L’alba della Seconda Guerra Mondiale: l’errore franco-britannico con Hitler e la Renania

13/11/2014 di Lorenzo

La scelta di Francia e Gran Bretagna di allontanarsi dall'Italia e di non punire la violazione da parte di Hitler del Trattato di Versailles è stata la scintilla che ha messo in moto gli eventi culminati il 1° settembre 1939 con l'invasione della Polonia

Era passato quasi un anno dal famoso incontro di Stresa, svoltasi nell’aprile del 1935 , dove le tre potenze vincitrici della Grande Guerra – Gran Bretagna, Italia e Francia – si erano incontrate per discutere riguardo le preoccupanti dichiarazioni di riarmo e di revisione fatte dal Fuhrer, Adolf Hitler. Il famoso quanto effimero “fronte di Stresa” fu l’ultima intesa che vide unite le tre potenze vincitrici della guerra che da qui a pochi mesi si ritroveranno sempre piú distanti l’una con l’altra.

Se parliamo in termini di capacitá bellica, l’Italia, coinvolta nei vari accordi post-1919, non reggeva il confronto con l’enorme capacità bellica anglo-francese, ma l’enorme vuoto creato dal collasso dell’Impero zarista e dall’auto-isolamento sovietico la rendeva un utile strumento per salvaguardare l’indipendenza della piccola Repubblica d’Austria e in ottica di contenimento tedesco. Finché Gran Bretagna e Francia erano apparse agli occhi del Duce come le due potenze piú forti d’Europa, Mussolini si era eretto a baluardo dei trattati di Parigi, tanto da risultare il più agguerrito nei confronti del revisionismo tedesco durante la conferenza di Stresa. Non bisogna dimenticare anche la fermezza del Duce che, scioccato dall’assassinio del cancelliere austríaco Dollfuss da parte di alcuni cospiratori nazisti, fece inviare al confine con l’Austria quattro divisioni italiane per scongiurare l’anschluss austro-tedesco.

Benito Mussolini e Adolf Hitler
Benito Mussolini e Adolf Hitler

La svolta delle sanzioni etiopi, durante la guerra d’Abissinia, fu l’inizio della fine di Stresa e l’inizio di una nuova alleanza che, fino a pochi anni prima, sembrava impossibile. Nacque così l’Asse italo-tedesco, poi suggellata con due patti Anticomintern, nel 1937 e con quello d’Acciaio del 22 maggio 1939. La Germania, approfittando del “fiasco etiope”, si intrufolò perfettamente nella breccia autocreatasi nel fronte di Stresa, riconoscendo immediatamente la conquista italiana dell’Etiopia e aprendosi la strada verso Vienna e l´est Europa.

L’unico ostacolo che ancora si frapponeva tra Hitler e l’Europa dell´Est era la “porta aperta” fornita dalla regione della Renania smilitarizzata, che Hitler non perse tempo a chiudere. Il mattino del 7 marzo 1936, ventimila uomini della neonata Wermarcht entrarono a Colonia e occuparono la regione intera. L’esercito e il governo francese risposero nella peggior maniera possibile: non muovendo un dito. Crollava così l´ultima salvaguardia del Trattato di Versailles. Secondo il Trattato, le forze armate tedesche non potevano entrare in Renania e nella fascia di 50 chilometri ad est della stessa. La Germania aveva riconosciuto e confermato questa clausola a Locarno: la Societá delle Nazioni aveva benedetto Gran Bretagna, Italia, Belgio e Francia come garanti. Nel silenzio più totale delle democrazie occidentali, tutto ciò fu smentito. La Gran Bretagna si rifiutò di appoggiare la Francia in un eventuale conflitto, poiché sia il suo governo che la maggior parte dell´opinione pubblica ripudiavano la guerra e giudicavano questa “rimilitarizzazione” come un atto dovuto, anche perché la Germania non aveva fatto altro che riannettere una fascia di territorio di lingua tedesca in perfetto accordo con la massima wilsoniana del diritto all’autodeterminazione dei popoli.

La Francia dal canto suo sopravvalutò enormemente la nascente forza militare tedesca, trincerandosi dietro l’imponente linea difensiva -la Linea Maginot- costruita lungo la frontiera tedesca (e non lungo quella Belga), simbolo dell´oramai esaurito spirito offensivo francese, esauritosi nelle trincee della Marna e a Verdun. I transalpini sembravano cosi rassegnati ad aspettare passivamente lo svolgersi degli eventi dietro la Linea Maginot e a non correre rischi fuori dai propri confini, lasciando cosi al loro destino i piccoli stati dell’est in balia di Germania e Unione Sovietica. La cosiddetta Piccola Intesa, formata dai nuovi stati sorti dopo il collasso dell´Impero Austro-Ungarico, sconcertata dal comportamento arrendevole e passivo della Francia difronte alla rapida militarizzazione renana e dal comportamento francese, reo di cercare un’alleanza con Mosca, si ritrovò subito in grande pericolo. Gli stessi decisero cosí di trovare accordi direttamente con Hitler, senza più guardare alla Francia (fino ad allora faro degli Stati della piccola intesa) che, se non sapeva difendere la sicurezza delle proprie frontiere, mai avrebbe potuto difendere quelle di una Polonia o di una Cecoslovacchia.

La Renania fu il primo passo in direzione del tentativo tedesco di egemonia in Europa. Le basi erano già state preparate a tavolino, inconsapevolmente, nel lontano 1919. La Germania umiliata, sconfitta e mutilata a Versailles era stata lasciata rinascere su di un territorio oramai privo di contrappesi, senza uno stato forte ad est, ma confinante con un insieme di staterelli che mai avrebbero creato problemi a Berlino, anzi: l’avrebbero aiutata a rinascere, grazie alla loro funzione di spartiacque tra i confini tedeschi e quelli russi (un intervento russo stavolta sarebbe dovuto passare sul territorio polacco, uno stato sovrano). A ciò va aggiunta la mancata alleanza franco-inglese in chiave di contenimento tedesco e la perdita del ruolo di potenza equilibratrice della Gran Bretagna in cambio del disarmo e del sostanziale equiparamento di Berlino con le altre potenze europee, per ottenere così un’ingannevole pace.

Una cartina dell'Europa nel 1937
Una cartina dell’Europa nel 1937

La vecchia visione della Realpolitik sembrava essere stata sepolta, incomprensibilmente ignorata dagli statisti inglesi: in caso di un riarmo tedesco — la nazione più popolosa e sulla carta col miglior potenziale industriale e quindi bellico del continente— era necessaria un’alleanza che garantisse equilibrio nel continente. Non vi fu tale ingegno e anzi, Gran Bretagna e Francia, vedendo in Hitler – almeno fino al 1938 – solo un problema psicologico (dovuto ai suoi proclami) e non geopolitico, preferirono scagliarsi e punire l’iniziativa mussoliniana in Etiopia e lasciar correre quella nazista in Renania, invece di fare il contrario. Quando Hitler riprese il pieno controllo della Renania in quella tranquilla domenica di inizio marzo, la Società delle Nazioni era ancora impegnata a sanzionare l’Italia, allontanandola sempre di più dalle potenze occidentali.

La strada per Vienna, Praga e Danzica era spianata, la politica di Appeasement — che avrà il suo apice nella Conferenza di Monaco del 1938 — fece il resto. Quando la sbarra del confine tedesco-polacco venne sollevata, le democrazie occidentali, colte da un sussulto, capirono che il “problema psicologico” era in realtà un problema geopolitico che loro, inconsapevolmente, avevano aiutato ad animarsi.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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