Alla ricerca dei liberali italiani

30/05/2014 di Giacomo Bandini

Italia: la scomparsa dei liberali

Liberali: li cerchi, ma non li trovi – Se qualcuno ha mai osato pensare che Berlusconi dal 1994 ad oggi sia stato il difensore del pensiero liberale o liberaldemocratico, ha anche potuto verificare sulla sua pelle il grave errore commesso. Già vedere in campo politico un imprenditore di successo non è sinonimo di liberalismo, tantomeno della sua declinazione economica, il liberismo, ma questo, diciamolo, è stato il problema minore. Ben poco è stato fatto in questo senso negli ultimi 20 anni, così come altrettanto poco è stato fatto durante la cosiddetta Prima Repubblica. Oggi l’individuazione di un’ala liberale italiana è stata avanzata da partiti come Fare per fermare il declino oppure Ali, Alleanza Liberaldemocratica Italiana. Effettivamente esiste ancora un Pli, ben lungi dai fasti di cinquant’anni fa, e un altro movimento che richiama espressamente il i-liberali. In tutta questa confusione viene da chiedersi: ma, in Italia, dove sono i liberali?

Einaudi: il Primo Presidente della Repubblica era un liberaleLiberali made in Italy – Nella storia d’Italia, senza avventurarsi in ricostruzioni storiche da manuale o di estrazione saggistica, il liberalismo ha fisiologicamente sviluppato una connotazione del tutto peculiare. Non sono mancate le grandi figure storiche legate a questo pensiero, a partire da Cavour, in una forma primordiale, passando per Einaudi e Giovanni Malagodi. Tuttavia il liberalismo italiano, a differenza di altre sue espressioni, ad esempio quella anglosassone, non si è mai effettivamente concentrato attorno ad un troncone principale per poi diramarsi in vario modo. Le diramazioni sono state molteplici fin dal principio e hanno determinato, nel tempo, l’esodo del pensiero liberale, soprattutto in termini di appartenenza politica, verso altri lidi. Dopo la crisi provocata da Tengentopoli questo esodo è stato rappresentato non tanto dalla dissoluzione di un già agonizzante Pli, ma dall’arrivo di nuove/vecchie compagini pronte ad aprire il proprio bacino elettorale a nuove “utenze”. Forza Italia, ma anche il nuovo cento-sinistra e persino i Radicali hanno avuto e hanno una certa consapevolezza degli intenti liberali di alcune delle loro proposte e battaglie.

Un presente nuvoloso – Oggi, come accennato precedentemente, le ultimissime declinazioni partitiche o semi-partitiche del pensiero liberale hanno avuto un percorso piuttosto accidentato. Fare per fermare il declino, quando alla guida si trovava Giannino, aveva in realtà riscosso un certo successo e una rinnovata attenzione sulle istanze e le riforme mancate, poi naufragato nella rivelazione della menzogna dello stesso Giannino. Alle Europee il sostegno elettorale è mancato definitivamente, anche a causa della coalizione Scelta Europea contenente la moribonda Scelta Civica, una pessima compagna di viaggio. Ali, fra i cui esponenti si intravede sempre Giannino, è un progetto ambizioso, ma ancora acerbo ed elitario. Il nuovo Pli ha una vita travagliata e alcuni dei problemi sono culminati nell’esodo di una parte nel movimento i-liberali.

Forti a casa altrui – Eppure, in Europa, rappresentano la terza forza per numero di voti ottenuti e, a livello nazionale, riscuotono ampi consensi. In primis la tradizione liberale inglese, con il partito Liberaldemocratico da sempre terza fora del Paese e capace di arrivare costantemente ad ottenere percentuali vicine al 20-25%. Si ricordi anche la Fdp tedesca che, per anni, ha assunto un ruolo chiave nella determinazione delle coalizioni di governo. Allo stesso modo, in alcuni degli Stati più piccoli, Belgio e Lussemburgo su tutti, i partiti espressamente liberali sono arrivati ad occupare le massime cariche governative.

Più Oxford, meno tasse – Dunque, in un’Italia pervasa dall’eccessivo peso dello stato, dall’aumento repentino di pressione fiscale, dalla grave mancanza di logiche concorrenziali e di libero mercato, spogliata dal logiche di privilegio e anti-meritocrazia, perché non riesce ad emergere il pensiero liberale, da sempre espressione della lotta a molti dei problemi oggi presenti? Probabilmente è stato contagiato dal sistema medesimo. Disilluso, frustrato, privo di spinta propositiva e senza progetti fondati su solide basi . Basti pensare che, paradossalmente, l’illusione ventennale di un centrodestra liberale, quello berlusconiano, poi rivelatosi tutt’altro, ha fatto quasi sembrare Renzi un vero nuovo lib-dem. Cosa tutta da verificare. Da dove ripartire, dunque, per conquistare una fetta di elettorato stimata fra il 7 e il 10%? Dal Manifesto di Oxford, per esempio, dove essere liberi non significa pensare a sé stessi, come i nostri tempi sembrano ribadire quotidianamente, bensì contribuire alla definizione della responsabilità morale verso gli altri e dove diritti e doveri, è scritto, sono inscindibili gli uni dagli altri.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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