Albrecht von Wallenstein – La sconfitta dell’aquila nera a Lützen

20/05/2016 di Silvia Mangano

Ascesa e declino di Albrecht von Wallenstein, generale supremo delle truppe imperiali durante la Guerra dei Trent’Anni, nelle cui mani fu affidato il destino dell’Europa asburgica.

Albrecht von Wallenstein

Fin dalla pace di Augusta (1555), con cui Carlo V aveva stabilito il principio del cuius Regio, eius et Religio (“ad ogni Stato la sua Religione”), gli Asburgo erano stati costretti a destreggiarsi nell’impresa di gestire un Impero per metà in mano a principi protestanti e per metà cattolico. Per più di cinquant’anni gli imperatori che si susseguirono, da Ferdinando I (1556-1564) a Rodolfo II (1576-1612), operarono a seconda della propria visione politica con un atteggiamento di incontro o di scontro con i principi protestanti. Tuttavia, quando, nel 1612, divenne imperatore Mattia II, l’equilibrio precario dell’Impero andò lentamente incrinandosi: da un lato, infatti, egli adottò una politica di tolleranza nei confronti dei luterani; dall’altro, essendo senza eredi, scelse come suo successore l’intransigente cattolico Ferdinando II. A questa notizia, riottosi protestanti boemi insorsero contro Mattia e, dopo il celebre episodio della “defenestrazione di Praga” (23 maggio 1618), dichiararono apertamente le ostilità contro il trono. Fu l’inizio dell’ultima grande guerra di religione europea: la Guerra dei Trent’Anni (1618-1648). Protagonista indiscusso e campione della fazione asburgo-cattolica fu il generale Albrecth von Wallenstein.

Ferdinando II
Ferdinando II, durante la Guerra dei Trent’anni ( Georg Pachmann)

Nato nel 1583 e rimasto orfano all’età di tredici anni, Wallenstein fu cresciuto dallo zio in un collegio protestante in Slesia e completò gli studi nell’università di Altdorf. Giovane e ambizioso, intraprese la carriera militare per vocazione naturale e servì nel contingente boemo, all’epoca occupato in una guerra contro l’Ungheria, al servizio degli Asburgo. Nel 1606, diede una svolta alla sua carriera, convertendosi al cattolicesimo e suscitando favore a corte per le doti militari. Tre anni dopo, sposò Lucretia Nekšova, una vedova più grande di lui ma provvista di ingenti possedimenti in Moravia, che gli permise di godere di una prosperosa rendita (soprattutto dopo la sua morte, avvenuta nel 1614) e di assoldare una potente armata mercenaria da mettere al servizio del futuro imperatore Ferdinando II nella sua guerra contro Venezia (1617).

Allo scoppio della Guerra dei Trent’Anni, Wallenstein si schierò subito al fianco dell’Imperatore e, nella prima fase (1618-1621), detta Boemo-Palatina, riportò numerose vittorie grazie al contingente equipaggiato a sue spese. Con la vittoria riportata dai cattolici nella battaglia della Montagna Bianca (1620), fu nominato governatore del regno di Boemia e rientrò in possesso di molte terre espropriate ad alcuni lontani parenti in Moravia, incrementando ancor più i suoi possedimenti e trovandosi così a disporre di un imponente macchina di rifornimento del suo esercito mercenario. Ormai in possesso della Boemia nord-orientale, divenne principe dell’Impero (1622) e ottenne prima il titolo di principe e poi quello di duca di Friedland (1624), con il diritto annesso di batter moneta. In breve tempo, Wallenstein divenne uno dei personaggi più influenti dell’Impero, non solo per la fama di condottiero e per le vittorie conseguite, ma anche perché nel 1623 sposò Isabella Katharina, figlia del consigliere dell’imperatore Karl von Harrach. Il favore riscosso in Ferdinando e l’umile provenienza delle sue origini acuirono l’ostilità di gran parte del fior fiore della nobiltà imperiale, ma Wallenstein, forte dei suoi successi, riuscì a proseguire la sua scalata inarrestabile.

Albrecht von Wallenstein
Albrecht von Wallenstein

La grande occasione si presentò con lo scoppio della guerra con la Danimarca, seconda fase del conflitto trentennale (1625-1629). Fino a quel momento, Ferdinando era militarmente dipendente dalla cosiddetta Lega Cattolica, sotto il comando del duca Massimiliano I di Baviera. Wallenstein riuscì a convincere l’imperatore a costituire un esercito imperiale indipendente formato da 24.000 uomini, interamente spesati dalle rendite fondiarie del condottiero boemo: il 7 aprile 1625, Wallenstein venne così nominato a capo di tutte le forze imperiali del Sacro Romano Impero e dei Paesi Bassi, cui fu costretto a rinunciare un anno dopo, ma a cui aggiunse il titolo di “Ammiraglio del Mare del Nord e del Mar Baltico” nel 1628. In cambio delle spese sostenute per il mantenimento dell’armata imperiale, gli fu concesso il ducato di Sagan (settembre 1627) e il feudo ereditario di Mecklenburg (giugno 1629). Quest’ultimo gli permise di conquistarsi una certa indipendenza dagli Asburgo e di iniziare una politica autonoma, sempre apparentemente a sostegno dell’imperatore.

K. Chesterton diceva che “nulla è più fallimentare del successo”: con il raggiungimento dell’apice del suo potere, infatti, iniziò l’inesorabile tramonto di Wallenstein. Preoccupati dalla potenza politica e militare e dagli ambigui rapporti intrecciati con i nobili protestanti confinanti con le sue terre, i principi cattolici convinsero l’imperatore a togliergli il comando e a sciogliere l’esercito (1630). Ma l’entrata in guerra della Svezia a favore dei protestanti e l’invasione della Pomerania da parte del re svedese Gustavo Adolfo, costrinsero Ferdinando a richiamare nuovamente Wallenstein. Questi accettò, avanzando però pretese assurde e assolutamente in contrasto con la stessa supremazia imperiale: richiese che gli fosse garantito il comando assoluto su tutte le truppe imperiali, l’autorizzazione ad avviare negoziati con i principi nemici, il permesso di riservarsi parti delle confische imperiali e la concessione del principato di Glogau. L’imperatore dovette arrendersi alle richieste di Wallestein per sperare di risollevare le sorti della guerra, ormai cavalcata dalle forze di Gustavo Adolfo. In forza del suo genio militare, nel giro di pochi mesi, Wallenstein riconquistò i territori occupati e costrinse l’esercito svedese alla ritirata, finché, nel novembre del 1632, il re di Svezia decise di affrontare in campo aperto Wallenstein per porre fine, una volta per tutte, al conflitto con gli Asburgo.

Morte di Wallenstein
La morte di von Wallenstein (Carl Theodor von Piloty)

Durante la Battaglia di Lützen si scrisse il destino delle future nazioni europee. Le perdite furono ingenti per entrambe le parti: il paradossale gioco della Storia si appropriò della vita di Gustavo Adolfo e sottrasse la vittoria a Wallenstein. Le forze cattoliche furono sconfitte e Wallenstein, costretto a ritirarsi, lasciò il campo alle vittoriose truppe svedesi, rimaste però orfane di re. La sconfitta di Lützen diede inizio al progressivo declino delle potenze asburgiche (Spagna e Impero) e segnò la fine della carriera di Wallenstein. Avendo perso il favore dell’imperatore e l’appoggio delle sue truppe e sospettato di tradimento da chi avrebbe tratto giovamento dalla sua rovina, il condottiero boemo si ritirò nel castello di Cheb, dove venne assassinato la notte del 25 febbraio 1634.

The following two tabs change content below.

Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
blog comments powered by Disqus