Al via i test d’ingresso per le facoltà a numero chiuso

05/09/2015 di Laura Caschera

Tra speranze, disillusioni e polemiche, anche quest'anno migliaia di studenti si cimentano in una prova che deciderà del loro futuro professionale

Università, Test

I primi a misurarsi con i tanto temuti test sono stati il 4 settembre gli aspiranti studenti delle Professioni Sanitarie, in gara in migliaia per pochissimi posti, e non sono mancate le contestazioni. A Palermo, infatti, un centinaio di ragazzi appartenenti al Collettivo Universitario Autonomo e al Coordinamento Studenti Medi Palermo, ha bloccato per mezz’ora l’ingresso al Polo didattico in Viale delle Scienze, dove si sono tenuti i test d’ingresso.

Il Miur ha comunicato i posti, che, dati alla mano, sono davvero limitati (se si esclude Infermieristica, dove ci sono a disposizione circa 15.000 posti): 836 per e 2169 per Fisioterapia, per citare le più famose. Ed è proprio quest’ultima ad attirare più delle altre le mire dei giovani studenti, anche se, secondo le statistiche, solo uno su 14 potrà vedersi riconosciuta la possibilità di accedere al titolo tanto ambito. E non va tanto meglio agli aspiranti logopedisti. Secondo alcune fonti, infatti, di media il test verrà superato da circa un giovane su 9, classificandosi così come una tra le prove più impegnative da superare.

Ma quello delle Professioni Sanitarie è solo “l’antipasto” di ciò che accadrà nelle prossime calde giornate di settembre: martedì 8 sarà la volta della prova più temuta in assoluto, l’accesso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, che vedrà più di 60.000 ragazzi darsi battaglia per appena 9513 posti. L’8 settembre è anche il giorno di Odontoiatria, il 9 sarà quello di Veterinaria e il 10 toccherà ai 10.994 aspiranti architetti.

Dopo un’estate passata sui libri, rinunce e assunzioni di responsabilità, i neodiplomati sono pronti a guardare per la prima volta in faccia il loro futuro, tra ansie e ottimismi, tra la paura di non farcela e quella di aver gettato all’aria il sogno di una vita per una risposta sbagliata o, semplicemente, per carenza di attenzione. E così capita che, per esempio, il numero di aspiranti medici sia inferiore a quello del 2014, quando si registravano 64.187 iscritti al test di Medicina. In contro tendenza invece Veterinaria, dove si è passati dai 6.940 iscritti dell’anno scorso ai 7.818 di quest’anno. Tiene invece architettura, dove si registra un basso calo del numero, che passa dagli 11.884 dello scorso anno ai 10.994 di quest’anno.

Qual è il motivo per il quale soprattutto i ragazzi che sognavano il camice bianco hanno gettato la spugna? Innanzitutto, la diminuzione dei posti rispetto allo scorso anno, quando si poteva contare sul pur esiguo numero di 9.983. Senza dubbio un altro fattore che ha pesato è stata la virata nella struttura del test, dove sono state privilegiate le domande di tipo specialistico, rispetto a quelle di carattere generalista. A fronte di questi dati e della difficile situazione che ogni anno sembra peggiorare, il Governo non è ancora stato in grado di approntare una soluzione che possa consentire a queste migliaia di studenti di mettersi alla prova in modo meno aleatorio.

Nel 2014 sembrava essersi acceso un lume di speranza, quando il ministro Stefania Giannini aveva suggerito di abolire il test d’ingresso, per adottare il più meritocratico sistema alla francese, dove si prevede lo sbarramento al primo anno di corso. Questa proposta, però, anche a causa dell’insufficienza delle strutture a disposizione, sembra essere rimasta lettera morta, destinata a dormire sonni tranquilli a viale Trastevere. A cosa si è deciso di puntare, allora, per ridurre questo “imbuto”? Nelle stanze del ministero hanno giocato tutta la partita sull’orientamento e sull’autovalutazione del candidato. Il test di autovalutazione, arrivato a luglio, secondo alcuni sarebbe una delle cause che hanno contribuito alla riduzione del numero degli iscritti.

Se ne dicono tante sui medici nel nostro paese, sono troppi (circa 400.000) e entrare in una specializzazione è un vero e proprio calvario, con graduatorie nazionali e pochi, pochissimi posti a disposizione presso ciascun ateneo. Ma se questa è la situazione, non ci si deve dimenticare che, nel 2020, saranno in età pensionabile quei medici definiti “baby boomer”, ossia i nati tra il 1950 e il 1954, lasciando così vacanti migliaia di posti di lavoro.

E se tanti ragazzi sono attratti dalla professione, con la consapevolezza che per indossare il tanto agognato camice bianco potrebbero volerci più dei canonici 6 anni di duro lavoro e vita sociale dimezzata, allora perché non farli tentare? Perchè mettere un freno alla loro voglia di imparare, per il solo fatto che si è sbagliata proprio quella risposta che poteva garantirgli l’accesso, strappando anche l’ultimo posto disponibile della graduatoria? E, prima di rispondere, sarebbe consigliabile fare un giro nelle aule delle facoltà di Medicina e Chirurgia, per rendersi conto di quanti effettivamente rientrati con successo a pieno titolo nelle graduatorie, siano effettivamente brillanti studenti in corso. Le nostre aspettative potrebbero trovarsi amaramente deluse.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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