Alfredo Oriani, ovvero del colonialismo italiano

03/08/2013 di Matteo Anastasi

La storia del poeta, drammaturgo, politico e oratore

Poeta, drammaturgo, politico, oratore, Alfredo Oriani fu il grande profeta del colonialismo italiano. Fin da giovanissimo, si distinse come portavoce dei sentimenti d’inquietudine vivi nella prima generazione post-risorgimentale – era nato nel 1852 a Faenza – tormentata dalla mediocrità dell’Italia unitaria, ridotta a Cenerentola del concerto europeo. Per queste ragioni le sue idee e i suoi scritti – Fino a Dogali, La rivolta ideale, Lotta politica in Italia – furono fortemente apprezzati dai nazionalisti della Penisola. Mussolini avrebbe avuto modo di definirlo «scrittore storicamente avvertito», eleggendolo «migliore corsivista del suo tempo».

Alfredo Oriani.
Alfredo Oriani.

Il suo manifesto colonialista è presente nelle ultime pagine di Fino a Dogali che si chiudono col ricordo del tragico scontro abissino in cui cinquecento soldati comandati dal colonnello De Cristoforis – oggi ricordati nell’imponente Piazza romana che sorge frontalmente alla stazione Termini – furono travolti dalle truppe del ras Alula al principio del 1887. Oriani, che alla battaglia di Dogali prese parte venendo gravemente ferito a una gamba, nel suo testo evoca temi eterogenei ma tutti di grande impatto: traccia il profilo di don Giovanni Verità, il sacerdote che offrì protezione a Garibaldi in Romagna dopo la caduta della Repubblica romana; rammenta l’Italia napoleonica e quella degli Stati creati o restaurati dal Congresso di Vienna; ricorda l’abilità del conte di Cavour e l’opera di Gioberti e Rosmini; denuncia la pavida politica estera di Agostino Depretis; canta le eroiche imprese degli esploratori che nell’età moderna avevano aperto all’Europa le rotte africane.

E nelle ultime righe si dedica a un emozionato ricordo del conflitto abissino, nella convinzione e nell’auspicio quella fosse la prima tappa, «il primo capitolo della storia mondiale d’Italia». Testo di non facile lettura, a tratti disordinato e lontano dalle ambizioni letterarie dell’autore, quello di Oriani contiene tuttavia i temi e le suggestioni storiche del nazionalismo italiano: dalle antiche glorie di Roma alle avversità inflitte dalle predatrici potenze europee, dagli eventi bellici sfortunati alla grande voglia di riscatto di un Paese giovane ma ambizioso.

Al compimento di quelle aspirazioni, dall’impresa libica alla nascita dell’Impero, Oriani non assistette, morendo a Casola Valsenio, nel ravennate, il 18 ottobre 1909. Un anno dopo il leader nazionalista Luigi Federzoni, e diverso tempo dopo Mussolini, avrebbero ripreso testi e temi orianiani, conferendogli lustro e gloria.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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