Alberto De Stefani, l’ortodossia liberista nel regime fascista

18/01/2014 di Matteo Anastasi

Alberto de Stefani

Quando, il 1° novembre del 1922, Alberto De Stefani assunse la guida del ministero delle Finanze e dell’Economia, i più intrepretarono quella nomina come il premio mussoliniano all’audace militanza di cui l’economista si era reso protagonista negli anni precedenti. Orgogliosamente veneto, fortemente aveva sentito la questione dell’italianità di Fiume, schierandosi prima con D’Annunzio, poi con il più pragmatico Mussolini. Scalati rapidamente i vertici dirigenziali dei Fasci di combattimento, si era posto alla testa della corrente liberista interna al movimento. Spontaneo moto dell’economia; libera circolazione di persone, merci, capitali; subordinazione dell’ordine finanziario a quello economico: queste le linee guida della sua politica. Una politica di successo, che porterà al pareggio del bilancio statale già nella primavera del 1925.

Alberto de Stefani
Alberto De Stefani

Le idee destefaniane sposavano in pieno la regola liberista della divisione internazionale del lavoro. Per perseguire un fine così ambizioso, l’economia italiana doveva evitare gli scossoni bellici che pesantemente avevano inciso sui bilanci europei degli anni Dieci. Occorreva una strategia di pace, che effettivamente Mussolini – più o meno convintamente – seppe garantire al Paese fino al Patto di Locarno del 1925. Ma soprattutto bisognava convincersi della necessità di uno Stato “minimo”, in grado di fugare ogni tentazione interventista: «Non illudiamoci che la grande Italia possa essere fatta nei ministeri: essa si costruisce nelle officine, sui campi, sui ponti di comando delle navi». Simili concezioni non potevano avere vita facile e duratura in un regime che, pur non ancora ufficialmente tale, già manifestava volontà dirigiste. Alla fine del 1924 contro De Stefani iniziarono a schierarsi i protezionisti dei settori trainanti dell’economia italiana: siderurgici, armatori, latifondisti. In quella stessa fase il dissidio con Mussolini cominciò a essere evidente: il capo del governo voleva la rivoluzione, il suo ministro si dichiarava pubblicamente antiriformista; De Stefani chiedeva una politica di collaborazione con le potenze europee, Mussolini manifestava volontà revisioniste; l’uno rigettava ogni forma di autarchia, l’altro si convinceva l’Italia potesse raggiungere una virtuosa indipendenza economica.

All’inizio del 1925, i primi vagiti dittatoriali convinsero De Stefani a rassegnare le dimissioni, rigettate da Mussolini fino al 10 luglio 1925, momento della destituzione dall’incarico di ministro. De Stefani usciva di scena a testa altissima, i numeri parlavano eloquentemente: sotto la sua tutela, la spesa pubblica era passata dal 35% al 13% del PIL, i disoccupati da seicentomila a centomila, il bilancio non solo era tornato in pareggio ma presentava addirittura un significativo avanzo. La definitiva rottura col regime giunse all’indomani del discorso di Pesaro, tenuto da Mussolini nell’agosto del 1926 per annunciare il passaggio del cambio valutario della lira dal regime di fluttuazione – quindi di libero mercato – a quello di stabilità artificiale: De Stefani, ponendosi apertamente contro quella scelta, vide il suo status mutare da «dissenziente» ad «antifascista».

Negli anni successivi, il prestigio maturato agli occhi dell’opinione pubblica italiana, gli evitò una altrimenti probabile epurazione. Indossò i panni del commentatore economico, prima per il Corriere della Sera poi per La Stampa, intervallando tali attività con quella di consulente economico per la Cina di Ciang-Kai-Schek. Ritrovò il suo spirito pienamente liberista nella notte tra il 24 e il 25 luglio del 1943, quando, votando a favore della destituzione di Mussolini, motivò la sua scelta dichiarando perdute tutte le guerre del fascismo, non solo quella al fronte, ma anche e soprattutto quelle della sottomissione dell’uomo allo Stato e dell’economia alla politica.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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