Agguato all’ereditiera Pastor; la ‘Ndrangheta in Costa Azzurra?

09/05/2014 di Luca Tritto

Hèlène Pastor, Costa Azzurra, Ndrangheta

Lo scorso martedì, un commando ha ferito gravemente Hélène Pastor, 77 anni, nipote di Jean-Baptiste Pastor, fondatore di un impero immobiliare nel Principato di Monaco, riducendo in fin di vita anche il suo autista. I sospetti degli inquirenti non disdegnano la pista che porta alla criminalità organizzata calabrese.

Chi sono i Pastor? – Una dinastia dalle umili origini, meno blasonata dei nobili Grimaldi, è oggi padrona di mezza Montecarlo. Jean-Baptiste Pastor, nel lontano 1936, edificò lo stadio dove gioca il Monaco, il Louis II. Uno dei suoi eredi, Gildo, acquistò in seguito una serie di terreni nella zona di Larvotte, all’epoca disabitata, facendo fortuna nel momento in cui Sua Altezza Ranieri autorizzò la costruzione di una serie di grattacieli con vista mare, trasformando la famiglia in una potenza economica e immobiliare. Se attualmente il valore di un metro quadrato a Montecarlo ha il valore di circa 38mila euro, basti sapere che i Pastor posseggono circa 500mila metri quadrati per farsi un’idea della loro ricchezza. Dei figli di Gildo, Michel è stato presidente della squadra di calcio del Principato, ed è deceduto lo scorso febbraio. Hélène, invece, amministra le sue proprietà ereditate.

PastorL’agguato – L’evento delittuoso si è consumato all’uscita dell’ereditiera dall’ospedale l’Archet di Nizza, dove è ricoverato suo figlio a causa di un malore cerebrale. All’altezza di uno stop, un soggetto a volto scoperto si è affiancato a piedi dal lato passeggero dell’auto, scaricando i colpi di un’arma presumibilmente a canna lunga, forse un fucile a pompa. Dopo aver frantumato il vetro, ha continuato a sparare colpendo al torace l’autista e ferendo la signora Pastor, per poi dileguarsi in compagnia di un complice in attesa.

L’ipotesi ‘Ndrangheta – La Costa Azzurra, con i suoi lussi, le sue bellezze, la sua ricchezza, è da molto tempo oggetto di attenzione dei clan calabresi, già fortemente presenti nella vicina Liguria, come dimostrato dagli scioglimenti per mafia dei comuni di Ventimiglia e Bordighero – tra il 2011 e il 2012 – sintomo di un forte radicamento di matrice mafiosa sul territorio. Sempre a Nizza, lo scorso aprile, è stato individuato catturato Antonio Lo Russo, figlio del capoclan camorrista dei “Capitoni”, noto anche per aver assistito da bordo campo alle partite casalinghe del Napoli. Evidentemente, il latitante riteneva la zona un posto sicuro, dove poter trovare degli appoggi. Una delle piste seguite dalle forze dell’ordine francesi riguardo l’attentato alla Pastor, è infatti quella che porta ala mafia calabrese. Gli investimenti nel settore immobiliare hanno portato i clan a operare in diversi Paesi europei, soprattutto in Germania. Probabilmente, le mire espansionistiche nel Principato di Monaco potrebbero aver cozzato contro la potenza della famiglia Pastor, molto legata alla famiglia reale. Forse, in questo scontro che ostacolerebbe le operazioni finanziare dei gruppi criminali, potrebbe trovarsi il movente dell’agguato. Tuttavia, non bisogna tralasciare il fatto che potrebbe essersi trattato di un regolamento di conti avente come obiettivo l’autista dell’ereditiera, un personaggio già noto alle forze di polizia. Se la ‘Ndrangheta avesse voluto alzare il tiro per dimostrare la propria potenza – come se ce ne fosse ancora bisogno – saranno le indagini a chiarirlo.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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