Agroalimentare e TTIP: il nodo è la protezione dei marchi europei

12/01/2016 di Lucio Todisco

Gli statunitensi intendono giungere ad un accordo per il quale la protezione dei brand Ue non penalizzi la commercializzazione delle merci americane simili. Una questione centrale, che preoccupa e non poco il nostro Paese.

Agroalimentare

La protezione dei marchi europei entra nel vivo del confronto dei negoziati per l’accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti, conosciuto anche come Partnerariato Translatantico su Commercio ed Investimenti – TTIP. La questione è dirimente, poiché la posizione americana si è definitivamente svelata. Gli statunitensi intendono giungere ad un accordo per il quale la protezione dei brand Ue non penalizzi la commercializzazione delle merci americane simili. Una questione centrale, che preoccupa e non poco il nostro Paese.

Cos’è il TTIP – Il TTIP è un accordo di partnerariato Unione Europea – Stati Uniti, che dovrebbe essere costituito di 24 capitoli e diviso in 3 parti. La prima parte riguarda l’accesso al mercato. L’obiettivo è aiutare le imprese europee a prescindere dalle loro dimensioni o dai prodotti che vendono, ad ottenere migliori condizioni di accesso ai mercati esteri extra-UE. Con il TTIP, le imprese europee, secondo la Commissione, potrebbero esportare di più negli USA e aggiudicarsi appalti pubblici; importare una maggiore quantità di beni o servizi di cui hanno bisogno per ottenere i loro prodotti finali, stabilire più facilmente se un prodotto è considerato “Made in Europe o USA” ed investire più facilmente negli Stati Uniti. La seconda parte riguarda la cooperazione in campo normativo, con la finalità di creare delle condizioni vantaggiose per le aziende europee ed americane di uniformarsi ad una normativa standard che sia adatta a tutti e due le realtà. La terza parte riguarderà la creazione di nuove norme volte a facilitare per le aziende l’accesso all’energia e alle materie prime di cui hanno bisogno; tutelare la loro proprietà intellettuale, ossia la ricerca e le idee alla base dei nuovi prodotti; investire, sapendo di poter contare su un sistema normativo capace di proteggerle e, infine, risparmiare tempo e denaro nelle pratiche burocratiche in dogana.

Il nodo dei marchi – Nel corso del negoziato del Transatlantic treaty of international partnership, uno dei capitoli riguarda la tutela nel mercato americano dei prodotti Dop e Igp. Non si è ancora entrati nella vera e propria discussione sul tema, ma la questione è centrale per il nostro Paese, visto che gli Stati Uniti sono la principale realtà straniera dell’Italian Sounding.

Da febbraio prossimo, ovvero da quando si rientrerà nel vivo di questa parte negoziale, gli Stati Uniti, così come dichiarato in un’intervista rilasciata al portale Euractiv dal segretario all’Agricoltura Tom Vilsack, porranno le proprie questioni sul tavolo: ovvero scardinare l’idea che i brand, i marchi e le indicazioni che si traducono in un valore di mercato più elevato, siano qualcosa da proteggere ad ogni costo. Gli europei intendono proteggere questo valore aggiunto, posizione che preoccupa gli americani, intenzionati invece a tutelare alcuni loro prodotti commercializzati con lo stesso nome generico dei prodotti europei da decenni e che potrebbero, cosi, essere esclusi dal mercato.

In questa storia, è l’Italian Sounding ad essere al centro dell’attenzione. Un business decisamente fiorente per gli americani che immaginano un accordo che non lo metta in discussione. Una ricerca promossa dal Consorzio del Parmigiano Reggiano ha dimostrato come il 67% dei consumatori americani, quando mangia il “parmesan” è convinto di mangiare un autentico prodotto italiano: per due terzi degli statunitensi il termine non è quindi affatto generico, ed è, come ha sottolineato il direttore del Consorzio, Riccardo Deserti un inganno che limita pregiudizialmente la crescita delle nostre esportazioni negli States. Secondo L’Ismea, al 2013, con un volume prodotto di 1,27 milioni di tonnellate, di cui oltre un terzo esportato per un valore di circa 2,4 miliardi di euro, e con un +5% su base annua rispetto all’anno precedente, l’Italia rimane leader mondiale nel campo dei prodotti sotto tutela, con 269 prodotti iscritti nel registro Ue, dei quali 161 Dop, 106 Igp e 2 Stg.

Per tale motivo Paolo De Castro, relatore permanente per il Ttip sui temi dell’agroalimentare ha sottolineato come da questo accordo l’alimentare italiano ne può uscire positivamente, visto che, ad oggi, 9 prodotti italiani su 10 sono contraffatti. De Castro ha inoltre affermato la necessità che sebbene la legislazione europea non cambi, venga trovato un punto di equilibrio, affinché le tante barriere americane non tariffarie che ostacolano le nostre esportazioni si riducano. L’obiettivo è quello di incentrare l’accordo, spostandolo dal produttore al consumatore, per tutelare i prodotti igp, trovando come alleati le potenti associazioni dei consumatori che si battono per far avere informazioni trasparenti sul mercato americano.

Da parte americana, l’intento negoziale è quello di riproporre l’approccio proposto nel Tpp (l’accordo siglato tra Washington e 10 nazioni di Sudest e Pacifico), nel quale è stato realizzato un sistema duale, prima non disponibile, per cui è possibile verificare se un prodotto ha diritto o meno a rientrare nel quadro delle Igp. La questione non è semplice da affrontare e richiederà molta attenzione e lavoro da parte dei negoziatori per immaginare un sistema che protegga il valore acquisito dai prodotti igp.

 

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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