Agroalimentare: la sfida del “Made with Italy”

08/02/2016 di Lucio Todisco

L’agroalimentare italiano cerca nuove strategie da affiancare a quelle già promosse per accrescere il proprio export, che sta dando risultati decisamente interessanti. In Europa, intanto, scoppia la polemica sul pomodoro di San Marzano

Agroalimentare

 “Made with Italy” – Così come riportato da “Il Sole 24 Ore” domenica 7 febbraio, il mercato dell’export agroalimentare italiano si è chiuso, nel 2015, a 37 miliardi di euro, una cifra mai raggiunta prima. Si pensa allora ad una nuova strategia che punti a portare le aziende italiane a produrre “organizzate a sistema” proprio nei paesi dove maggiore è l’attività di export. Lo slogan, coniato dalla Federalimentare è quello del “Made with Italy”, ovvero “Produrre con gli italiani”.

Non si tratta, ovviamente, di spostare le produzioni verso l’estero, così come dichiarato dal Presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, ma piuttosto significa cercare di portare le aziende e le loro capacità produttive con l’intento di rafforzare le economie locali, soprattutto nei paesi emergenti come quelli dell’Africa subshariana, sviluppando e producendo delle commodities che non sarebbe possibile produrre nel nostro paese. Per questo motivo Federalimentare ha stretto un accordo con Federunacoma – la Federazione dei produttori di macchinari agricoli – con l’intento di esportare “sistemi di filiera” nei Paesi ove siano forti le potenzialità di sviluppo del settore agricolo.

Un percorso che vedrà un’importante attività di affiancamento da parte del Ministero delle Politiche Agricole e dell’ICE – Istituto per il Commercio Estero – che realizzeranno delle missioni economiche in Iran, in Russia e poi in Argentina. Infatti, proprio da Expo si è avviato un discorso con l’Iran sul fronte della macchinazione agricola e dello sviluppo delle filiere che, dopo il periodo delle sanzioni, può accrescere il percorso di cooperazione con il paese di Rouhani. Con la Russia, invece, come ha dichiarato il Ministro Martina, si sta collaborando per eliminare alcune barriere sanitarie che frenano le nostre esportazioni a seguito delle sanzioni economiche a seguito delle vicende in Ucraina.

Cambia la mappa geografica del nostro export – Stanno cambiando e si stanno sviluppando in modo nuovo le dinamiche geografiche dell’export italiano nell’agroalimentare. Il mercato statunitense è diventato il principale sbocco delle nostre merci e stanno crescendo le esportazioni nei mercati del Medio Oriente e in quelli asiatici. Negli Stati Uniti si è registrata, nei primi dieci mesi del 2015, una crescita del 20,1% rispetto al 2014 mentre, in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, rispetto al 2014, si è avuta una crescita rispettivamente del 41,2% e del +29,3%. Anche in Cina, dichiara il Presidente di Federalimentare, continuano ad esserci margini di crescita, ma il discorso in questo caso è completamente diverso, perché si sta scontando un gap temporale accumulato negli anni rispetto agli altri paesi europei.

La tutela dei nostri prodotti in Europa – Se l’Italia cerca di trovare nuove strade per accrescere la propria rilevanza nello scacchiere agroalimentare, di questi giorni è la questione riguardante la protezione di un nostro prodotto tipico che sta sollevando contrasti. Il commissario europeo all’agricoltura, l’irlandese Phil Hogan ha scritto in risposta ad una interrogazione parlamentare sulla vendita di pomodori in Belgio commercializzati sotto la denominazione San Marzano: “L’Unione europea disconosce il San Marzano dell’agro Sarnese Nocerino, pomodoro a denominazione di origine protetta dal 1996. E’ una varietà che “può essere coltivata al di fuori dell’aria geografica delimitata e non è appannaggio dei produttori italiani”. Il pomodoro coltivato sotto il Vesuvio, tra Pestum e Pompei, secondo il Commissario: “sulla base delle informazioni a sua disposizione, non può constatare se le etichette di pomodori prodotti fuori dall’Italia, commercializzati in Belgio ed etichettati ”San Marzano”, costituiscono una evocazione irregolare della denominazione DOP italiana, o un utilizzo lecito del nome della varietà. Appartiene essenzialmente alle autorità competenti degli Stati membri, far rilevare eventuali irregolarità al momento dei controlli effettuati”.

Levata di scudi da parte dell’Italia. Paolo De Castro, europarlamentare della Commissione Agricoltura ha dichiarato che: “la risposta della Commissione Ue è un segnale grave, che accresce la nostra preoccupazione perché conferma una linea di indirizzo che rimette in discussione gli schemi vigenti di tutela delle nostre produzioni di qualità, schemi che, come nel caso dei vini identitari, hanno dimostrato di funzionare con piena efficacia e per questo vanno mantenuti e difesi”.

Il tema dell’agroalimentare è quindi tutt’oggi centrale nello scenario internazionale e il nostro paese ha necessità di far prevalere le sue ragioni in ambito europeo, difendendo la propria produzione e cercando di accrescere i propri mercati con la qualità dei propri prodotti, da sempre elemento distintivo delle nostre produzioni.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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