Al via Proposta Immobili: l’Italia alla prova della riqualificazione urbana

08/06/2015 di Lucio Todisco

Parte il progetto dell'Agenzia del Demanio e del Dipartimento del Tesoro per il riutilizzo di centinaia di immobili pubblici attualmente dismessi. Nella prima call ne sono stati indicati già quasi 700: ville, caserme, ospedali, scuole, etc., che possono ritornare a offrire servizi utili senza spargere altro cemento sul territorio della penisola.

Nel nostro paese si accendono le luci sulla riqualificazione urbana. Si è concluso il 31 maggio la fase di candidature del progetto “Proposta immobili 2015” e adesso partirà la fase di analisi che si protrarrà fino al 31 luglio.

Cos’è Proposta Immobili? – L’idea è partita dall’Agenzia del Demanio e dal Dipartimento del Tesoro, che si sono rivolti agli Enti Territoriali e agli altri soggetti del settore pubblico chiedendo loro di selezionare immobili di proprietà da valorizzare o per procedere alla loro alienazione attraverso quelli che sono gli strumenti normativi vigenti. La finalità In particolare di “Proposta immobili 2015” è proprio quello di individuare e selezionare immobili di proprietà pubblica non più impiegati per scopi istituzionali, al fine di avviare delle operazioni di valorizzazione e dismissione. Gli scopi sono conseguentemente due: realizzare un incasso per le casse dello Stato che probabilmente si aggirerebbe intorno ai di 2,5 miliardi di euro in tre anni (secondo le stime dell’Agenzia del Demanio) e avviare un processo di riqualificazione di alcune aree del territorio che, con il venir meno della presenza dello Stato negli edifici ormai in disuso, ha creato un vuoto intorno.

Stiamo parlando di ville, caserme, ospedali, scuole, teatri, conventi, ipalazzi, edifici storici, alberghi, impianti sportivi: Nella call appena chiusa in tutto sono state presentate proposte per 700 immobili da valorizzare da parte degli enti locali.

Roberto Reggi, direttore del Demanio, ha spiegato che sono stati 686 gli immobili proposti a candidatura da Regioni, Province, Comuni e altri Enti pubblici nell’ambito del progetto. Questo percorso territoriale ha mostrato come vi sia un patrimonio immobiliare di beni in disuso dislocati ovunque sul territorio nazionale, in particolar modo nelle regioni del centro-nord. Solo nel centro e nel settentrione sono giunte 92 richieste dal Piemonte, 87 dall’ Abruzzo, 79 dalla Lombardia, 73 dalla Toscana. Poche le richieste dal Mezzogiorno d’Italia: 52 dalla Sicilia, 40 dalla Campania, 33 dalla Puglia.

Il 45% degli immobili indicati è stato proposto dai Comuni, il 23% dalle Province, il 17% da Aziende Sanitarie Locali, il 15% da Regioni, Città metropolitane, Università, Enti pubblici e altri soggetti promotori.

Analisi e valorizzazione – Come detto, terminata la prima fase, si procederà ad una analisi complessiva dei dati raccolti su ogni singolo immobile. Questa terminerà il 31 luglio, ed ha lo scopo di definire le modalità di valorizzazione o cessione dei diversi beni mediante strumenti normativi vigenti che, come ha spiegato Reggi, avverrà attraverso Fondi Immobiliari, Invimit, S.G.R, CDP Investimenti, vendita diretta a CDP. Ci troviamo di fronte ad un percorso importante che pone l’attenzione su come la riqualificazione urbana possa passare per le mani dello Stato per generare profitto o lavoro. Come sottolineato recentemente dallo stesso Reggi, intervistato da Vita.it, il concetto di base è quello del riuso. Quel che si vuole è promuovere nel nostro paese una metodo culturale che non deve trovare necessario l’uso di nuovi terreni per continuare ad edificare, magari deturpando il nostro territorio, ma rifunzionalizzare quello che è stato costruito e non viene utilizzato. La sfida che lo Stato si trova ad affrontare e far sì che il progetto non rimanga su carta, ma venga concretizzato. Per tale motivo l’Agenzia del Demanio, in particolar modo con i tantissimi Comuni sotto i 10mila abitanti dove le competenze in materia sono minori, si sta impegnando per avviare delle attività di affiancamento. Inoltre i soggetti privati possono farsi promotori verso i Comuni di appartenenza, assumendo i costi di gestione e la ristrutturazione di beni pubblici da loro segnalati ed ormai in disuso.

Alcuni casi di riqualificazione presentati sono decisamente interessanti. Come a Bologna, dove il Comune ha bisogno di realizzare cinque nuove scuole, e non è facile con la costante penuria di fondi per gli enti locali. Ha così presentato domanda per lo sfruttamento di tre immobili vecchi e per due aree libere, creando un fondo e chiedendo un feedback che riguardasse l’interesse al recupero dei fabbricati e alla costruzione ex novo. Invimit, società di gestione del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che per statuto deve investire sul territorio, ha risposto e deciso di partecipare. Questo è un esempio di buone pratiche sul territorio che possono rilanciare le politiche di riqualificazione territoriale e avviare un percorso virtuoso che possa ridare slancio ad aree dismesse che possono trasformarsi in centri di aggregazione urbana.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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