Alcune domande sull’intercettazione Crocetta e sul potere in Italia

24/07/2015 di Luca Andrea Palmieri

C'è un problema di fondo nella storia, tutt'altro che edificante, dell'intercettazione che ha coinvolto il governatore della Sicilia, ed è quella riguardante la diffusione delle intercettazioni, il loro uso, la loro legittimità e la loro stessa esistenza. E' comprensibile che la gente sia a favore della diffusione di un simile scoop, ma le domande su come sia nato non sono certo di poco conto.

L’affaire dell’intercettazione di una telefonata tra il Governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, ed il chirurgo Matteo Tutino è ormai cosa nota. Il protagonista della vicenda, paradossalmente, non è nemmeno il n. 1 di Palazzo dei Normanni, ma il medico, reo di aver detto che Lucia Borsellino, figlia del famoso giudice anti-mafia morte nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992, ed Assessore per la Sanità dell’isola, andrebbe “fatta fuori, come il padre”.

A pubblicare l’intercettazione è stato l’Espresso. Il settimanale, giovedì 16 luglio, oltre alle parole di Tutino ha riportato l’assenza di reazione da parte di Crocetta “Non si indigna, non replica: nessuna reazione di fronte a quel commento macabro nei confronti dell’assessore della sua giunta, scelto come simbolo di legalità in un settore da sempre culla di interessi mafiosi”. Viene anche aggiunto che “gli stralci di queste intercettazioni sono confermate dai magistrati e dagli investigatori che lavorano all’inchiesta”.

Sulla conversazione è scoppiato immediatamente un enorme caso mediatico: la procura inizialmente ha smentito la presenza di quelle parole in un’intercettazione, ma la redazione dell’Espresso ha insistito al riguardo, innanzitutto confermando che la conversazione esiste, e sarebbe contenuta in un fascicolo secretato. Poi è stato anche precisato, sempre dalla redazione del settimanale, che la telefonata non è stata trascritta negli atti depositati, ma che sarebbe tra gli atti non depositati di un’inchiesta collegata. Affermazione quest’ultima, ancora smentita dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi: “Ribadisco quanto contenuto nel comunicato stampa di ieri, 16 luglio. L’intercettazione tra il dottor Tutino e il presidente Crocetta, di cui riferisce la stampa, non è agli atti di alcun procedimento di questo ufficio e neanche tra quelle registrate dal Nas”.

Insomma, resta un problema, e non da poco. L’intercettazione esiste o meno? A differenza di altri casi (come quello Nichi Vendola – Ilva di Taranto, di qualche anno fa), l’audio non è stato certo pubblicato. L’Espresso, con il numero in uscita quest’oggi e anticipato dall’Huffington Post, scrive: “Uno degli investigatori fa ascoltare ai cronisti Piero Messina e Maurizio Zoppi il brano di un audio, presentandolo come la dichiarazione di Tutino al governatore Rosario Crocetta di “far fuori” l’assessore Lucia Borsellino”. In seguito “la stessa fonte contatta Piero Messina e gli ricorda la vicenda dell’intercettazione. Gli scandisce parola per parola la frase di Tutino”. Segue la doverosa ricerca di riscontri da parte del settimanale, attraverso una task force che arriva ad avere due conferme, di cui una “totale e chiara” da parte di “un autorevole inquirente”.

Sia ben chiaro, a questo punto non si discute l’opportunità da parte dell’Espresso di pubblicare un tale caso. La questione infatti è pesante, torbida e dai contorni non poco chiari, vista anche l’opacità della figura di Tutino. Questi tra l’altro è una conoscenza persino del noto ex giudice antimafia Antonio Ingroia, che non ha avuto problemi, intervistato dal Corriere della Sera, ad ammettere di avervi avuto rapporti, pur considerandolo ormai un “aspetto deteriore della politica”. D’altronde lo stesso Ingroia non fa mistero di considerare l’intercettazione una bufala. Il problema è che così non se ne esce più: l’Espresso ha avuto, da più fonti considerate sicure, una dritta dal rilevante peso politico, che ha comprensibilmente pubblicato. Il problema è che l’intercettazione non è nelle mani del settimanale. E le fonti non sono state rivelate, per almeno due motivi, altrettanto comprensibili: il primo è per l’appunto la tutela delle fonti, che permette ad un giornale di ottenere notizie – la cui veridicità va ovviamente dimostrata – senza mettere a repentaglio l’incolumità (fisica, lavorativa, psicologica etc.) di chi decide di dare la soffiata. La seconda riguarda l’intercettazione in sé: l’Espresso ha citato prima un’intercettazione secretata, poi atti non depositati di un’inchiesta secondaria. Ma se gli atti non sono ancora pubblici, o, peggio ancora, secretati, può il settimanale pubblicarli, indipendentemente dal fatto che essi siano veri o meno? In teoria no.

Tra l’altro, se gli atti risultano “non ancora depositati”, in linea teorica si sarebbe dovuto attendere la loro pubblicità, che li avrebbe resi accessibili a tutti , e nessuno potrebbe mai mettere in dubbio la rilevanza sociale degli argomenti (per quanto avere uno scoop in anteprima è il sale della fama di un periodico di informazione). Quel che invece abbiamo è un autorevole media italiano che ha pubblicato, grazie a fonti che non è possibile conoscere, un’intercettazione di cui non è in possesso – nemmeno nelle trascrizioni. Perché pubblicare adesso, con questo tempismo? Mancava poco proprio all’anniversario della strage di via D’Amelio, e in generale il Governo Crocetta in Sicilia se la passa tutt’altro che bene. E come facciamo noi cittadini a farci un’idea davvero precisa di questa storia senza che ve ne sia un riscontro?

Addirittura Fanpage, certo non una realtà minore dell’informazione on-line italiana, ha pubblicato un articolo in cui cita “fonti vicine ai Carabinieri“, che dicono che quelle intercettazioni “sarebbero state realizzate da apparati che si sono mossi prima dell’autorizzazione da parte del giudice. In altri termini si tratterebbe di un’intercettazione acquisita in maniera irregolare e, pertanto, mai annessa agli atti. Ed è per questo che Lo Voi afferma il vero quando dice che quell’intercettazione non esiste. Perché in Procura, a Palermo, quell’intercettazione non è mai arrivata (e nemmeno a Caltanissetta)”. La cosa è stata rilanciata sul suo blog dal direttore del Post, Luca Sofri, che giustamente si fa un po’ di domande sulla natura dell’intercettazione e di tutta questa storia.

Domande che dovremmo porci un po’ tutti, perché a questo punto la questione non gira più solo intorno a Crocetta. Sia chiaro, se l’esistenza dell’intercettazione (su cui esistono ancora cose da valutare, in assenza dell’audio o di una trascrizione completa) sarà confermata, sarà giusto che il Governatore si prenda la responsabilità del suo silenzio, come di una situazione politica in cui si discute in certi termini del destino – politico, come pare sottolineare Fanpage, o personale – di un assessore del suo Governo Regionale. Ma le domande che girano intorno al modo in cui questa intercettazione è nata, è stata diffusa, è stata trattata dai media, dalla procura stessa, dalle fonti, sono essenziali.

Come faccio io lettore a regolarmi sulla veridicità o meno di una certa intercettazione, con conseguente notizia, scoop e morte politica del protagonista, se non solo non ho accesso all’atto, ma non ne conosco nemmeno le fonti? Indipendentemente da quelli che possono essere i pareri di ognuno, non vi è una certezza assoluta e indiscutibile che l’intercettazione esista. Se non fosse vera, e Crocetta avesse ragione nel suo richiamo a un complotto? Se fosse vera e Crocetta stesse bluffando? Sono due opzioni che restano difficili da confermare senza maggiori riscontri.

Se le fonti hanno divulgato l’intercettazione illegalmente, è giusto che questa sia pubblicata? Questa è forse la questione su cui possono incrociarsi pareri più diversi, perché se è vero che una disciplina sulle fonti va a tutela delle indagini ed è necessaria da un punto di vista legale, si scontra frontalmente con il diritto dei cittadini di essere resi partecipi delle questioni relative i propri governanti, soprattutto quando sono di tale rilevanza.

Ma a questo punto, a cosa andiamo incontro se quest’intercettazione è stata ottenuta illegalmente, diffusa illegalmente e quindi pubblicata? Qua usciamo dal caso Crocetta in sé. Entriamo in tutto un altro campo, molto più ampio e pericoloso: quello in cui vi sono parti delle forze di sicurezza che intercettano, senza che nessuno autorizzi e senza che niente vada agli atti, politici, governatori, giornalisti, imprenditori, persone di influenza di ogni genere. Potendone così conoscere la vita al di fuori del lavoro, le mosse politiche in anticipo, la programmazione, gli incontri, le virtù come i vizi. Ogni mossa, quasi ogni intenzione. Se, ed è importante sottolineare il se, la questione fosse questa, viene da chiedersi quali siano le forze hanno davvero influenza nel nostro paese. E la risposta potrebbe essere molto più oscura di quanto non sembri.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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