Alibaba: la Cina alla conquista di Wall Street

26/06/2014 di Alessandro Mauri

Il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba si prepara al debutto in borsa, previsto per il prossimo 8 di agosto e, secondo la maggior parte degli osservatori, si preannuncia la più grande IPO della storia per un controvalore di circa 20 miliardi di dollari. Il dragone cinese è finalmente uscito dalla sua tana ed è  pronto a conquistare l’America e il mondo intero.

Dati eccezionali – Nonostante la quotazione non avvenga prima del mese di agosto, l’annuncio della società cinese di voler debuttare sul mercato azionario statunitense ha subito suscitato un grande interesse sia da parte degli investitori sia da parte degli analisti, in quanto si preannuncia come una delle più importanti offerte iniziali della storia. Alibaba ha dovuto peraltro rispondere alle numerose domande di rendicontazione dei risultati degli ultimi trimestri, per consentire una più corretta valutazione dell’operazione sia da parte della SEC, l’autorità di vigilanza dei mercati negli Stati Uniti, sia da parte di tutti coloro che sono interessati ad investire nelle azioni della società. Quelli che sono emersi sono dati molto significativi: i due principali siti in cui si divide l’attività, ovvero Taobao e Tmall, hanno registrato transazioni per oltre 240 miliardi di dollari, mentre il concorrente Amazon si è dovuto accontentare di “soli” 100 miliardi di dollari.

Crescita esponenziale – Ancora più sorprendenti i dati riguardanti la crescita del fatturato nel primo trimestre del 2014, con il solo Tmall ad aver conseguito un risultato superiore del 90% al dato riferito allo scorso anno, mentre Taobao registra una crescita del 32%. Nel complesso, l’unico dato rilevante in calo è quello rappresentato dal margine operativo, che segna un -6%, ma questo rallentamento è da attribuire all’aumento esponenziale delle spese di Marketing necessarie per espandere il proprio campo di attività e preparare lo sbarco sul mercato azionario USA e nei paesi Occidentali. Da segnalare anche i dati riferiti alla percentuale di vendite realizzate per mezzo di Smartphone, che passa dal 10,7% al 27,4%, dimostrando che questo è il settore più vivace e in più rapida espansione, e che è già ampiamente presidiato dal colosso cinese. Infine sono stati presentati i documenti per migliorare la trasparenza della governance del gruppo, con l’indicazione dei partner ai vertici di Alibaba.

Il fondatore di Alibaba, Jack Ma.

Made in Italy – La recente visita del Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha inoltre permesso di rafforzare l’impegno di Alibaba e del suo fondatore Jack Ma nel distribuire in Cina prodotti Made in Italy. Come già accaduto per Gran Bretagna e Francia, presto verrà aperta una sezione dedicata ai prodotti italiani, e tra gli accordi firmati da Italia e Cina nel recente meeting, uno è specificatamente dedicato alla collaborazione con il colosso dell’e-commerce, con particolare attenzione rivolta alla tutela dei consumatori da frodi e alla tutela dei marchi dei produttori presenti sul portale. Alibaba metterà a disposizione in Cina un apposito team di esperti che aiuteranno specialmente le piccole e medie imprese nel complesso meccanismo di distribuzione previsto dalla società di Ma che si impegnerà a rafforzare la difesa della proprietà intellettuale e ad ampliare la promozione di prodotti e brand Made in Italy anche con specifiche offerte. E’ chiaro che un’offerta di questo tipo rappresenta un importante via d’accesso all’immenso e sempre più dinamico mercato cinese, che richiede con grande interesse prodotti di qualità provenienti dall’Europa e in maniera specifica dall’Italia e, per evitare che questa richiesta sia colmata da copie e contraffazioni, l’accordo era assolutamente inevitabile.

Meglio dei Social Network – Negli ultimi anni l’attenzione era quasi completamente focalizzata sulla quotazione in borsa a Wall Street dei principali colossi di internet, con particolare riferimento ai social network Facebook e Twitter: il primo era stato caratterizzato da un’IPO molto controversa e discussa, con un crollo clamoroso delle quotazioni nei giorni successivi al debutto che già era stato segnato da disguidi tecnici notevoli, mentre il secondo aveva riscontrato un successo incredibile, con aumenti superiori al 70% nel giorno successivo all’IPO. Alibaba tuttavia punta a fare ancora meglio e a raggiungere i 20 miliardi di dollari di quotazione iniziale; dalla sua ha il vantaggio di rappresentare una forma di business più tradizionale, pur nel suo carattere di novità, e soprattutto più facilmente valutabile, specie nel medio-lungo periodo, laddove è molto più complicato fare valutazioni analoghe con riferimento al business dei social network (che sostanzialmente si fonda sulla pubblicità e sulla cessione di informazioni alle aziende).

Per una volta l’euforia e l’attesa spasmodica degli investitori per il debutto di una società nota a livello globale sembrano essere giustificate da una effettiva capacità di generare profitto da parte della stessa. E chissà che l’accordo firmato a Pechino non sia un punto di partenza per rafforzare la presenza dell’Italia in Cina e colmare il gap con gli altri Paesi Occidentali.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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