Allargamento della NATO: scintilla dell’intervento russo in Crimea?

07/04/2014 di Stefano Sarsale

Il 4 Aprile del 1949, USA, Portogallo, Canada, Italia, Norvegia, Danimarca e Islanda  si univano agli intenti di autodifesa collettiva dei membri del Trattato di Bruxelles, ovvero Regno Unito, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo e firmavano a Washington D.C. la Carta Atlantica. Tale accordo sarebbe stato la base giuridica dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord –in sigla NATO– un patto di mutua difesa e collaborazione militare tra i Paesi occidentali nei confronti di un’eventuale invasione sovietica dell’Europa o dell’America settentrionale. Dal momento della riunificazione della Germania, la NATO ha quasi raddoppiato le sue dimensioni: da 16 Stati membri iniziali del 1990, oggi ne conta 28.

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La Verkhovna Rada, il Parlamento Ucraino

Apertura ad Est. Da quando è avvenuto il crollo dell’ex Unione Sovietica, la NATO si è progressivamente ampliata verso Est, aprendo i colloqui all’unione alla Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia (1997-99), ovvero avvicinandosi all’area ex URSS. Ciò che ha, probabilmente, creato maggiori preoccupazioni in area russa è stato il maxi allargamento del 2004, quando Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia sono entrate a far parte dell’Alleanza. Il “condimento” finale è arrivato pochi anni dopo, nel 2009, con Albania e Croazia. Nel 2014, al compimento del suo 65° anniversario, la NATO si trova direttamente coinvolta in alcune problematiche; tralasciando questioni tutt’altro che di secondo piano, come il ritiro di ISAF dall’Afghanistan entro la fine dell’anno, la questione su cui si intende porre attenzione in questa sede è quella crimeana.

La situazione rispetto alla Crimea. Quanto accaduto in Crimea sembra aver dato modo alla Russia di assestare un colpo volto a ri-bilanciare lo scenario geo-strategico in termini militari. Potranno essere usati come pretesto per l’intervento russo gli aspetti giuridici del diritto internazionale, come da una parte il diritto di autodeterminazione dei popoli, o il mantenimento dell’integrità statale dell’Ucraina, o ancora le questioni economiche legate alle forniture di gas tramite il colosso Gazprom dall’altra. Questi sono senza dubbio aspetti importanti, ma mai quanto l’importanza militare che la penisola detiene per la Russia: dal 1993, infatti, la città crimeana di Sevastopol ospita la flotta russa del Mar Nero e fornisce a Mosca lo sbocco sul Mar Mediterraneo. È stato probabilmente questo il motivo di fondo che ha spinto il presidente Russo Vladimir Putin a intervenire in Crimea. Se l’Ucraina fosse diventata dall’oggi al domani stato membro dell’Unione Europea e presumibilmente della NATO, infatti, la Russia si sarebbe trovata con un enorme problema da gestire, in un’ottica di difesa militare. Non sarebbe da obiettare il fatto che tutta quella “fetta” di popolazione crimeana che ha origini (legami culturali e linguistici) con la Russia, si sia sentita minacciata da quello che è stato il primo atto legislativo dell’esecutivo post – Yanucovich, ovvero l’abolizione del bilinguismo in favore della sola lingua ucraina. È tuttavia probabile che quello sia stato il pretesto per permettere alla Russia di intervenire, evitando così una futura situazione scomoda.

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Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato

NATO-RUSSIA. Arriviamo così ai giorni di inizio aprile, quando il braccio di ferro tra NATO e Russia è andato acuendosi. Ricordiamo che la Verkhovna Rada, il Parlamento di Kiev, ha approvato il primo Aprile una legge per lo svolgimento di esercitazioni militari in territorio ucraino con Paesi NATO e Ue, sulla base di una proposta al Parlamento effettuata dal Presidente Oleksandr Turcinov la settimana scorsa. Le esercitazioni in questione vedranno impiegati oltre 2.500 militari ucraini che verranno affiancati da almeno altrettanti stranieri. Ovviamente, in pieno stile europeo, Francia e Germania non hanno perso tempo a dichiararsi contrarie alla presenza NATO in Ucraina, affermando che l’Alleanza “deve evitare provocazioni” e “non dare pretesti a Mosca per una ulteriore escalation”. In quest’ottica Parigi e Berlino si mostrano contrarie ad una presenza della NATO in Ucraina proposta dall’ambasciatore statunitense. Per questi due Paesi, la crisi crimeana più che rappresentare una situazione pericolosa a causa delle provocazione della loro stessa alleanza, è un problema di tipo economico: la Germania in primis sta avendo delle notevolissime difficoltà in quanto al reperimento di gas, dal momento che la Russia ha aumentato il prezzo delle forniture che vanno verso Ovest. Per quanto riguarda la Francia, non possiamo non menzionare l’acquisto delle navi da guerra francesi “Mistral” da parte russa: il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian aveva annunciato il rinvio ad Ottobre della decisione sulla vendita delle due navi alla Russia. Tuttavia,  dopo la crisi politica e diplomatica scoppiata fra la Federazione e i Paesi occidentali, ma soprattutto a seguito delle sanzioni economiche a due livelli scattate, la Francia si è trovata in una posizione estremamente scomoda: i russi hanno infatti affermato che ”In caso di violazione del contratto, faranno valere i propri diritti fino alla fine, come previsto dagli accordi, richiedendo il risarcimento per eventuali perdite subite”.

In quest’ottica è quindi possibile spiegare almeno parzialmente le notevoli tensioni tra NATO e la Russia, dove la seconda accusa la prima di assumere un atteggiamento tipico della Guerra Fredda. Nel frattempo le truppe ucraine incrementano le esercitazioni al confine con la Bielorussia. Il Segretario Generale  NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha apertamente minacciato conseguenze qualora la Russia facesse ulteriori passi in Ucraina dopo l’annessione della Crimea: “Se la Russia dovesse ulteriormente intervenire in Ucraina non esiterei a definirlo un errore storico. Un errore che porterebbe ad un isolamento ancora più profondo, un isolamento internazionale della Russia. E ci sarebbero conseguenze molto più gravi”. Dopo aver, quindi, interrotto la sua collaborazione con Mosca, la NATO ha annunciato nuove operazioni militari congiunte in territorio ucraino che coinvolgeranno un totale di 7.000 uomini di 17 Paesi. Gli Stati Uniti hanno poi dichiarato che aumenteranno di altre 175 unità il personale della base romena sul Mar Nero portando a un totale di 675 il numero di Marines nell’area. La NATO darà mandato al comando militare (SACEUR) di pianificare il rinforzo delle capacità di autodifesa nell’area baltica ed est-europea. È evidente quindi, che le conseguenze di quanto successo alla Crimea avranno un proseguo ancora lungo e tutt’altro che trascurabile.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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