Aldous Huxley: Dopo molte estati muore il cigno

02/07/2015 di Nicolò Di Girolamo

Da una riflessione sulla ricerca dell'immortalità e dell'eterna giovinezza, ad una su di un intellettuale del livello di Aldous Huxley. E' così che parte la riflessione su "Dopo molte estati muore il cigno", un romanzo sopra le righe, affascinante, ma praticamente dimenticato dalla nostra editoria

Il bosco invecchia, il bosco invecchia e cade,
la bruma scioglie in lacrime il suo peso,
lavora l’uomo i campi e vi è sepolto,
dopo copiose estati muore il cigno.
Me solo l’immortalità consuma
atroce: invanisco nel tuo abbraccio,
qui nel quiëto margine del mondo,
sogno d’ombra canuta che percorre
i luoghi sempre immoti di Levante,
foschie addensate, sale del mattino.

Tithonus, A.Tennyson

Qualche giorno fa (il 21 giugno) ho letto su Europinione un interessante articolo di Pasquale Cacciatore, curatore della rubrica ‘Lettere da Epidauro’ riguardante i farmaci anti-invecchiamento. Pasquale da buon laureando in medicina tratta l’argomento tecnicamente e con rigida serietà, sbilanciandosi per un solo istante in una frase che mi ha molto colpito. ‘L’idea è sconfiggere lo stereotipo che è sorto attorno alla terapia della senilità e la diffidenza di chi ritiene vane – se non ridicole – le terapie “pro-immortalità”.’ Con questa frase Pasquale rivela infine il proprio punto di vista e la propria posizione; probabilmente questa frase mi ha colpito tanto perché mi sono sentito chiamato in causa.

Eccomi! Tra quei diffidenti ci sono anch’io, sono il primo a sostenere che tutto ciò che si fa carico dell’appellativo ‘anti-invecchiamento’ sia ridicolo e grottesco. Subito dopo ho pensato che questa posizione potrebbe farmi apparire come un retrogrado, contrario al progresso e forse persino un po’ misantropo. Ne ho presto accettato il rischio. Difatti ritengo che la ricerca scientifica sia una delle attività umane più nobili oltre che preziose, ma credo anche che la ricerca in campo farmaceutico dovrebbe essere regolata più di altre da regole di carattere etico o morale perlomeno. In parole povere ci vuole un minimo di buonsenso e di decenza. Lo so che possono apparire parole vuote e melense ma così è se vi pare.

Infatti mi disgusto ogni volta che sento parlare di prodotti per il raffreddore. Ne esiste una quantità pressoché illimitata. Trovo altrettanto irritanti i palliativi per i piccoli mal di testa, per le unghie ingiallite, o per tutti i mali immaginari legati all’aspetto fisico quali possono essere le rughe o la calvizie. Riuscite a immaginare quanti fondi e quanto lavoro vi siano dietro queste scatoline a strisce blu? Soldi e lavoro che avrebbero potuto essere investiti altrove, nella ricerca per le malattie che davvero straziano vite intere. Straziano, non falciano, è importante. Perché per quanto tragica possa essere, la morte è una realtà evidentemente inevitabile, non è alla morte che dovrebbe pensare un medico, bensì alla vita e alla sua qualità. Questa perlomeno è la mia opinione.

Sia ben chiaro che non ho nulla contro una lunga, magari ultrasecolare esistenza, ben venga, ma non è certo il mio primo desiderio. Se apparisse un genio davanti a me in questo momento gli chiederei piuttosto una vita felice che una lunga vita. Chiedere di vivere cent’anni di più non sarebbe come chiedere altri cinque minuti di gioco a vostra madre che vi chiama per cena? Questa è la mia tesi, non me ne voglia Pasquale, e sono talmente fortunato da avere qualcuno, ben più titolato e degno di essere ascoltato di me che condivide il mio pensiero. Mi riferisco a nientemeno che al professor Aldous Huxley e in particolare al suo romanzo ‘Dopo molte estati muore il cigno’.

Huxley (1894-1963), è stato un intellettuale di altissimo rango, rampollo di una famiglia di prestigiosissimi accademici e deve gran parte della sua notorietà al famoso romanzo ‘L’isola’, dato alle stampe nel 1962. Ma questo è solo uno dei tre suoi scritti che compaiono nella preziosa raccolta di A. Burgess ‘99 novels’ in cui il famoso critico indica quelli che a suo parere sono stati i migliori romanzi in lingua inglese del XX secolo. Quello di cui ci interessiamo quest’oggi è -appunto- ‘Dopo molte estati muore il cigno’ la cui prima edizione risale al 1939. Mi ha sconvolto scoprire che in Italia ci sono state tre sole edizioni di questo libro di cui l’ultima, nel 2010, a distanza di ben sessant’anni dalla precedente. Mi chiedo come ha potuto, per così tanto tempo giacere dimenticato un romanzo che mi ha letteralmente tenuto incollato alle sue pagine. Huxley ha definito questo suo lavoro come una folle stravaganza, contemporaneamente comica e ammonitrice, farsesca, agghiacciante e riflessiva’. Serve dire altro?

Il romanzo è dotato di un’originalità seducente, ricchissimo di contenuti e cammina in equilibrio su un filo sospeso tra la realtà e un mondo immaginario folle e spaventoso. Lo spunto per questo libro è stato dato ad Huxley dallo scontro che lui stesso ha avuto con la mentalità americana. Trasferendosi dall’Inghilterra in California nel 1936 infatti lo scrittore è rimasto colpito dall’ossessione tutta americana per l’eterna giovinezza. Così l’ha raccolta, concentrata e modellata in un incredibile personaggio quale quello di Jo Stoyte, protagonista della vicenda e miliardario americano che ‘Vive in un castello medievale “non per una volgare necessità storica, ma per puro divertimento e arbitrio, per così dire, platonicamente”.

Vi posso garantire che, nonostante quello che possano pensare gli editori questo romanzo è un capolavoro, incredibilmente colmo di conoscenza ma ciononostante godibilissimo, sopra le righe e affascinante, che non tralascia nemmeno di regalare un roboante (e geniale) colpo di scena alla fine. Dovrebbe essere consigliato in ogni scuola, ad ogni livello di studio; invece è a un passo dall’essere dimenticato per sempre.

Proprio quello che fa per noi.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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