Alessandro Volta – lo scienziato che non inventò solo la pila

28/02/2015 di Silvia Mangano

La scorsa settimana si è celebrato il 270esimo anniversario della nascita di Alessandro Volta. Fisico e chimico italiano, ha cambiato lo studio delle scienze inventando il primo generatore elettrico, la pila (ma non solo).

Alessandro Volta

Nato a Como, restò presto orfano di padre e in serie ristrettezze economiche. La madre venne accolta dallo zio, che decise di fare del piccolo Alessandro Volta un giurista. Volta intraprese così gli studi giovanili in una scuola gestita da gesuiti e, a sedici anni, entrò in seminario, dove conobbe Giulio Cesare Gattoni (1741-1809), il fisico che lo spronò a seguire la sua passione per le scienze, spalancandogli le porte della famosa Torre Gattoni – il gabinetto scientifico dove Giulio Cesare studiava e faceva esperimenti.

La scienza elettrica, all’epoca del giovane Volta, versava ancora in uno stato di sonnolenza: prima della scoperta del famoso fenomeno della bottiglia di Leida (il primo condensatore), attorno al 1745, gli studiosi erano ancora legati alle nozioni ereditate dalla Roma antica. Solo dopo questi anni di risveglio, poté verificarsi la palingenesi.

Nel 1759, il filosofo e fisico Robert Symmer fece una scoperta molto particolare: abituato a portare due paia di calze di seta, uno nero sopra e uno bianco sotto, sfilandosele e separandole si accorse che esse si erano elettrizzate per strofinio. Prendendo spunto dal curioso episodio, Alessandro Volta iniziò a dedicarsi allo studio dei fenomeni elettrici.

A soli diciotto anni, nel 1763, scrisse una lettera, indirizzata all’abate Nollet, dove esponeva innovative teorie sull’elettricità. Questo primo tentativo, sebbene infruttuoso, può considerarsi il suo ingresso nella società degli scienziati contemporanei. Tuttavia, il battesimo di fuoco si celebrò sei anni più tardi, quando pubblicò il De vi attractiva ignis electrici e, in seguito, il Novus ac simplicissimus electricorum tentaminum apparatus, il primo dedicato all’elettrologo Giovanni Battista Beccaria e il secondo al naturalista Lazzaro Spallanzani.

Nel 1775 coronò un altro successo con l’invenzione dell’elettroforo, precorritore delle macchine a influenza elettrostatica, e ottenne la cattedra di fisica a Como, ma nel 1778 era già a Pavia come professore di fisica sperimentale. Il dettaglio forse più bizzarro della sua vita è che, una volta lasciati gli studi di giurisprudenza, non si iscrisse più all’università e, pur facendo carriera nelle scienze, non si fregiò mai di una laurea.

Affiancò agli studi sull’elettricità quelli sui gas, campo in cui raggiunse grandi risultati. Nel 1776 scoprì l’esistenza di “arie infiammabili” nelle paludi di Angera, gas che venne in seguito ribattezzato come metano. Grazie a questi studi perfezionò l’eudiometro e inventò la prima lampada a gas, la cosiddetta lampada perpetua di Volta (il cui nome originale era pistola elettroflogopneumatica). Fu proprio in quest’ambito che lo studioso giunse alla formulazione delle leggi definite leggi di Volta e Gay-Lussac, il quale scoprì le leggi negli stessi anni, ma indipendentemente dagli studi di Volta.

Dedicò gli anni ’80 del diciottesimo secolo a viaggiare in tutta Europa e visitare i centri propulsori della ricerca scientifica. Tornato in Italia, nel 1794, sposò la nobildonna Maria Teresa Peregrini, ponendo fine a una tormentata relazione d’amore con una cantante. Al crepuscolo del secolo arrivarono gli onori (fu investito della medaglia Copley dalla Royal Society) e la gloria: nel 1799, infatti, Alessandro Volta compì il “gran passo”. Non conosciamo i dettagli di come Volta riuscì a ideare la pila, ma rese nota l’invenzione di un “apparato elettromotore o a colonna” in una lettera del 20 marzo 1800.

Venuto a conoscenza dei suoi studi, Napoleone lo insignì di numerose onorificenze: nel 1800 lo nominò direttore del Gabinetto di Fisica, nel 1802 fu membro dell‘Istituto lombardo di scienze e lettere, poi membro della Legion d’onore, senatore e conte del Regno d’Italia. Dopo essersi ritirato a vita privata, morì nel 1827.

Alessandro Volta rifulge tra gli astri delle scienze come l’inventore della pila, ma questo breve excursus biografico dimostra che la sua attività toccò i settori più disparati, lasciando in ognuno di essi traccia del passaggio dell’Electricorum Princeps, come lo definì Martin van Marum.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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