticorpi per difendersi dai radicalismi contrastanti. Anticorpi che hanno la loro origine nella separazione dei poteri e nell’organizzazione amministrativa, anche se colpisce come a difesa della democrazia vadano a volte organi di origine non democratica (che spesso, come da noi, sono tra le origini del problema). Però sovviene un’altra riflessione: com’è possibile che i paesi che tutto sommato oggi sono messi meglio, sono proprio quelli dove il dibattito politico è più civile e meno radicalizzato? Certo, può sembrare che uno confonda la causa con l’effetto. Ma guardando agli ultimi vent’anni del nostro paese sorge il dubbio che non sia del tutto così.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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