Alcide De Gasperi, oltre il mito

30/11/2013 di Matteo Anastasi

Alcide de Gasperi, Democrazia Cristiana

Nel nostro Paese, Alcide De Gasperi è oggetto di una sorta di canonizzazione civile. Alcuni lo identificano come il quinto padre della Patria, ponendolo sullo stesso piano di Cavour, Garibaldi, Mazzini e Vittorio Emanuele II. Altri si limitano a considerarlo il pater patriae dell’Italia repubblicana. In realtà De Gasperi – pur indubbiamente rispettato, incensato e ammirato – non fu mai sinceramente amato dalla maggioranza dei connazionali del suo tempo.

Per i liberali era un «clericale», per nazionalisti e post-fascisti un «austriacante», per la sinistra democristiana un mero «conversatore», per i comunisti un «servo dell’America», per azionisti e democratici il deus ex machina della legge elettorale che, alla vigilia delle elezioni del 1953, fu comunemente definita «truffa». Effettivamente De Gasperi non fu un “santo”, nel senso che quest’espressione ha assunto nella storia della devozione. Fu certamente uomo pio e propugnatore di una politica «cristiana», ma il suo merito maggiore fu di essere un realpolitiker dotato di straordinario intuito politico.

Alcide de Gasperi. DCNato nel 1881 in un paesino del Tirolo asburgico, come ha ricordato Sergio Romano, «divenne italiano con naturalezza, per la forza delle cose e la volontà della Divina Provvidenza. Era cattolico, aveva rappresentato gli interessi della sua gente a Innsbruck e a Vienna, ne aveva difeso l’autonomia culturale e amministrativa negli anni in cui i movimenti pangermanici trattavano le minoranze nazionali con altera sofferenza […] Quando l’Impero si dissolse (una prospettiva per cui non si era mai adoperato) seguì il destino della sua diocesi e della sua regione al modo in cui il pastore segue il gregge quando il maltempo lo costringe a passare da una valle all’altra. Ma servì il suo nuovo Stato [l’Italia] con la stessa serietà e lealtà con cui aveva servito il vecchio».

Anzi, quando assunse l’interim degli Esteri, alla fine del 1944, De Gasperi fu come costretto a raddoppiare la sua abnegazione per eludere le probabili accuse di scarso patriottismo dei suoi avversari politici. E i risultati non tardarono ad arrivare. Ottenne, nel settembre del 1946, l’accettazione austriaca della frontiera del Brennero. Riuscì, in quello stesso mese, a collezionare gli accordi De Gasperi-Gruber – con cui venne riconosciuta l’autonomia della provincia di Bolzano – impedendo che la questione venisse trattata direttamente al ristretto tavolo cui sedevano le potenze uscite vincitrici dalla guerra.

Non appena divenne presidente del Consiglio, ebbe una sola priorità: riattivare, il più velocemente possibile, l’apparato economico e statale nazionale. «Affidò il governo della lira a Einaudi, riabilitò gli imprenditori che erano stati accusati di complicità col fascismo, chiuse il capitolo dell’epurazione e cercò soprattutto di sfamare il Paese». La vera ricostruzione iniziava nel 1947 proprio grazie alla politica einaudiana e ai fondi del Piano Marshall. Ma cominciava allora anche la preparazione alla grande sfida elettorale del 18 aprile 1948. De Gasperi trionfò «perché evitò di sollevare, nei mesi che precedettero il voto, il problema dell’allineamento internazionale del Paese. Se lo avesse fatto, se avesse sostenuto che la guerra fredda imponeva all’Italia una scelta di campo, si sarebbe scontrato con un variopinto fronte di filosovietici, pacifisti, neutralisti, nazionalisti e teorici dell’’Italia farà da sé’». Vinte le elezioni, iniziarono i negoziati per l’ingresso nel Patto Atlantico.

Internamente, volle un esecutivo composto, oltre che dalla sua Dc, dal Partito socialista dei lavoratori di Saragat e dal Partito repubblicano di La Malfa. Ma bastò che la fase dell’emergenza fosse archiviata perché il Paese ricadesse nelle sue – allora già vecchie, ma tutt’oggi attuali – abitudini e diventasse sempre più complicatamente governabile. «Fra il novembre del 1949 e le elezioni politiche del giugno 1953 De Gasperi dovette impiegare buona parte del suo tempo a tenere insieme una coalizione in cui ogni Partito e ogni corrente tenevano d’occhio la riunificazione socialista e graduavano su quella prospettiva la loro maggiore o minore fedeltà al governo […] È questo il clima politico in cui si fa strada in una parte della Democrazia cristiana la convinzione che occorre cambiare la legge elettorale e rendere il sistema politico, per quanto possibile, maggioritario». Quella proposta, nota con l’altisonante epiteto di “legge truffa”, prevedeva un premio di maggioranza per la coalizione insignita di oltre il 50,01% delle preferenze. Per 57.000 voti la maggioranza centrista non ottenne l’agognato premio e la sinistra Dc, che da tempo lavorava per una svolta, ne approfittò per sbarazzarsi di De Gasperi.

DC, Alcide de GasperiEletto alla segreteria nell’autunno del 1953, cercò vanamente di governare da Piazza del Gesù. Un anno dopo, nel maggio del 1954, ottenne un’ultima soddisfazione europea con la presidenza della Ceca. Avvicendato alla guida della Dc da Amintore Fanfani, si spense il 19 agosto del 1954. Servo di Dio per la Chiesa cattolica, riposa a San Lorenzo fuori le Mura vicino le tombe di due pontefici del suo tempo, Pio XI e Pio XII.

Per dirla ancora con Romano, il suo epitaffio potrebbe essere il seguente: «Governò l’Italia dal 1945 al 1953 e fu responsabile di alcune fra le maggiori scelte politiche ed economiche degli ultimi cinquant’anni: il divorzio dal Partito comunista, la ricostruzione economica, l’integrazione europea, il Patto Atlantico. Cercò inutilmente di risolvere il problema della governabilità italiana. I suoi successori hanno ereditato le sue vittorie, non hanno ancora riparato la sua sconfitta».

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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