Alabama Monroe – una storia d’amore

22/05/2014 di Jacopo Mercuro

“La vita non è poi così generosa e ben presto ti chiede il conto” – Elise Vandevelde/Alabama (Veerle Baetens)

L’amore che crea vita e la vita che porta via l’amore, questo è Alabama Monroe, film belga di Felix Van Groeningen, candidato agli ultimi Oscar come miglior film straniero. Una perla rara e inaspettata, un dramma emozionale, capace di entrare nel cuore del pubblico.

Nel Belgio dei nostri giorni, Didier (Johan Heldenbergh)è un musicista bluegrass affascinato dal mito americano; Elise (Veerle Baetens) una tatuatrice dallo spirito ribelle che ha inciso sul corpo la propria storia. L’incontro dei loro sguardi sarà, da subito, un’esplosione d’amore che li farà ritrovare fianco a fianco in un’incredibile storia di passione. Il frutto del loro amore è la piccola Maybelle (Nell Cattrysse), una bimba che porta, nel cammino dei genitori, prima la gioia e poi il dolore, causato dalla malattia da cui è affetta. Attraverso il montaggio, che alterna vicende appartenenti al presente a quelle del passato, assistiamo ad un’evoluzione tragica di eventi scanditi a ritmo di bluegrass.

Alabama Monroe, la locandina del film.
Alabama Monroe, la locandina del film.

Alabama Monroe, alternando i giorni che dipingono una poetica storia d’amore, ai drammi più profondi che un uomo possa vivere, ci fa accomodare su un’altalena, e ci spinge su e giù, sempre più forte attraverso l’alternanza dei toni, fino all’accendersi delle luci in sala, paragonabile ad una dolorosa caduta a terra. Quello che si prova di fronte allo schermo non è facile da spiegare, si rimane confusi, attratti, e allo stesso tempo impauriti dalla verità, ma le parole non bastano e non rendono l’idea della forza che è in grado di sprigionare il film. La musica, insieme all’amore e al dolore, è la vera protagonista, che spesso prende il sopravvento, riuscendo ad entrare nella profondità dell’anima, e donando boccate di ossigeno nei momenti drammatici.

Il bluegrass, unico genere della colonna sonora, è lo specchio della storia che incornicia, testi che raccontano storie di amori perduti, religione, dolori e perdite, in modo triste e sconsolato, ma con il calore degli strumenti a corda. Violino, banjo e mandolino accompagnano l’effetto domino che si abbatte sui due amanti in balia di un’alternanza di sentimenti, trascinati da una felice spensieratezza ad un vortice incontrollabile di dolore. Questa parabola discendente mette a nudo i nostri protagonisti, mostrandoci le differenze dell’animo umano e delle sue reazioni di fronte alle sofferenze. Elise affida il proprio dolore alla religione, consegnando la propria speranza nel credere in una vita dopo la morte; Didier, al contrario, è più freddo e razionale, sconfessa tutto quello che appartiene al mondo religioso, scegliendo di accettare ciò che la vita gli riserva e, accecato dalla rabbia, arriva attraverso un discorso molto interessante sulla scienza e sulla religione a criticare la scelta di quest’ultima, qualunque essa sia.

L’estetica del film è davvero notevole, e come già detto, la musica riesce a sorprendere, ma non è l’unica a farlo; Johan Heldenbergh, Veerle Baetens e la piccola Nell Cattrysse, tutti attori sconosciuti nel nostro paese, danno prova di grande abilità, recitando in un film che, per l’intensità richiesta, metterebbe a dura prova anche i migliori.

Didier è un uomo che ha subito un brusco risveglio, da essere libero e selvaggio è stato scaraventato nella vita reale, quella che all’improvviso può prendersi beffa di te, dove bisogna prima “morie” un pò per potersi sentire davvero vivi, ma non tutti hanno la fortuna di tornare indietro. La vita è un film, ma lo è nei suoi tratti più drammatici, la poetica del nostro quotidiano sembra ormai smarrita e confinata nello schermo di un cinema. Alabama Monroe riesce ad essere poesia allo stato puro, è musica, amore, dolore e rabbia, ma è anche sguardi, sguardi timidi, sguardi impauriti, sguardi che parlano più delle parole stesse e che affondano la loro lama nel nostro cuore.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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