Alla ricerca di Dory – un viaggio in sé stessi

22/09/2016 di Ginevra Montanari

“Benvenuti al Parco Oceanografico! Unitevi a noi mentre esploriamo le meraviglie dell'Oceano Pacifico e le incredibili forme di vita che contiene”. Torna al cinema il mondo subacqueo della Pixar, con uno spessore sorprendentemente diverso rispetto al primo film.

Con Alla ricerca di Dory, dopo tredici anni e un Oscar come Miglior Film d’Animazione, arriva nei cinema il secondo viaggio Pixar nella Barriera Corallina. Uscito la scorsa settimana, il sequel di Alla ricerca di Nemo si è guadagnato il primo posto al botteghino italiano del weekend, stracciando la concorrenza con un incasso di ben 5.565.000 euro, con media per sala di 7.000 euro. Niente di così imprevedibile, considerando quanto il mondo intero si fosse affezionato ai simpatici pesci della prima ricerca.

Dopo un capolavoro quale il primo film, il pubblico si è mostrato un po’ scettico per l’annuncio di un seguito, temendo un lavoro deludente. Il film forse non avrà accontentato tutti, ma chi l’ha visto concorderà nel dire che Alla Ricerca di Dory sia un’analisi più profonda del tema originario: la disabilità.

Nemo e Dory, insieme a personaggi secondari, sono entrambi alla ricerca di sé stessi, in un viaggio che dura tutta una vita. Ma con una famiglia che crede profondamente in te, degli amici sinceri e fiducia in sé stessi, niente è impossibile. E se, nel primo film, i riflettori puntano su un piccolo pesce pagliaccio con una pinna atrofica e un padre iperprotettivo, ora illuminano un pesce chirurgo che ha bisogno di credere nelle proprie capacità, per dimostrare a sé stessa di essere autosufficiente. Non una sfida da poco, per qualcuno che soffre di perdita di memoria a breve termine.

“Marlin: Perdita di memoria a breve termine? Non ci posso credere!
Dory: No, è vero, dimentico le cose all’istante, tutti così in famiglia! Be’, insomma… almeno credo che tutti… mmmh… Che fine hanno fatto? … Posso aiutarla?”
(Alla Ricerca di Nemo)

Nel primo film c’è solo un minuscolo accenno ai genitori di Dory ma, un anno dopo, con il pretesto di una botta in testa, la svampita Dory ricorda qualcosa della propria famiglia, e parte immediatamente la ricerca. Nel corso del film il suo problema viene approfondito, raggiungendo una certa profondità che garantisce alla pellicola uno spessore diverso rispetto al primo film. Ovviamente è un lavoro indirizzato a tutte le età, per cui non sfiora drammi superiori rispetto ai noti cartoni-strappa-lacrime come Bambi e Dumbo, o rispetto alle scene iniziali del primo film (che, ammettiamolo, ha traumatizzato anche gli adulti), ma è facile che scenda qualche lacrimuccia.

Sorvolando la chiave di lettura più adulta, il film si snocciola in una battuta dietro l’altra e, nel Parco Oceanografico (con voce narrante di Licia Colò) in cui si svolge la storia, i protagonisti incontrano personaggi bellissimi: un Beluga che ha perso la capacità di ecolocalizzare, uno squalo bianco miope, un polpo agorafobico che preferirebbe vivere in un acquario, un’eccentrica Strolaga comune, e dei Leoni Marini molto… particolari! Insomma, ognuno ha i propri problemi da affrontare, come tutti del resto: ci sono insegnamenti un po’ dappertutto, e varie occasioni in cui potersi immedesimare in un caso o nell’altro, compresi quelli dei protagonisti: nonostante Marlin riconosca ormai, che il figlio può cavarsela anche da solo, non è del tutto felice di dover compiere un altro pericoloso viaggio dall’altra parte dell’Oceano; Nemo, da parte sua, teme che il ricongiungimento con i genitori possa portarle via un’amica preziosa come Dory, ma le vuole troppo bene per ostacolarla.

Per uscire da situazioni difficili, finiranno col chiedersi “Cosa farebbe Dory in questo momento?”, perché, nel contesto della pellicola, non c’è soluzione migliore. Dory insegna ad agire e a fare cose che nessuno si sognerebbe di fare. Non fa programmi, non elabora piani a lungo termine, non è riflessiva. Agisce e basta, morde la vita e non se ne scusa. Vuoi per il suo handicap, per il carattere svampito di natura, ma diventa un esempio, trasforma se stessa in un’ispirazione. Perché la disabilità non è solo una coraggiosa lotta, o una difficoltà continua, ma un’arte, una maniera originale per affrontare i problemi e un modo ingegnoso di vivere. Alla Ricerca di Dory merita di essere visto perché altamente educativo per grandi e piccini, e perché decisamente spassoso.

Un’avventura assolutamente indimenticabile… o quasi!

 

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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