Alcuni appunti sul metodo delle riforme

12/06/2014 di Federico Nascimben

Camera dei Deputati, Riforme e Politica

Leggo tante cose sui giornali. Voglio dirvi qui che non sono i provvedimenti del Cdm di domani“, così il Ministro Madia sulla riforma della PA. Molto probabilmente, invece, il Ministro Madia dovrebbe farsi delle domande sul perché si è arrivati a tanto: il problema è soprattutto il metodo con il quale vengono portate avanti queste riforme, seguendo innanzitutto una logica che favorisce il messaggio che si vuole lasciare prima del contenuto. Contenuto che poi viene puntualmente modificato, se non stravolto.

Il Ministro Madia assieme al Presidente Renzi.
Il Ministro Madia assieme al Presidente Renzi.

Delle molte promesse del Governo Renzi avevamo già scritto, basandoci sul countdown presente nel sito Valigia Blu. Le condizioni di struttura del Governo (maggioranza risicata ed eterogenea, gruppi parlamentari PD diversi da attuale gruppo dirigente) ovviamente sono sempre le stesse, nonostante l’esito delle elezioni europee che certamente rappresentano quel sostegno forte alla figura di Renzi e un mandato a fare le riforme, come sostenuto da Squinzi. 

Detto ciò, come scritto in apertura, il problema fondamentale riguarda il metodo, sbagliato, con il quale queste riforme (non) vengono portate avanti. Il Governo Renzi ha continuato e portato all’estremo quanto già iniziato dal precedente Governo Letta: vengono condotte conferenze stampa annunciando provvedimenti quando questi in realtà sono ancora negli uffici legislativi dei Ministeri, in fase di ultimazione. Per questo, come nel caso della riforma della PA, circolano un numero così elevato di bozze. Bozze che poi subiscono modifiche non certo di dettaglio, dando così il ben servito a titoli presenti nei giornali in cerca di continue news da dare in pasto al pubblico e dando il ben servito a discussioni che, conseguentemente, si basavano sul nulla (o “quasi”, sarebbe meglio dire). E questo per quanto riguarda provvedimenti solamente annunciati.

Per quanto concerne, invece, provvedimenti approvati tramite decreto legge, basti vedere il percorso subito dal dl Poletti sul mercato del lavoro, frutto di un continuo tira e molla fra maggioranza e minoranza interna al PD e alla coalizione di Governo, su cui alla fine si è arrivati (come al solito) ad apporre la questione di fiducia su un testo che presenta non poche modifiche di sostanza rispetto alla versione originale.

Come dimostrano anche i casi Mineo e Mauro, poi, ancora prima dell’Aula, molto spesso la battaglia si svolge internamente alla Commissione, con esponenti della maggioranza dissenzienti rispetto alle indicazioni dell’esecutivo. Soprattutto il primo caso è emblematico: Renzi ha annunciato di voler accelerare l’approvazione della legge costituzionale di riforma del Senato ferma in Commissione Affari Costituzionali, anche perché sente il suo mandato e il suo peso politico rafforzato in seguito al risultato ottenuto alle europee; per questo ha dichiarato che l’approvazione dell’Italicum avverrà subito dopo l’approvazione, in prima lettura presso una delle due Camere, della riforma del Senato. Se ciò avvenisse, il PD renziano avrebbe la possibilità di tenere il coltello dalla parte del manico, lanciando continui ultimatum e ventilando possibili elezioni che NCD e FI avversano. Allo stesso tempo, però, lo stesso Berlusconi è tornato indietro rispetto agli accordi presi con il c.d. Patto del Nazareno: prima dichiarandosi contrario all’elezione indiretta dei Senatori (visti i scarsi numeri del centrodestra in Regioni e Comuni) e, poi, ribadendo l’amore mai scoppiato per il doppio turno. Il rischio è che quindi, se non si vuole provare a far passare queste riforme sul filo del rasoio, anche le sostituzioni in Commissione rischino di essere vanificate soprattutto dal nuovo incontro che si prospetta la prossima settimana tra Renzi e Berlusconi, e che potrebbe portare a forti modifiche rispetto a quanto finora solo abbozzato.

Pur ribadendo la consapevolezza che solo grazie ad un nuovo impianto istituzionale, regolamentare ed elettorale sarà possibile arrivare ad una produzione legislativa maggiormente coerente, omogenea e priva di maxiemendamenti, abuso della decretazione d’urgenza e questioni di fiducia; sarebbe opportuno che una volta che si presenta un provvedimento in conferenza stampa, il testo sia quello definitivo, e che le eventuali modifiche apportate siano marginali (e non sostanziali). Questo sì rappresenterebbe il trionfo della sostanza sulla forma e dei fatti sulle parole e sugli annunci. Anche perché – come più volte ribadito – la realtà, prima o poi, bussa sempre alla porta, costringendo a continui rinvii, smentite, stravolgimenti o (peggio ancora) ad un nulla di fatto.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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